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LONDRA: IN CRESCITA I «DELITTI D’ONORE» NELLE COMUNITÀ DI IMMIGRATI ISLAMICI
di Elisabetta Del Soldato

Cresce ogni anno in Gran Bretagna il numero delle vittime dei delitti «d’onore». Ieri è giunta l’ennesima conferma dal tribunale di Kendal, in South Cumbria, che una teenager musulmana, Shafilea Ahmed, è stata uccisa da alcuni membri della sua famiglia perché si era ribellata a un matrimonio forzato in Pakistan dove, nel 2004, per scappare alla sua situazione aveva cercato di uccidersi ingerendo varechina. Il corpo della ragazza venne trovato più tardi in un fiume, non molto lontano dalla sua abitazione a Warrington. Il destino di Shafilea è comune a sempre più donne nel Regno Unito. Solo due mesi fa una famiglia di una madre e quattro ragazze, la più piccola aveva quattro anni e la più grande di sedici, è stata sterminata da un fuoco appiccato dal padre perché questo non era d’accordo con la moglie di mandare le figlie all’università. Anche l’uomo morì qualche giorno dopo in ospedale dalle bruciature.
 La lista delle vittime è sempre più lunga e il dibattito in Gran Bretagna molto acceso. Secondo le ultime statistiche rilasciate l’anno scorso dal Ministero degli Interni, ogni anno in Gran Bretagna si commettono dodici omicidi per motivi d’onore. Ma il numero reale, è stato confermato più tardi in una conferenza di Scotland Yard a Southampton, è molto più alto. La polizia britannica sta infatti riesaminando le cause di decessi e omicidi di 2000 persone tra il 1996 e il 2006 per capire se questi sono avvenuti per motivi d’onore. Fino a oggi 19 dei casi riesaminati sono risultati omicidi di onore e altri venti rientravano nella categoria di «violenze per onore».

 

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