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LEHMAN BROTHERS SCIOLTA DALLA LOBBY DEL CLIMA
di Riccardo Cascioli

Lehman Brothers era davvero una banca strana: solo l’anno scorso aveva pubblicato un voluminoso e influente rapporto che prevedeva l’evoluzione del clima da qui al 2100, ma non era stata capace di prevedere che sarebbe fallita nel giro di un anno.

Cosa ancora più curiosa è che molto probabilmente non si tratta di due episodi scollegati. Lehman Brothers era infatti molto coinvolta nel business del Carbon Trading (Commercio del carbonio) voluto dal Protocollo di Kyoto, e strettamente legata alla “lobby del clima”: consulente scientifico di Lehman Brothers era James Hansen, direttore alla NASA dell’Istituto Goddard per gli Studi Spaziali, considerato anche il “padre” dell’effetto serra ovvero della traduzione in politiche radicali delle incerte teorie scientifiche sul riscaldamento globale.
Non solo, Lehman Brothers era anche la banca di riferimento della società creata da Al Gore nel 2004, la Generation Investment Management (GIM), che si occupa appunto di “commerciare” il carbonio, un’attività questa che potremmo anche meglio definire come speculazione finanziaria sull’aria calda.
I legami con Al Gore non finiscono qui: l’Alliance for Climate Protection, di cui il Nobel per la Pace guida il Consiglio d’Amministrazione, ha come Managing Director quel Theodore Roosevelt IV che figura anche come Managing Director della Lehman Brothers, con un incarico speciale nel rapporto con i clienti più importanti della banca. Theodore Roosevelt IV, tra l’altro, non è esattamente un neofita dell’ecologismo. Al contrario egli è noto come un “conservazionista” militante, vice-segretario della Wilderness Society nonché amministratore del Museo Americano di Storia Naturale, del World Resources Institute, dell’Institute for Envirnoment and Natural Resources all’Università del Wyoming, e della Trout Unlimited, società conservazionista che si occupa di proteggere i pesci d’acqua dolce. Per finire Theodore Roosevelt IV è anche il segretario del Pew Center for Global Climate Change, un centro studi che promuove una nuova economia basata sulla teoria dei cambiamenti climatici.
Non sorprende perciò che Lehman Brothers negli ultimi anni abbia investito notevolmente nel business del Carbon Trading e che abbia prodotto un rapporto in due parti (febbraio e settembre 2007) dall’eloquente titolo “The Business of Climate Change”, che vuole convincere gli investitori a sostenere l’economia della “de-carbonizzazione” dimostrando gli alti profitti attesi grazie anche alle ingenti sovvenzioni pubbliche che il sistema del Protocollo di Kyoto genera. Va ricordato anche che quel rapporto ha avuto grande eco tra i leader politici, sui mass media e, ovviamente, dai Verdi è stato portato come prova schiacciante della giustezza della loro posizione: “Se lo dice anche Lehman Brothers!”…  Quel rapporto è stato adottato, ad esempio, dai governi di Spagna ed Argentina come base per le politiche climatiche, oltre a essere stato osannato negli editoriali di autorevoli giornali di mezzo mondo.
Ci si aspetterebbe ora che qualcuno riflettesse sui legami tra finanza e lobby del clima, tra coloro che dominano i mercati e i movimenti ecologisti, e quanto questo incide sulle tasche della gente comune. E ci si aspetterebbe anche che qualcuno dei grandi opinionisti nostrani mettesse in rilievo la follia di dare per certa la previsione del tempo che ci sarà fra cento anni da parte di chi non è neanche in grado di vedere il proprio fallimento incombente.

 
Fonte: Avvenire, 1 ottobre 2008


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