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CASO MARRAZZO 1: LA QUESTIONE MORALE IN ITALIA
di Roberto de Mattei

Il “caso Marrazzo”, dopo il “caso Boffo” e le vicende legate al nome del presidente Berlusconi, ha riproposto con forza all’attenzione dell’opinione pubblica la gravità della “questione morale” in Italia.
Per i mass-media la rilevanza dello scandalo Marrazzo non deriva dal fatto che l’ex presidente della Regione Lazio fosse un frequentatore abituale di transessuali, ma dall’estorsione di cui egli è stato vittima, e forse complice. Nella vita privata infatti, secondo i mezzi di comunicazione, ognuno è libero di comportarsi a proprio piacere.
Con ciò l’Italia si avvia a celebrare degnamente i 150 anni della propria unificazione (marzo 2011). La classe politica risorgimentale predicò infatti il principio “libera Chiesa in libero Stato”, che sancisce la separazione della sfera religiosa da quella politica; negò, di conseguenza, l’esistenza della morale religiosa come fondamento del nuovo Stato unitario, anche se affermò la necessità di una morale “laica” a cui avrebbe dovuto ispirarsi la vita pubblica. Il romanzo Cuore di Edmondo de Amicis è lo specchio di questa concezione ottocentesca, che cercava di conservare il trinomio Dio, Patria e Famiglia, dissociandolo dalla Chiesa cattolica, che ne costituisce la fonte naturale.
I regimi politici cambiarono: all’Italia liberale succedette quella fascista e a questa l’Italia repubblicana e resistenziale; ma i regimi e le ideologie di volta in volta dominanti non riuscirono a sradicare i buoni sentimenti e principi degli italiani. Poi, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, accaddero tante cose nella vita politica e religiosa del nostro Paese: l’apertura a sinistra, il Concilio Vaticano II, il Sessantotto. Da allora l’Italia ha vissuto una Rivoluzione nei costumi e nella mentalità più devastante di una guerra mondiale.
La guerra del 1915-1918 fece in Italia 600.000 morti; quella del 1940-1945 ne provocò 450.000. Quante sono le vittime dell’aborto, della droga, della Rivoluzione sessuale, della depressione conseguente alla crisi della famiglia e alla perdita dei valori tradizionali? Si contano a milioni e sono vittime non solo fisiche, ma morali. Ciò che esse hanno perduto non è solo il corpo, ma l’anima, la ragione, la speranza di vivere con dignità e la fiducia in una vita futura felice, oltre la morte. La crisi è spirituale e non è solo italiana, ma europea e mondiale. Non è in frantumi soltanto la morale della Chiesa, ma anche quella laica, fondata sul diritto naturale.
Il caso Marrazzo è esemplare. Nessun commentatore ha osato pronunciare un giudizio sul comportamento dell’ex presidente della Regione dal punto di vista della morale, religiosa o laica che sia. Si parte dal presupposto che la vita privata degli uomini politici sia una sfera intoccabile, del tutto scissa da quella pubblica. L’azione pubblica è certamente più importante di quella privata. Per questo, lo abbiamo scritto, è preferibile un uomo politico immorale, ma contrario alla legalizzazione dell’immoralità, ad un altro uomo politico virtuoso nella vita privata, ma favorevole ad istituzionalizzare l’immoralità nelle leggi e nel costume.
Tuttavia, i cittadini hanno il diritto ad essere rappresentati da uomini totalmente integri e a conoscere e valutare la vita privata dei loro rappresentanti, per potere fare comunque le proprie scelte, alla luce dei principi morali in cui credono. E anche la trasgressione morale conosce diversi livelli di gravità. Oggi però si è perso il metro di giudizio e, ancora prima, si è smarrita l’idea stessa del Bene e del Male, del vizio e della virtù, del lecito e dell’illecito. L’unica cosa importante è non infrangere la legge. Purché non vi sia reato tutto è permesso. E’ la legge positiva, frutto della volontà mutevole degli uomini, a stabilire le leggi della convivenza civile. Non esistono, e guai ad evocarle, regole immutabili, principi assoluti, valori non negoziabili. L’unico peccato, nella società permissiva, è il moralismo, ovvero l’atteggiamento di chi ritiene che la morale non cambia, perché stabile e permanente  è la natura dell’uomo.
Oggi il continuo divenire e trasformarsi della morale è incarnato dalla figura del transessuale. Si tratta di una negazione dell’immutabilità della natura e delle sue leggi vissuta, ostentata, imposta, se è vero che il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna vorrebbe includere esplicitamente nel reato di omofobia la categoria transessuale, criminalizzandone la critica.
Con transessuale, si badi, non si intende chi, con un intervento chirurgico ha voluto definire un’incerta identità sessuale e conduce poi una vita coerente e regolata, ma chi sceglie una condizione sessualmente ambivalente per mercificare il proprio corpo. Quale giustificazione può darsi per chi fruisce di questo mercato? E se questa giustificazione esiste, magari riconducendola alla libertà di autodeterminazione, come negare analoga giustificazione a chi volesse consumare un atto sessuale con un fratello o una sorella, con un animale o con un cadavere? Nella perversione umana non c’è fine ed il marchese de Sade ha già teorizzato tutte le possibilità.
I mezzi di comunicazione ignorano le leggi morali e spesso le combattono. I cattolici però, di fronte agli scandali, non possono restare in silenzio, come oggi sembra accadere. Non si tratta di accusare l’ex presidente Marrazzo, ma di stigmatizzare la natura del peccato che lo ha portato alla sua uscita di scena. Ci vorrebbe la voce di un profeta dell’Antico Testamento, di un san Francesco di Assisi o di una santa Caterina da Siena per gridare ai quattro venti che se il transessuale è un fratello per il quale, come per ogni altro uomo, Gesù Cristo ha versato il suo sangue, la filosofia e la pratica transessuale sono un abominio, frutto del coerente processo di degradazione della società contemporanea.
Una società che rinnega la natura umana e si abbandona alle tendenze sregolate è condannata ad essere spazzata dalla storia, come tante volte è accaduto. E’ per evitare l’annientamento delle nazioni europee, di cui parla il messaggio di Fatima, che occorre risvegliarsi, ricomponendo la frattura tra politica e morale che costituisce il peccato di origine dell’Italia risorgimentale.
Sono queste le parole che ci attendiamo dai nostri Pastori, ai quali ci rivolgiamo sperando contro ogni speranza.

 
Fonte: Corrispondenza Romana, 2 novembre 2009


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