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IL MIO PARTITO HA PRESO SOLO LO ZERO VIRGOLA QUALCOSA, MA NON MI ARRENDO
Ecco i 6 motivi per cui Io amo l'Italia non ha avuto successo nemmeno tra chi ritiene importanti i principi non negoziabili
di Magdi Cristiano Allam

Mi sono concesso qualche giorno dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio innanzitutto per recuperare le forze fisiche dormendo qualche ora in più, poi per riflettere sulle ragioni che ci hanno portato a conseguire un risultato che, in termini assoluti e percentuali, è oggettivamente insoddisfacente.
Abbiamo ottenuto, a livello nazionale, 42.529 voti alla Camera pari allo 0,12% e 40.811 voti al Senato pari allo 0,13%. Siamo quindi decisamente lontani dal 4% a livello nazionale, la soglia di sbarramento da superare per poter accedere alla Camera, e dall'8% a livello regionale, la soglia di sbarramento da superare per poter accedere al Senato.

1) LA MARATONA CON UNA GAMBA SOLA
Dobbiamo subito contestualizzare il risultato chiarendo che abbiamo presentato le liste di Io amo l'Italia solo in 11 su 26 Circoscrizioni nazionali per la Camera dei Deputati (42,3%) e solo in 8 su 20 Regioni per il Senato (40%), in aggiunta alla nostra assenza nelle Circoscrizioni Estere. Al riguardo ha ragione il nostro Coordinatore elettorale nella Regione Marche, Raffaele Tassotti, quando commenta: "Abbiamo fatto la maratona con una gamba sola!".
Per la precisione siamo stati totalmente assenti nelle seguenti Regioni: Piemonte, Sicilia, Sardegna, Liguria, Trentino – Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Valle D'Aosta. Siamo stati assenti nelle seguenti Circoscrizioni per la Camera: Lombardia 3, Veneto 2, Lazio 1, Lazio 2. Siamo stati assenti nelle seguenti Regioni per il Senato: Toscana, Puglia.
Queste assenze, pari al 57,7% delle Circoscrizioni per la Camera e al 60% delle Regioni per il Senato, pregiudicano in partenza il risultato. [...]
Questo è accaduto perché evidentemente Io amo l'Italia non ha né un adeguato radicamento territoriale in termini di aderenti e simpatizzanti né proprie sedi distribuite sull'insieme del territorio nazionale. Tutto ciò che è stato fatto per poterci presentare nelle 11 Circoscrizioni per la Camera e in 8 Regioni per il Senato, è opera di pochi volontari che si sono prodigati in modo ammirevole.

2) OSCURAMENTO MEDIATICO
La seconda ragione che ha influito negativamente sul risultato elettorale è stato l'oscuramento mediatico per tutta la prima parte del mese elettorale (dal 21 gennaio al 22 febbraio) e, successivamente, la discriminazione attuata principalmente dalle televisioni a diffusione nazionali. Prendiamo atto che l'insieme dei mezzi di comunicazione di massa ha partecipato a un lavaggio di cervello inculcando negli italiani il convincimento che i candidati alla guida del Governo credibili che meritavano di essere votati erano solo 6: Monti, Berlusconi, Bersani, Grillo, Ingroia e Giannino. Solo questi 6 personaggi hanno avuto l'onore di essere regolarmente e in modo assillante presenti nei telegiornali e nelle trasmissioni popolari nelle fasce di maggior ascolto, mentre tutti gli altri, compreso il sottoscritto, hanno potuto accedere solo ai programmi di approfondimento o a fugacissime apparizioni nei telegiornali (per non oltre 30 secondi) nelle fasce orarie di minor ascolto. Basti considerare che per tutta la campagna elettorale non ho mai avuto l'opportunità di confrontarmi con nessuno dei 6 super-candidati nonostante che fossi un loro concorrente. Il risultato è che purtroppo gran parte degli italiani continua a ignorare persino che Io amo l'Italia esista! Soltanto ieri un amico di Vicenza mi ha raccontato che nella mattinata al bar un gruppo di persone gli ha chiesto spiegazione sul simbolo di Io amo l'Italia dopo averlo visto sulla spilletta affissa al petto. Alla fine in 7 gli hanno risposto: se avessimo saputo della partecipazione di Io amo l'Italia alle Elezioni, vi avremmo votato!

3) ESIGUITÀ DELLE RISORSE FINANZIARIE
La terza ragione dell'esito insoddisfacente del voto è l'esiguità delle risorse finanziarie a disposizione. Abbiamo fatto una campagna elettorale con poche migliaia di euro, frutto di libere donazioni. Tutti i partiti già presenti in Parlamento hanno investito milioni di euro che ottengono sotto forma di rimborso elettorale, di trattenute dai super-stipendi dei parlamentari e dei rappresentanti in seno alle istituzioni politiche e della Pubblica amministrazione, di fondi stornati dagli enti pubblici la cui gestione è appannaggio dei partiti o versati da enti privati in cambio di favori, di erogazioni da parte di fondazioni bancarie per attività di varia natura svolta dai partiti. Ebbene se consideriamo che, ad esempio alla Camera, il Mir di Samorì che ha investito forse una decina di milioni di euro ha ottenuto lo 0,24 e Intesa Popolare che ha investito almeno 1,5 milioni di euro ha ottenuto 0,07, noi non dovremmo lamentarci. Anche se non è affatto una ragione per consolarci. Piuttosto è un dato che attesta che i soldi sono necessari, ma non sono ciò che assicura il successo elettorale.

4) PROGRAMMA INNOVATIVO E FORTEMENTE CONTROCORRENTE
La quarta ragione che ha nuociuto al risultato elettorale è stata la difficoltà a comunicare in modo corretto, semplice ed efficace i contenuti del programma politico, sia perché producono un trauma in chi ci ascolta dato che stravolgono la realtà esistente, come ad esempio è la rivendicazione di uscire dall'euro e riscattare la nostra sovranità monetaria, sia perché fuoriuscendo dal seminato si collocano nell'ambito delle soluzioni innovative che devono ancora essere sperimentate lasciando di conseguenza un dubbio sulla loro validità.

5) IL VOTO UTILE
La quinta ragione che ha prodotto un livello significativo di isolamento del nostro Movimento è stata la tesi del cosiddetto "voto utile", che ha sollecitato gli italiani a sostenere solo i due principali contenitori del centro-destra e del centro-sinistra per non favorire il reciproco avversario politico. Per quanto il "voto utile" si connota come un voto "contro" l'avversario e a favore del proprio candidato come il "male minore", una scelta che implicitamente rigetta il voto di preferenza o di coscienza, esso è stato fatto proprio anche da ambienti cattolici addirittura ferventissimi che, ad esempio, condannano nella sfera religiosa personaggi come Carlo Maria Martini perché relativisti, ma in campagna elettorale hanno sostenuto a viva voce la necessità di dare il voto a Berlusconi e si sono fatti promotori di una campagna propagandistica contro il voto a Io amo l'Italia e a Magdi Cristiano Allam perché sarebbe stato un "voto perso".

6) MIOPE APPOGGIO A MONTI
La sesta ragione che ci ha danneggiato è la scelta della Chiesa, per la precisione lo Stato del Vaticano, la Conferenza Episcopale Italiana e un insieme di enti come la Comunità di S. Egidio, la Caritas, le Acli, la Cisl e una fazione di Comunione e Liberazione, unitamente agli organi ufficiali come l'Osservatore Romano e soprattutto l'Avvenire, che si sono pubblicamente e direttamente schierati con dei loro esponenti in seno al governo di Mario Monti, per presumibili interessi di natura finanziaria o comunque di spartizione del potere. Questa scelta ha quantomeno disorientato una parte della Chiesa e l'insieme dei fedeli che avrebbero voluto schierarsi in modo deciso e convinto al fianco di chi, come Io amo l'Italia, afferma a viva voce il primato dei principi non negoziabili.

Nota di BastaBugie: anche altri hanno commentato il risultato di Io amo l'Italia, ad esempio Corrispondenza Romana del 27 febbraio 2013: "L'insuccesso di Magdi Cristiano Allam, l'unico uomo politico che abbia esplicitamente inserito questi valori [i principi non negoziabili, n.d.r.] nel suo programma, non deve scoraggiare chi lo ha votato. Il successo numerico non è certo il metro di misura della verità, ma è malauguratamente, il criterio della democrazia moderna. Se si accetta di partecipare al gioco democratico, bisogna fare i conti con la legge dei numeri e piegarsi ad essa. Magdi Cristiano Allam potrà comunque continuare la sua opera di testimonianza della verità fuori del Parlamento, godendo della stima di chi crede nell'esistenza di principi non negoziabili che non possono essere messi ai voti".

 
Fonte: Io amo l'Italia, 04/03/2013

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