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L'83% DEI GINECOLOGI E OSTETRICI AMERICANI E' OBIETTORE DI COSCIENZA
Solo i medici obiettori rispettano il giuramento di Ippocrate (fondatore della medicina come professione nel IV sec. a.C.)
da Unione Cristiani Cattolici Razionali

Nel 165 d.C. quando l'epidemia della peste raggiunse Roma, mentre i medici pagani scappavano dalla città - come Galeno -, i cristiani affrontarono il pericolo e salvarono migliaia di persone. «Il cristianesimo creò un'isola di misericordia e sicurezza oltre i confini della famiglia, nel mondo pagano la misericordia era considerata un difetto» (R. Stark, "Il trionfo del cristianesimo", Lindau 2012 pp. 150-159).
Se fu il cristianesimo a diffondere il concetto di misericordia e di carità, l'origine della medicina "colta occidentale" è da individuarsi nell'antica Grecia ed è indissolubilmente legata al nome di Ippocrate (460 – 377 a.C. circa). A lui dobbiamo il celebre Giuramento, punto di riferimento dei principi etici normativi. In esso sono contenute frasi precise, come questa: «Non somministrerò ad alcuno, neppure se sarà richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un simile consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo». Su queste parole si è basata l'etica medica degli antichi Greci (anche se «lo status oggi attribuito a quel testo è stato possibile soltanto in epoca cristiana», ha commentato Armando Torno), e sul quale ancora oggi prestano giuramento i nostri medici ad inizio carriera (il testo è leggermente modificato rispetto all'originale, ma contiene ugualmente il principio di «perseguire la difesa della vita» e di «non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona»).
Possiamo dunque dire che soltanto i medici obiettori continuano a rispettare l'etica medica, restando coerenti con il loro giuramento. Sia l'aborto che l'eutanasia sono infatti atti contrari alla pratica medica perché entrambi uccidono qualcuno senza apportare alcuna guarigione (grazie allo sviluppo della medicina, infatti, l'aborto terapeutico non trova più alcuna applicazione, come è stato annunciato al Simposio Internazionale sulla Salute materna di Dublino).
Coloro che in Italia intendono combattere l'autodeterminazione dei medici ad agire secondo coscienza in caso di aborto (circa l'80% dei medici!), come l'Associazione Luca Coscioni, hanno interesse a far credere che questo sia un ampio fenomeno soltanto in Italia. Eppure uno studio pubblicato nel 2011 su "Obstetrics & Gynecology" ha rivelato che negli Stati Uniti se il 97% dei ginecologi e ostetrici ha incontrato donne in cerca di aborto, soltanto il 14,4% non si è rifiutato di sopprimere il bambino non ancora nato. Dunque ne consegue che l'83% dei ginecologi e ostetrici americani è obiettore di coscienza (anche se la percentuale è probabilmente anche più alta, come viene spiegato su questo sito web).
Occorre affrontare un ultimo concetto: l'aborto non è un diritto sancito dalla legge 194! Come ha spiegato Tommaso Scandroglio, dottorando di ricerca in Filosofia del Diritto presso l'Università degli Studi di Padova e assistente di Filosofia del Diritto e Filosofia Teoretica presso l'Università Europea di Roma, «obbligare una struttura a fornire l'aborto è anticostituzionale. Senza scomodare la morale naturale, lo dice il diritto positivo del nostro ordinamento: nell'articolo 2 della Costituzione la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, fra cui c'è quello alla vita. Significa che la legge 194 è una deroga al diritto e che l'obiezione di coscienza non è un boicottaggio, bensì il tentativo di riaffermare l'ordinamento. Esattamente il contrario di quanto sostiene chi dice che l'aborto è un diritto leso dall'obiezione di coscienza. La legge prevede l'obiezione di coscienza proprio perché accetta un'ingiustizia: se da una parte si permette di compierla a chi vuole, dall'altra non si può obbligare nessuno a eseguirla». Ricordiamo anche che il diritto all'obiezione non mette in discussione l'applicazione della legge 194, come invece qualcuno sostiene.
L'unico diritto in gioco è quello, semmai, della salute della donna, ma rimane un diritto minore rispetto a quello alla vita del concepito. Ovviamente se ci fosse in gioco la vita della madre allora le cose cambierebbero e la Chiesa non ha mai fatto prevalere la vita del bambino a quella della donna, come è stato più volte chiarito. In ogni caso, lo dicevamo già sopra, fortunatamente oggi la medicina è completamente in grado di evitare l'aborto e garantire la salute materna, non a caso i Paesi in cui l'aborto è illegale - come Cile e Irlanda - sono anche quelli in cui il tasso di salute materna è più elevato.

 
Fonte: Unione Cristiani Cattolici Razionali, 05/07/2013

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