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RIVOLUZIONE FRANCESE: LIBERTE', EGALITE', FRATERNITE', TI S'AMMAZZE'...
di Rino Cammilleri

Nel 1789 un pugno di intellettuali prendeva il potere di fatto all'interno dell'Assemblea degli Stati Generali a Parigi. Definivano se stessi "illuministi" (cioè "coloro che illuminano") e "filosofi". Per anni avevano inondato la Francia di opuscoli sovversivi e blasfemi, contenenti le loro idee utopistiche sulla pretesa "bontà naturale dell'uomo" e su un' "età dell'oro" che sarebbe stata nei primordi corrotta dall'avvento della società organizzata. Oggetto privilegiato del loro livore era la religione cristiana, supposta responsabile di quella civiltà che esecravano e che intendevano sostituire coi loro "lumi". «Schiacciate l'infame!», incitava Voltaire, ed intendeva il Dio della religione cattolica.
Approfittando della debolezza di Luigi XVI («uno dei più grandi imbecilli della Storia», secondo la definizione dello storico e Accademico di Francia Pierre Chaunu), riuscirono a far votare la nazionalizzazione totale dei beni della Chiesa di Francia, beni che da secoli costituivano la "previdenza sociale" della nazione, dovendo essere impiegati per l'assistenza e l'istruzione gratuita che da sempre erano a carico del clero. In omaggio alla "sacralità" della proprietà privata, abolirono il salario minimo garantito e le associazioni operaie, aprendo un varco tra salariati e padroni che non si è più colmato. Le terre confiscate alla Chiesa furono vendute ai nuovi ricchi e masse enormi di contadini, privi di quei diritti comunitari che avevano costituito la loro difesa economica nei secoli, vennero proletarizzate con un tratto di penna. Una politica economica utopistica e dissennata gettò la Francia nella prima inflazione della storia, affamando il Paese e costringendolo ad aggredire il resto d'Europa che da cinquant'anni era in pace.
I preti vennero dichiarati funzionari dello Stato e fu loro imposto il distacco dal Papa e il giuramento alla Costituzione. Pochi di essi aderirono, perché il popolo della "primogenita della Chiesa" rifiutava di partecipare alle funzioni celebrate da quei preti che si erano piegati. Quelli che rifiutarono il giuramento vennero perseguitati e massacrati a migliaia. L'escalation anticristiana divenne in breve parossistica, arrivando alla distruzione delle chiese e delle immagini sacre, alla sostituzione del calendario cristiano con quello giacobino e culminando col Terrore, in cui innumerevoli preti, suore, religiosi e laici cattolici salirono la ghigliottina. I moti spontanei vennero repressi nel sangue, i sacrilegi toccarono le vette del ridicolo: si facevano bere gli asini nelle pissidi consacrate e si adoravano ballerine sugli altari delle cattedrali.
Nel marzo del 1793 la Convenzione decretò l'arruolamento coatto di altri 300.000 uomini, parte da mandare a combattere alle frontiere e parte da impiegare nelle repressioni. Allora tutto il nord-ovest della Francia insorse con le armi: Vandea, Anjou, Poitou, Maine, Bretagna, Loira si organizzarono, cucirono il Sacro Cuore sulle giubbe e sui vessilli e si diedero dei capi. Contadini e semplici popolani andarono di loro iniziativa a cercare i nobili perché li guidassero. Alcuni di questi capi improvvisati avevano appena diciott'anni come Henry de la Rochejacquelin, altri appartenevano al ceto più basso, come Cathelineau, detto "il Santo dell'Anjou".
Per disprezzo vennero soprannominati dai bleus (i repubblicani, così detti per il colore delle uniformi) chouans che in dialetto bretone significa "civette" (per riconoscersi imitavano il grido dell'uccello notturno), parola poi divenuta sinonimo di "straccioni".
I Vandeani (l'insorgenza è passata alla storia come "Vendée militaire") conquistarono le città più importanti e sarebbero arrivati a Parigi se all'ultimo momento non fosse venuto meno il promesso appoggio inglese. Vennero sopraffatti dall'esercito regolare, meglio armato e organizzato, e da quel momento cominciò il loro genocidio sistematico.
Con tre leggi consecutive la Convenzione decretò lo sterminio totale in quelle regioni, con particolare accanimento sulle donne, perché i ribelli non si riproducessero.
Tutto venne incendiato e raso al suolo, i campi e gli alberi furono bruciati e le acque avvelenate. Fu perfino cambiato il nome di quella parte del Paese perché ne fosse cancellato anche il ricordo. Il genocidio venne effettuato coi gas, con l'arsenico, con le mine, coi forni crematori.
Il grasso delle vittime veniva usato per ammorbidire gli stivali degli ufficiali e lubrificare le armi; la loro pelle, conciata, andò a rinforzare i pantaloni della Cavalleria. Nulla fu lasciato d'intentato per quel primo genocidio "scientifico" della storia moderna: per far risparmiare l'erario legavano le vittime a centinaia, dopo averle private dei vestito, su chiatte e barconi che poi facevano affondare. «Noi faremo un cimitero della Francia piuttosto che non rigenerarla a modo nostro» diceva Carrier, braccio destro di Robespierre nella faccenda.
Ne eliminarono circa 600.000, l'ottanta per cento dei quali erano donne e bambini.
Ancora nel 1785 e nel 1799 i vandeani presero le armi con la forza della disperazione, dando notevole filo da torcere anche allo stesso Napoleone, che alla fine dovette scendere a patti e garantire la libertà religiosa.

 
Fonte: I Santi militari, ed. Piemme, p. 270s.


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