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I DUE CARABINIERI PICCHIATI A SANGUE NELLE CAMPAGNE DI GROSSETO: ECCO I RISULTATI DEL ''SOLO DIRITTI, NIENTE DOVERI'' E DEL ''TUTTO E' PERMESSO''
Se invece i carabinieri avessero sparato, magari uccidendo, oggi l'indignazione sarebbe al colmo e i partecipanti al rave party uccisi sarebbero celebrati come martiri
di Rino Cammilleri

La generazione sessantottina, la mia, si esaltò col «vietato vietare». In base a tale giro mentale educò (si fa per dire) i suoi figli. I quali, non avendo altro orizzonte, fecero lo stesso con i loro. Da tre generazioni, dunque, siamo abituati ai «diritti» e guai a quelli che osano farci osservare che anche nella più sperduta tribù amazzonica esistono i doveri. Paradossalmente, in quest'ultima esistono solo i doveri, mentre nelle nostre, «avanzate», essi tendono a sparire.
Il luogo d'elezione in cui ognuno ha «diritto» a fare quel che gli pare è, oggi, il cosiddetto "centro sociale". La sua massima espressione è il «rave», dove l'istintualità più totale e profonda si manifesta all'antico grido hippie di «paradise now!». Ma due ignari carabinieri osano ricordare che civiltà e anarchia alcolico-tossica sono incompatibili. Da qui l'incoercibile emergere dell'altro volto, quello non ludico, della jungla: la violenza bestiale.
Si badi: se i due carabinieri massacrati nelle campagne di Grosseto avessero sparato ad altezza d'uomo, magari uccidendo, oggi l'indignazione dei «buoni» sarebbe al colmo. I preti, nessuno-tocchi-caino, le sinistre e i magistrati avrebbero già fatto immediata e sommaria giustizia. E i due carabinieri avrebbero dovuto cambiare pure faccia e indirizzo, per sottrarsi alla vendetta della galassia anarcoide. I «ravers» uccisi avrebbero avuto un'aula parlamentare a loro intitolata e la presidenza della repubblica avrebbe finanziato un film celebrativo del loro martirio. Giusto ieri sera, a cena con amici, il sottoscritto misurava la difficoltà somma di spiegare a un quindicenne liceale la differenza "naturale" tra un uomo e una donna. Figuratevi il resto. Già sta crescendo la generazione che considera normale avere due babbi o due mammine. Aveva la stessa età quella ragazzina che, al tiggì di qualche tempo fa, prendeva il sole in un parco milanese insieme al suo gigantesco cane. L'intervistatore si avvicinò e chiese come mai la belva non avesse né guinzaglio né, figurarsi, museruola. L'intervistata fu svelta a rispondere: «Come si permette di riprendermi senza il mio permesso?».
Chiaro, sapeva a menadito i suoi, di «diritti». La coltivazione dell'egoismo individualistico spinto all'esasperazione è l'altra faccia del relativismo, quella filosofia nichilistica contro cui combatte oggi la Chiesa. La generazione sessattottarda, oggi sessantenne, occupa tutti i gangli più importanti. E impone la sua visione huxleyana. I massacratori dei due carabinieri delle campagne di Grosseto? Verranno contesi dai talkshow; nella peggiore delle ipotesi saranno «recuperati» da qualche prete «di strada». D'altra parte, anche la sola idea di «punire» è ormai un ricordo preistorico. Ma perché continuano a chiamarlo Codice Penale?

 
Fonte: La Bussola Quotidiana, 26/04/2011


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