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IL NONNO DITTATORE
Fiaba su come ritrovare il dialogo in famiglia a cominciare dai pasti in comune
di Giano Colli

"C'era una volta, in un paese lontano, una famiglia che viveva in una casetta di campagna. La famiglia era formata dai due genitori, un figlio e due figlie, più il nonno.
Il babbo lavorava tutto il giorno, la mamma faceva le faccende in casa e i figli andavano a scuola, ma tutti si ritrovavano insieme sia a pranzo che a cena. Tutti avrebbero voluto parlare attorno alla tavola colma di deliziosi cibi, ma c'era un problema: il nonno, da quando era rimasto vedovo, pensando di essere suo diritto in quanto capofamiglia, parlava sempre e solo lui. Gli altri potevano dire solo due o tre parole nei rari momenti in cui il nonno riprendeva fiato. La situazione era diventata insostenibile perché ormai, pur vivendo nella stessa casa, il babbo non sapeva cosa facevano i figli, i figli non potevano più chiedere consigli alla mamma, la mamma non parlava con il babbo: in poche parole non si conoscevano più. Tutto questo accadeva perché durante il giorno ognuno aveva mille cose da fare e per avere un po' di dialogo si rimandava sempre ai pasti.
Un giorno i due figli maggiori, stanchi della situazione, trovarono la soluzione: d'accordo con la mamma decisero di mettere un bavaglio al nonno durante i pasti.
All'inizio il babbo non era molto contento (il nonno era suo babbo e gli voleva molto bene) e neanche la figlia minore che adorava ascoltare le favole che raccontava il nonno: addirittura se fosse stato per lei, non avrebbe mai fatto i compiti di scuola pur di stare per ore con lui. Ma alla fine la linea anti-nonno vinse e fu deciso che se qualcuno voleva parlare con il nonno avrebbe dovuto farlo dopo i pasti.
Nel giro di poche settimane l'allegra famigliola riprese a vivere nella gioia dello scambio quotidiano delle idee e delle esperienze. Genitori e figli poterono finalmente vivere in comunione."

Questa storia non è avvenuta in un paese lontano, ma una decina di anni fa nella mia famiglia: il nonno capofamiglia era in realtà il televisore.
All'inizio è stato duro pranzare e cenare con la tv spenta, ma alla fine ci siamo accorti quanto siano più importanti i fatti e le idee che possiamo raccontarci che non i soliti programmi che ci rifila la televisione.
A chi dicesse che senza telegiornale si vive fuori dal mondo, garantisco che è invece nel dialogo con chi ci vive intorno che si vive nella realtà poiché quello che si vede in televisione non è la realtà vera, ma quella finta che ci impongono subdolamente i signori della cultura dominante.
Comunque chi proprio vuol vedere il telegiornale può guardarne uno fuori dai pasti (ce ne sono 45 al giorno, considerando solo Rai e Mediaset) e riservare ai pasti quel dialogo che il nonno-televisore rischia di farci perdere, rendendoci un po' più infelici.
Nella mia famiglia abbiamo fatto così e ne siamo felici, voi fate come volete.

 
Fonte: Redazione di BastaBugie, 22 febbraio 2011

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