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SLOT MACHINE NEI BAR: C'E' CHI DICE NO
Due ingegneri hanno inventato la mappa dei locali che hanno rinunciato alle macchinette che rovinano persone e famiglie
di Nello Scavo

L' ultima bandierina sulla mappa interattiva è per il 'Crazy Pub' di Casorate Sempione, nel Varesotto. Come si deve ad una birreria che ha sbattuto fuori le slot machine per far posto a bottiglie pregiate. Così i puntini rossi segnalano un altro territorio espugnato. La cartina di un'Italia liberata dal demone mangiasoldi. E dentro al perimetro frastagliato della Penisola ogni giorno si aggiungono altre battaglie vinte. L'idea è venuta in mente a Mauro Vanetti e Pietro Pace. Per loro, che un lavoro ce l'hanno già, si tratta di volontariato via internet. Il sito senza-slot. it raccoglie e pubblica gratuitamente segnalazioni su bar e locali che le slot non ce le hanno mai avute o che le hanno appena rispedite ai gestori. «Indurre il popolo a buttare il reddito che ha faticosamente ottenuto col lavoro – osservano i due giovani originari di Pavia – incoraggia un'ideologia per cui salari e pensioni possono essere cancellati in un istante e attribuisce un valore positivo al guadagno ottenuto senza lavorare, con la fortuna o con l'imbroglio ». Tutto il contrario di quanto invece il Paese avrebbe bisogno per risollevarsi. «Il nostro – assicurano – non è un giudizio morale sul gioco, è un giudizio sociale e politico sul meccanismo delle macchinette mangiasoldi ». Insomma, nessuna ostilità verso le vittime della dipendenza, ma certo non si può dire che coltivino sentimenti si simpatia per «i padroni delle macchinette che si arricchiscono sulla miseria e sul degrado psicologico che creano».
Ad oggi si contano quasi mezzo migliaio di locali pubblici nei quali si può sorseggiare un aperitivo in compagnia, senza dover sopportare il chiasso degli apparecchi per il gioco. «Non vogliamo contribuire a costruire l'illusione che giocare alle macchinette – avvertono Pace e Vanetti – possa diventare un piccolo vizio innocuo come prendere un caffè».
Di segnalazioni ne arrivano a decine. Ogni volta tocca verificare, con qualche telefonata o mandando qualcuno a dare un'occhiata, se davvero il posto è 'pulito'. In molti casi liberarsi dalle slot non è facile. Non solo perché i contratti sottoscritti dagli esercenti con i gestori prevedono pesanti penali in caso di recesso anticipato. «Sappiamo che ci sono molti piccoli proprietari di bar che vorrebbero rinunciare ma per vari motivi non riescono; talvolta – riferiscono gli ideatori di 'senza slot.it' – sono obbligati a farlo dalle mafie che controllano il racket dei videopoker non a norma». E non di rado capita di sentir parlare «di atteggiamenti ricattatori o vere e proprie intimidazioni mafiose». Per molti baristi i videopoker si sono rivelati un boomerang. «Basti pensare – osserva Mauro Vanetti – che tipo di posto diventa un locale in cui lo spazio coi tavolini per il caffè viene gradualmente invaso dalla 'zona casinò' e in cui magari cominciano a comparire figure squallide come l'usuraio». Finisce che la clientela più affezionata cominci a girare i tacchi. «I locali con macchinette, inoltre, subiscono rapine molto più frequentemente, esponendo i loro lavoratori a rischi fisici e psicologici », aggiunge Pietro Pace. In altre parole, un tranquillo bar di paese può trasformarsi in «un ambiente malsano». E basta moltiplicare questa sgradevole impressione per il numero di locali colonizzati dalle macchinette per capire come mai stia crescendo il desiderio di vivere 'senzaslot'.

 
Fonte: Avvenire, 03/03/2013

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