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CARITAS IN VERITATE: CATTOCOMUNISTI E VERDI FINGONO DI NON CAPIRE
di Antonio Gaspari

L'enciclica Caritas in veritate è straordinaria per innovazione e progresso nel dibattito economico. Supera il dilemma tra mercato e Stato, cancella le ideologie contrarie allo sviluppo, ristabilisce la centralità della persona e della famiglia nel progresso delle nazioni e propone una rivoluzione sociale passando dalla solidarietà alla fraternità. Tutte le grandi novità dell'enciclica sono state accolte da un insolito quanto significativo silenzio da parte di cattocomunisti, post-comunisti, verdi, associazioni ecologiste e radicali. Silenti anche i sostenitori delle teorie maltusiane come Giovanni Sartori. Si tratta di un silenzio assordante, vista la chiarezza con cui il Benedetto XVI affronta le questioni centrali del dibattito economico e sociale.
A fronte dei tanti commenti, alcuni di prammatica, altri confusi, alcuni precisi e pronti a cogliere le sfide della Caritas in veritate, è necessario ribadire alcuni dei punti fondamentali dell'enciclica. La Caritas in veritate, cancella tutte le ideologie anti-sviluppo, spiegando in dettaglio che l'avanzamento umano e integrale è vocazione ed è parte del disegno di Dio (n. 14, 16, 17, 18, 29 e 30). Tutta la retorica sullo sviluppo che inquina, sulla necessità della decrescita, sulle teorie di Vandana Shiva e di autori come Serge Latouche, che anche la stampa cattolica ospita da decenni, è stata spazzata via.
Il secondo punto fondamentale e chiave per comprendere il senso dell'enciclica sta nella spiegazione che le politiche anti-vita e le ideologie relativistiche che l'hanno accompagnate sono le cause principale della crisi. Politiche e ideologie che hanno prodotto un disastro sociale misurabile in almeno un miliardo di giovani in meno (le Nazioni Unite calcolano che avvengono almeno 45 milioni di aborti legali ogni anno negli ultimi 25 anni). Questo significa una riduzione radicale di tutti i progetti di sviluppo ed aumento conseguente dei costi, soprattutto per quanto riguarda le tasse, il sistema sanitario, del welfare e pensionistico. L'idea di supplire all'inverno demografico incrementando l'immigrazione sta penalizzando i paesi in via di sviluppo e creando notevoli problemi di integrazione. L'enciclica ribadisce in maniera forte e chiara che non ci può essere sviluppo economico e sociale senza crescita demografica e sostegno alla famiglia naturale. In particolare, si spiega che tutto l'approccio allo sviluppo deve ripartire da una concezione antropologica che metta la persona e la famiglia al centro di ogni priorità (n. 15, 28, 44).
Un altro punto su cui l'enciclica è innovativa riguarda la questione ambientale. Nessun documento del magistero aveva mai denunciato in maniera così esplicita l'ideologia verde che ha tentato di cancellare il Creatore e di ridurre l'umanità ad un valore inferiore a quello di flora e fauna. Le parole utilizzate dalla Caritas in veritate sono chiarissime nel respingere l'ambientalismo e nel promuovere l'ecologia umana. Anche in questo caso si sottolinea che non ci sarà difesa dell'ambiente se non si salvaguarda la persona umana e la sua famiglia (n.48, 49, 50).
Decisivo anche il passaggio in cui l'enciclica supera il concetto buonista della generica solidarietà e indica la fraternità come approccio guida per realizzare la rivoluzione sociale necessaria per riportare lo sviluppo nel mondo. Per Benedetto XVI il concetto buonista di solidarietà è troppo limitativo e non impegna integralmente la comunità umana e la Chiesa nel prendersi cura dell'altro. La fraternità intesa come carità nella verità significa amare l'umanità esprimendo un amore gratuito, che significa dare prima ancora di ricevere. (n. 11, 13, 19, 20, 36, 73). In questo contesto l'enciclica è esplicita nel richiedere la conversione dei cuori di ognuno.
Infine, stupisce oltremodo vedere che, nonostante i continui appelli al voto cattolico, nel dibattito programmatico del Partito Democratico, nessuno – ma proprio nessuno - abbia fatto riferimento all'enciclica sociale di Papa Benedetto XVI.

 
Fonte: ragionpolitica.it, 21 luglio 2009

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