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LO SCIENZIATO VESCOVI: BUSH È SOSTENUTO DALL'EVIDENZA SCIENTIFICA
di Enrico Negrotti

 «Si tratta di un filone di ricerca talmente promettente che il Giappone ha recentemente deciso di fare investimenti strategici enormi. Quel che spiace è che in Italia da almeno quattro anni potevamo metterci su questo filone di ricerca, ma per motivi ideologici siamo rimasti prigionieri del dibattito con coloro che difendevano l’utilità della clonazione». Angelo Vescovi, docente di Biologia all’Università di Milano-Bicocca e direttore scientifico del Centro «Brain Repair» di Terni, non si stupisce delle parole del presidente americano, ma puntualizza: «Gli scienziati, ovviamente, spostano il loro interesse dove la presenza di risorse offre la possibilità di lavorare meglio. E in questo caso, la scelta etica di Bush ha avuto il sostegno dell’evidenza scientifica».

 Come valuta le parole del presidente Bush che invita gli scienziati a puntare su ricerche «etiche» e promette fondi in questo senso?

 Non mi stupiscono. Il presidente americano aveva già fatto sapere di ritenere importante il movente eticomorale nelle ricerche basato sul rispetto della vita umana. È una sua visione, che peraltro condivido. Ma in questo caso c’è una spiegazione molto logica e razionale, visto che i lavori di Yamanaka e di Thomson hanno dimostrato la bontà di una linea di ricerca che può fare a meno degli embrioni.

 Queste ricerche sono state infatti citate dal presidente Usa. Sono sufficienti a garantire la svolta?

  Credo di sì. Le ottime prospettive di questo filone di ricerca sono confermate dal fatto che proprio James Thomson, che nel 1998 aveva dato avvio agli studi sulle staminali embrionali umane, abbia deciso di dedicarsi a questa nuova via. E scommetterei che lo scienziato americano sia stato revisore per il lavoro di Yamanaka su Cell.

 Ma dal punto di vista dei finanziamenti, la scelta americana potrà influenzare anche altri soggetti?

 La svolta è già arrivata. Il governo giapponese ha già deciso di finanziare massicciamente questo tipo di ricerche, ne ha capito l’importanza e ne farà un settore strategico della biomedicina, così come ha investito in passato nelle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni. La notizia delle scelta giapponese, tra l’altro, è stata pubblicata su «Nature», ma da noi non è stata evidenziata perché forse non piaceva. Quello che mi dispiace è che in Italia potevamo essere all’avanguardia in questo settore di ricerca, quando quattro anni fa io (e pochi altri) sottolineavo che si potevano tentare altre strade che non fossero la clonazione. Invece si preferì insistere in un dibattito ideologico per sostenere l’importanza della clonazione. E lo stesso sta accadendo ora con gli embrioni ibridi.

 È stata una scelta etica a sorreggere gli scienziati?

 Non solo e non del tutto. Sicuramente in ambito biotecnologico, dove ruotano anche forti interessi economici, la ricerca si sviluppa in primo luogo lungo le linee che appaiono più foriere di risultati. In secondo luogo su quelle più moralmente accettabili, perché in tal modo incontrano minori resistenze da parte della società civile. E oserei dire che la ricerca moralmente accettabile tende a essere quella più proficuamente perseguibile.

 Ma è solo una questione di finanziamenti a spingere la ricerca? O gli scienziati, come spesso si sente ripetere, sono in grado di autoregolamentarsi verso soluzioni eticamente accettabili?

 È normale che gli scienziati seguano le ricerche che offrono maggiori possibilità di sviluppo perché attirano più finanziamenti. E il governo statunitense è un potere forte, in grado di dirottare ingenti risorse. Ma in questo caso occorre anche rimarcare che il sollevare il problema etico ha costretto gli scienziati a cercare altre vie dalla clonazione, che solo apparentemente era la più facile: in realtà è assurda, si vuole andare da Milano a Varese passando per Pechino. Yamanaka ha cercato una strada diversa, ma l’obiezione etica è stata sollevata dalla società civile.
 Il biologo: anche il Giappone ha deciso enormi stanziamenti per quello che appare ormai un settore strategico promettente. Peccato che in Italia siamo rimasti indietro a discutere sull’utilità della clonazione.

 


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