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MAGDI ALLAM: UNA CONVERSIONE OLTRE LA LOGICA DELLE CATACOMBE
di Giorgio Paolucci

Quando Magdi Allam scrive un libro, fa sempre rumore. L’ha fatto con i numerosi saggi sul terrorismo islamico e le infiltrazioni dell’islam radicale in Italia, così come con la sua coraggiosa e provoca- toria dichiarazione di amicizia per lo Stato e il popolo d’Israele. Adesso è la volta di qualcosa che entra nelle pieghe dell’anima: in Grazie Gesù (Mondadori, pagine 192, euro 18) racconta la sua conversione dall’islam al cristianesimo, coronata nel battesimo ricevuto da Benedetto XVI il 22 aprile scorso.
  Come di consueto, non usa parole edulcorate e toni morbidi, va dritto con radicalità a quello che a suo giudizio è il cuore del problema: «Ho dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che attualmente registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale ». E al tempo stesso denuncia la malattia mortale dell’Occidente, quel relativismo cognitivo ed etico che gli ha fatto dimenticare i principi di libertà e sacralità della vita che lo fondano. Fino ad autocensurarsi per paura della reazione dell’establishment musulmano.
  Al taglio netto con la tradizione in cui Allam è stato educato, si accompagna la scoperta e l’adesione a una nuova dimensione che è insieme valoriale ed esistenziale. Il suo primo incontro col cristianesimo risale all’infanzia, alla frequentazione delle scuole comboniane e salesiane al Cairo, e assume nel tempo i connotati di una domanda, di una provocazione interiore che si fa strada nel cuore e nella mente. La conversione non arriva come un colpo di fulmine conseguente a un evento traumatico, gioioso o triste che sia, non è una mera adesione razionale scaturita dalla lettura di testi sacri o da un confronto intellettuale.
  Viene presentata come il frutto maturo di un percorso fatto di conoscenza delle fonti, ma soprattutto di incontri umani, di amicizie con testimoni della fede cattolica, religiosi e laici, che hanno lasciato il segno, riaperto la domanda sul significato dell’esistenza e fatto intravedere la risposta. Fino all’incontro con Benedetto XVI nella basilica di San Pietro, dal quale riceve, durante la veglia pasquale, battesimo, comunione e cresima. Alle parole pronunciate in quell’occasione dal Pontefice, che rappresentano il fil rouge del libro, fanno da contrappunto le pagine dedicate alla contestazione teorica e pratica dell’islam e alla parallela scoperta di un cristianesimo fondato sul connubio tra fede e ragione, di cui il Papa viene considerato il più lucido alfiere.
  Molte sono state le voci critiche che si sono levate, anche in ambienti cattolici, nei confronti dell’enfasi mediatica data alla conversione di Magdi Cristiano Allam. Critiche che, colpendo il diretto interessato, inevitabilmente si indirizzano anche verso colui che (certamente a ragion veduta) ha deciso di battezzarlo in una sede e in una circostanza tanto «pubbliche». È evidente che un gesto così eclatante assume il sapore di una rottura con la logica delle catacombe a cui sono costretti migliaia di «cristiani venuti dall’islam» che hanno scelto una nuova vita e rischiano di perderla, spesso costretti a vivere in clandestinità e a dissimulare la loro nuova fede per timore di rappresaglie da parte di chi li considera apostati della vera religione.
  È un segnale forte anche dentro la Chiesa, perché riafferma in maniera inequivocabile che Gesù è una proposta per tutti e che il rispetto per ogni tradizione religiosa non può rappresentare un freno o un alibi all’evangelizzazione   erga omnes. Ancora: è una sfida in nome di quella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui quest’anno si celebra – spesso retoricamente – il 60° anniversario. È un’iniezione di coraggio per chi è costretto a vivere nell’ombra, a tenere sotto il moggio la fiammella che dovrebbe ardere alla vista di tutti, senza che questo sia interpretato come una provocazione.
 Ed è, last but not least, un messaggio lanciato al mondo islamico dove i molti che anelano a una vera libertà fondata sulla sacralità della persona devono fare i conti con un potere religioso e politico che usa il Corano per la propria legittimazione. La radicale presa di distanza di Allam dalla religione islamica si accompagna così alla convinzione che «si possa e si debba dialogare con tutti i musulmani che condividono, senza se e senza ma, i diritti fondamentali della persona e perseguono il traguardo di una comune civiltà dell’uomo ».
"Per cinquantasei anni ho percepito me stesso come musulmano e, intorno a me, gli altri mi hanno individuato come un musulmano. A cinquantasei anni sono rinato da cristiano azzerando l'identità islamica, che ho consapevolmente e volutamente rinnegato. Dentro e fuori di me tutto cambierà. Nulla sarà più come prima...... Io sono un ex musulmano che ora, da cattolico, intende essere testimone di una verità storica e promotore del riscatto di valori e di un'identità senza cui l'Occidente, che affonda le sue radici nella fede e nella cultura giudaico-cristiana, non potrà affrancarsi e confrontarsi costruttivamente anche con i musulmani. Pur prendendo radicalmente e definitivamente le distanze dall'islam in quanto religione, sono assolutamente convinto che si possa e si debba dialogare con tutti i musulmani che, in partenza, condividono, senza se e senza ma, i diritti fondamentali della persona e perseguono il traguardo di una comune civiltà dell'uomo."
tratto da:
GRAZIE GESÙ di Magdi Cristiano Allam - Mondadori - 2008 - pp. 204 - € 18

 
Fonte: fonte non disponibile, 21/05/08

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