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OBAMA VINCE GRAZIE ALL'URAGANO SANDY
Onnipresenza del presidente in tv ed aiuti di Stato (a spese dei contribuenti) in New Jersey fanno pendere l'ago della bilancia su colui che 4 anni fa vinse con più del doppio di voti sul rivale
di Caelsius Mars

Chissà cosa ne avrebbero detto in Italia media, politici ed opinione pubblica se Berlusconi, nell'immediata vigilia di una tornata elettorale, si fosse installato h24 su tutti i canali televisivi di Rai, Mediaset, La7, Telenorba e via dicendo, tenendo comizi per spiegare quanto è bravo, che gli alluvionati vanno soccorsi subito e tanto e che nel Paese c'è una "evidente" ripresa. Se poi ti insedi in permanenza nello Stato più disastrato, cioè il New Jersey, dal quale organizzi raids in elicottero negli altri 10 stati colpiti dall'uragano, ti fai riprendere 106 volte con indosso sempre il giubbotto di pelle griffato Air Force One, mentre prometti di dispensare soldi (dei contribuenti) a piene mani, assegni ad 8 zeri mica peanuts, al punto da ricevere da Chris Christie, governatore repubblicano (sic!) del New Jersey, un endorsement – cioè un elogio, un vero attestato di riconoscenza – per gli aiuti manco ricevuti, ma solo promessi, reso pubblico e ben pubblicizzato dal presidente arrivato (dice lui) dalle Hawaii, ecco che avete una misura di quello che è successo negli USA la scorsa settimana. Se poi ci mettete che il candidato repubblicano Romney nello stesso periodo è stato impossibilitato dalle condizioni meteo a svolgere la propria campagna elettorale nel Nord Est degli Usa, dove era essenziale per lui conquistare Ohio e Wisconsin, ecco che il quadro della situazione attule a meno di 24 ore dalle elezioni appare dettagliato in ogni suo distorto contorno. E così, "within a matter of hours", cioè nel giro di poche ore come mestamente ci riferiva ieri un analista politico dello staff di Romney, la corsa alla Casa Bianca è stata letteralmente falsata, con un concorrente che ha continuato a correre, mentre l'altro era tenuto fermo per cause legate al tempo meteorologico. Le cifre parlano chiaro, anche se si tratta di polls. Prima dell'arrivo dell'uragano Sandy, la situazione mediata sui sondaggi di tutti gli istituti specializzati, da Gallup a Ipsos, da Rasmussen a PPP era di Romney in vantaggio 261 a 259 nei grandi voti elettorali, che sono 538 in tutto per cui vince chi arriva almeno a 270, con in bilico in pratica solo l'Ohio, dove tuttavia Romney aveva rimontato sino a vantare un leggerissimo vantaggio su Obama. Su base nazionale, Romney era in vantaggio stimato tra 1 e 4 punti percentuali. Oggi, alla vigilia del voto, la situazione si è ribaltata completamente. Obama è in leggerissimo vantaggio a livello nazionale, appena un punto percentuale, ma è tornato in vantaggio in Winsconsin e soprattutto in Ohio, ed è riuscito a recuperare persino in Florida, uno Stato che sembrava aver perso a favore del rivale che era passato da meno 6 a più 1 % nel giro di sette giorni. Va sottolineato che quella di Romney era stata una corsa ad ostacoli sin dall'inizio. La sua candidatura non ha mai convinto l'ala più tradizionalista del Gop che si richiama ai valori patriottici e libertari del "tea party", non ha acceso la fantasia di nessuno, nè sollevato alcun entusiasmo nel popolo repubblicano, ottenendo la nomination per senso di responsabilità degli altri candidati repubblicani che si sono ritirati presto dalla competizione per non concedere troppo vantaggio ad Obama con una lotta fratricida. Ciò nonostante, quando Romney ha cominciato a dedicarsi alla campagna elettorale accusava una distanza di almeno una decina di punti dal presidente in carica. E' stato bravo a rimontare con una impresa poi però vanificata da due circostanze. La prima è di aver gestito male la morte dell'ambasciatore Chris Stevens in Libia. Invece di attaccare Obama direttamente, passando per uno strumentalizzatore opportunista, avrebbe dovuto semplicemente chiedere al presidente ed al segretario del Dipartimento di Stato Hillary Clinton quali fossero le misure di sicurezza vigenti a protezione del personale americano delle ambasciate nei paesi islamici. Ne sarebbe venuto fuori un quadro di lacune, inefficienze ed imperdonabili trascuratezze da mettere in seria difficoltà Obama, che invece ha avuto modo di salvarsi buttandola in caciara. Soprattutto, Romney è apparso meno pronto di Obama sul piano dialettico, non si è saputo vendere come fa il presidente con chiacchiere che non dicono niente, ma che alla gente piace ascoltare divertita. Ad esempio, quando Obama ha fatto la battuta che oggi l'America non ha solo meno navi che nel 1916, ma anche meno cavalli e meno baionette, Romney non è stato pronto a ribattere che la guerriglia in Iraq ed Afghanistan è con le baionette che si combatte, non con i missili a testata nucleare. Poi, seconda circostanza imprevedibile, ci si è messo pure l'uragano Sandy. Questa volta che sembrava non ci fosse la tradizionale "October surprise", cioè l'evento dell'ultimo minuto nell'ambito della vita privata o pubblica capace di favorire un candidato a scapito dell'altro nelle elezioni presidenziali, ecco che invece l'evento c'è stato, e come! anche se di carattere meteo, con ripercussioni pesantissime e decisive per indirizzare il consenso degli indecisi verso Obama. Ufficialmente, la corsa appare ancora aperta perchè l'errore dichiarato nei polls è del 2 %, per cui Obama non è che possa dormire tranquillo col suo esiguo +1 % a livello nazionale. Ma se valutiamo i trend, lo slope dell'andamento dei due è ben differente, con quello di Obama in salita e quello di Romney in leggero declino. Se si fosse votato una settimana fa Romney avrebbe vinto, di poco, ma avrebbe vinto. Se si votasse oggi vincerebbe Obama, anche lui di poco, ma senza troppi patemi. Ma si vota domani, chissà, vedremo se la notte avrà portato agli americani il consiglio di sfruttare l'occasione per liberarsi definitivamente di un fanfarone incapace, che ha creato 48 milioni di poveri, o presunti tali, che mangiano con i Food Stamps, ha fatto perdere 5 milioni di posti di lavoro, spende ogni anno 1000 miliardi di dollari in più di quelli che incassa ed ha provocato la delocalizzazione di una miriade di imprese americane, legandosi commercialmente mani e piedi alla Cina comunista dove adesso finiranno per costruire pure le Jeep, le icone di quell'industria automobilistica che Obama si vanta di aver salvato.

Nota di BastaBugie: preferivamo che vincesse Romney, perché ci piaceva il suo vice Paul Ryan con il suo chiaro no all'aborto, no al matrimonio omosessuale, sì alla sussidiarietà: era il candidato cattolico con idee chiare sui principi non negoziabili che in Europa possiamo solo sognare; per approfondire, clicca qui sotto
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Fonte: Qelsi, 5 novembre 2012


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