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OGGI VA DI MODA IL CULTO, L'OSTENTAZIONE E IL COMMERCIO DEL CORPO
Il pudore invece custodisce il mistero delle persone e del loro amore
di don Leonardo Pompei

La nostra società, "la civiltà dell'immagine", ricorda per certi versi i tempi pagani dei cristiani dei primi secoli. Il cristiano, anche oggi, è chiamato a combattere la battaglia della purezza. Ascoltiamo gli insegnamenti della Chiesa e la voce di autorevoli testimoni.
Con i termini "pudore" e "modestia" si fa riferimento ad alcuni aspetti particolari della virtù cristiana della purezza, inerenti il rapporto che ciascuno di noi ha con il proprio corpo, il quale, come affermano sociologi, filosofi e psicologi, è un elemento costitutivo e determinante delle nostre relazioni umane. Il pudore è un atteggiamento volto a custodire e preservare l'intimità della persona e del suo corpo, in tutti i suoi atti; la modestia, invece, si riferisce in particolare al modo (da cui modestia) con cui una persona si veste. Direi che oggi viviamo in una società che ha fatto del culto, dell'ostentazione e del commercio del corpo un vero e proprio modo generalizzato e condiviso di essere, fare e pensare sembra addirittura banale, scontato e retorico; così come è noto che la nostra civiltà è stata definita "la civiltà dell'immagine", anche per la straordinaria diffusione e forza incisiva dei mezzi di comunicazione sociale: cinema, televisione, internet. Tutto questo ha creato "cultura" o, se si preferisce, "costume", imponendo comportamenti, modi di fare e mode nel vestire che, pur essendo largamente praticati e condivisi, sono tuttavia assolutamente contrari alla Morale cattolica, come l'abbiamo ricevuta dalla Sacra Scrittura, dal Magistero della Chiesa e dalla testimonianza dei Santi. Qualcuno ha detto che uno dei segni distintivi del vero cristiano è "camminare contro corrente"; e dato che i nostri tempi sono stati autorevolmente definiti come "neopagani", i seguaci di Gesù devono prendere coscienza di trovarsi in una situazione analoga a quella in cui i nostri fratelli si trovarono nei primi tre secoli. Allora imperava un'altissima immoralità nei costumi, sia nella parte occidentale dell'Impero romano che, ad Oriente, nella Grecia e nell'area ad essa attigua, patria e culla, solo qualche secolo prima, del pensiero occidentale. In questo contesto i cristiani imposero, con l'esempio e con il sacrificio di moltissime vite, uno stile di vita e di costumi diametralmente opposto. A quei tempi si commettevano non pochi scandali e oscenità, ma, a quanto sembra, si aveva una certa riservatezza; non c'era il grado di sfacciata ostentazione che si può osservare oggi praticamente dovunque. Parlando di questi tempi, la Madonna a Fatima profetizzò in modo lapidario: «Verranno certe mode che offenderanno molto Gesù» e San Pio da Pietrelcina, quasi nello stesso periodo, riferendosi agli scandali ed alle offese al pudore di cui allora si intravedeva appena qualche timido prodromo diceva: «Non potevamo nascere in un secolo peggiore!».

SACRA SCRITTURA E MAGISTERO DELLA CHIESA
A fianco ai numerosi passi del Nuovo Testamento che condannano esplicitamente alcuni gravi peccati di impurità quali la fornicazione (cioè i rapporti sessuali prima del matrimonio), l'adulterio, i rapporti contro natura e l'omosessualità (si veda per la fornicazione: 1Cor 6,15-20; Gal 5,19-21; Col 3,5-6; Ef 5,3-5; per l'adulterio: Mt 5,27-31; Eb 13,4; per i rapporti contro natura omo ed eterosessuali: Rm 1,24-28; Gdt 1,5-7), esistono almeno due passi di san Paolo che ammoniscono severamente di guardarsi dal profanare il proprio corpo. Si trovano nella prima lettera ai Corinzi e nella prima lettera ai Tessalonicesi: «Fratelli il corpo non è per l'impudicizia, ma per il Signore. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!» (1Cor 6,13); «La volontà di Dio è la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di queste cose, come vi abbiamo già detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito» (1Ts 4,3-7). Per impudicizia, san Paolo intende le offese al pudore (dal latino "pudere", che significa "provare vergogna"), ovvero quel "senso di riserbo, vergogna e disagio nei confronti di parole, allusioni, atti o comportamenti che riguardano la sfera sessuale" (enciclopedia Treccani). Quando dunque si viola il riserbo dovuto a tutto ciò che circonda la sfera sessuale con parole (discorsi osceni), allusioni (discorsi a doppio senso), atti o comportamenti (quali il vestire in maniera indecente) si pecca di impudicizia. Più specificamente l'Apostolo esorta a mantenere il corpo con santità e rispetto, ricordando che Dio punisce severamente («è vindice») qualunque mancanza relativa a questa materia e raccomandando di non ingannare nessuno su questa materia, onde non incorrere, a propria volta, nel castigo di Dio.
A questi chiari e molto espliciti insegnamenti della Sacra Scrittura, va aggiunta la testimonianza ininterrotta del Magistero della Chiesa e dei Santi. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: «Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore [...]. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell'abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Esiste un pudore del corpo che insorge, per esempio, contro l'esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda ed alle pressioni delle ideologie dominanti [...]. La permissività dei costumi si basa su una erronea concezione della libertà umana [...]. Bisogna chiedere ai responsabili dell'educazione, di impartire alla gioventù un insegnamento rispettoso della verità, delle qualità del cuore e della dignità morale e spirituale dell'uomo» (cf CCC, nn. 2522, 2523, 2526). Il Catechismo di san Pio X ricordava, con la consueta semplicità e chiarezza, che «il sesto comandamento ci ordina di essere casti e modesti negli atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole, mentre il nono comandamento ci ordina di esserlo anche nell'interno, cioè nella mente e nel cuore [...]. Per mantenerci casti conviene fuggire l'ozio, la lettura dei libri e dei giornali cattivi, l'intemperanza, il guardare le immagini indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose e tutte le altre occasioni di peccato» (Catechismo Maggiore, 428 430).

LA VOCE DEI TESTIMONI DELLA FEDE
Su questi argomenti, i Santi convergono all'unisono in un medesimo coro che eleva a Dio un magnifico canto di lode della purezza e del pudore ed un accorato lamento per ogni trasgressione a queste importanti virtù. Ci limiteremo a riportare gli esempi e gli insegnamenti di alcuni maestri contemporanei, come il grande San Pio da Pietrelcina, che era notoriamente severissimo contro ogni anche lievissima mancanza al pudore ed alla modestia. Una volta fu detto a Padre Pio: «Padre, Lei sta esagerando con le donne... le manda via anche con la gonna fino alle ginocchia! Niente confessione per loro!». «Fino alle ginocchia? - rispose il Padre - Vedrete, vedrete, si spoglieranno anche per la strada!».
Ad una donna che portava una maglia con le maniche corte (fino all'avambraccio...) disse: «Ti segherei le braccia [...] perché soffriresti di meno di quello che soffrirai in Purgatorio [...] le carni nude bruceranno». Quando gli confessavano peccati di impurità, congedava i peccatori gridando loro: «Non lordatevi!». Si rifiutava di confessare un uomo, che gli mandò a chiedere da un suo amico il perché. Il Padre rispose: «Digli che o si taglia le braccia, o si allunga le maniche della camicia». Infine si può narrare il seguente episodio (sicuramente sconcertante per più di qualcuno). Una mattina un bambino di 11 anni si recò da Padre Pio dicendogli: "Padre, il mio papà vi ricorda quella grazia, non dimenticate!". Rispose: "Chiama tuo padre, fammelo venire". "Papà, ti vuole Padre Pio!". Il papà si avvicina e Padre Pio gli grida: «Maiale, non ti vergogni di far vestire tuo figlio in quel modo? Calzoncini corti, e se lo vedesse qualche ragazzina? Ricordati, noi pagheremo anche i peccati di pensiero fatti fare da altri. Maiale che sei!». Padre Pio, tuttavia, era praticamente solo in questa battaglia, tant'è che un suo figlio spirituale scrisse: «La voce di protesta contro la moda si leva solo dalla bocca di Padre Pio. A Roma tutti i sacerdoti chiudono gli occhi e passano avanti». Al che il Padre rispondeva ironicamente: «Il pesce puzza dalla testa!...».

NON È TEMPO DI VERGOGNARSI DEL VANGELO...
Alcuni gruppi di cattolici del Canada hanno lanciato una vera e propria "crociata per la modestia", suggerendo alle donne di vestire sempre in maniera "femminile", con gonne almeno un palmo al di sotto del ginocchio, maniche fino al gomito, niente scollature, niente trasparenze o aderenze che mettano in risalto le forme femminili e capo velato in chiesa, rinunciando alle tenute maschili (cioè bandendo l'uso dei pantaloni) per amore dell'Immacolata, amante della modestia e della sana e santa femminilità. Inoltre prendono l'impegno di educare, con l'esempio e la parola, i figli, fin da piccoli, ad imparare il pudore e la modestia, vestendoli in maniera conveniente fin dalla tenera età. Se molte figlie di Dio seguissero queste indicazioni, che costituivano prassi indiscussa nella Chiesa primitiva, ben presto la nostra Europa tornerebbe ad essere la casa e la culla della santa Fede cattolica ed il mondo tornerebbe a respirare il dolce profumo della modestia, della castità e della purezza.

 
Fonte: Il settimanale di Padre Pio, 22 agosto 2010


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