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IN CINA QUASI TUTTI I VESCOVI, CLANDESTINI E UFFICIALI, SONO IN COMUNIONE CON IL PAPA: ECCO PERCHE' IL REGIME STA INTERVENENDO PESANTEMENTE
Oggi appare cresciuta nel popolo dei cattolici cinesi la consapevolezza che la comunione con il Papa è un elemento fondamentale
di Andrea Tornielli

Il presidente cinese Hu Jintao, nel corso della sua visita a Londra dell'aprile 2009, durante un cocktail di benvenuto, si era mostrato particolarmente interessato al sistema di elezione dei vescovi anglicani che vengono almeno formalmente nominati dall'autorità civile, essendo il sovrano il capo della Chiesa d'Inghilterra.
Ieri si è conclusa a Pechino l'ottava Assemblea dei rappresentanti cattolici, sono stati votati ed eletti i nuovi responsabili del Consiglio dei vescovi cinesi (una conferenza episcopale non riconosciuta dalla Santa Sede) e dell'Associazione Patriottica (un organismo di controllo governativo sulla Chiesa, che la Santa Sede ha definito «incompatibile» con la fede cattolica). Lo scenario è stato per molti versi deludente: Giuseppe Ma Yinglin, vescovo illecito di Kunming, è stato designato presidente del Consiglio dei vescovi cinesi; tra i vicepresidenti c'è un altro vescovo illecito, Zhan Silu di Mindong, mentre come segretario generale è stato eletto Giuseppe Guo Jincai, consacrato illecitamente vescovo a Chengde lo scorso 20 novembre.
I vescovi ufficialmente riconosciuti dal governo di Pechino e dunque aventi diritto a partecipare all'Assemblea sono 64. Tutti - tranne cinque o sei - hanno chiesto e ottenuto la comunione con il Papa. È indicativo il fatto che ben tre dei pochissimi rimasti vescovi illeciti senza la comunione con Roma siano stati eletti (o meglio imposti) ai vertici del Consiglio episcopale cinese.
Quanto accaduto nell'ultimo mese fa tornare indietro di quattro anni le relazioni tra Vaticano e Cina. Dal 2006 a oggi, infatti, la Santa Sede e il governo di Pechino avevano raggiunto taciti accordi per la nomina e la consacrazione di vescovi - una decina - che venivano designati con il consenso del Papa. Ma lo scorso novembre, proprio in previsione dell'Assemblea, le autorità cinesi hanno forzato la mano e nonostante la contrarietà vaticana, fatta sapere per tempo pubblicamente, hanno fatto consacrare illecitamente Guo Jincai per poi farlo diventare segretario generale del Consiglio episcopale.
È probabile che ora avverranno altre ordinazioni illecite: Pechino vuole una Chiesa dipendente dal governo, una Chiesa patriottica e nazionale, autogestita. Diversi vescovi che hanno partecipato all'Assemblea sono stati costretti a farlo: trascinati a forza, prelevati dalle loro abitazioni dalla polizia, messi sotto pressione. Hanno partecipato in 45, dovendo votare per alzata di mano e dunque con voto palese, candidati unici imposti.
In mezzo a queste cattive notizie, quella buona è il giubilamento del potente vicepresidente dell'Associazione Patriottica, il laico Liu Bainian, che il duro comunicato della Santa Sede dopo l'ordinazione illegittima di Guo Jincai indicava come uno dei principali problemi per la Chiesa cinese. C'è il rischio, di fronte alle nuove chiusure e alle provocazioni di un regime che non riconosce alla Chiesa la libertà religiosa e pretende di controllarne le gerarchie, di portare indietro l'orologio della storia agli anni in cui si parlava della presenza di due Chiese in Cina: una clandestina e sotterranea fedele a Roma, e una ufficiale debole con il regime.
La realtà non è questa, la Chiesa cinese è una, quasi tutti i vescovi, clandestini e ufficiali, sono in comunione con il Papa. E anche i vescovi della Chiesa ufficiale hanno sofferto il carcere e le pressioni del regime. Benedetto XVI, nel libro intervista con Peter Seewald, Luce del mondo, riferendosi alla situzione cinese, aveva spiegato: «Non appena uno di questi vescovi (consacrati illecitamente, ndr) dichiara di riconoscere il Primato in generale nonché quello del Pontefice regnante in particolare, la sua scomunica viene revocata perché non è più giustificata». Oggi appare cresciuta nel popolo dei cattolici cinesi la consapevolezza che la comunione con il Papa è un elemento fondamentale e dunque gli stessi pastori sanno che senza questa comunione vengono rifiutati dai loro fedeli.
Nelle stesse ore in cui iniziava l'ottava Assemblea dei rappresentanti cattolici di Pechino una notizia giungeva da Hebei, dove un centinaio di seminaristi si sono opposti alla nomina di un nuovo vicerettore del seminario organico al Partito comunista, e sono riusciti ad avere la meglio. Appare dunque importante sostenere la Chiesa cinese, e la linea della Santa Sede, che è ferma sui principi ma al contempo continua ad essere aperta al dialogo con le autorità di Pechino, per cercare di far sì che l'ordinazione di Guo Jincai resti un episodio isolato ed evitare che ricomincino - come molti temono - le consacrazioni illegittime.

 
Fonte: La Bussola Quotidiana, 10-12-2010


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