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UNA DECINA D'ANNI FA LA PRIMA TORERA ITALIANA
Eva Florencia ha affermato: ''Il torero ama il suo toro''
di Vignolo Mino

Un tripudio per la torera italiana. Ieri sera a Siviglia Eva Bianchini, 23 anni di Firenze, ha esaltato l'arena più importante dell'Andalusia toreando con classe e coraggio davanti a un toro bravo di tre anni. Novemila persone l'hanno applaudita, agitando, al termine della sua prestazione, fazzoletti bianchi in segno di grande approvazione. «È un sogno che si corona, un onore incredibile. Debuttare alla plaza de toros della Maestranza è come debuttare alla Scala. Mi sento euforica e nervosa, sapendo che è stato un traguardo importante e insieme un passo obbligato per diventare matador de toros». Parla con un filo di voce, Eva Bianchini, fiorentina che una passione travolgente e irrefrenabile per Siviglia e l'Andalusia ha trasformato in «Eva Florencia», torera e andalusa. Ieri sera, mentre la notte cominciava a rinfrescare il calore torrido dell'estate sivigliana, si è avverato il sogno di entrare avvolta nel suo colorato traje de luces, il «vestito di luci» dei toreri, nella Maestranza di Siviglia, la plaza de toros più bella ed affascinante del mondo, la cattedrale della corrida che ha visto le gesta dei grandi del toreo.
«Eva Florencia», che era scappata da casa per venire a vivere in Spagna e per diventare torera, è entrata nell'arena per il suo debutto sul grande palcoscenico dopo avere provato per tutta la giornata, nel chiuso della sua stanza all'hotel Colon, l'albergo dei matadores, ciò che prova una giovane soprano prima del grande debutto o un promettente calciatore prima di calcare il terreno del Santiago Bernabeu o di San Siro. Contro un toro bravo di tre anni è stata una buona corrida, che l'esigente pubblico sivigliano ha molto apprezzato. Il pubblico sapeva che questa occasione non era soltanto la prima volta di Eva Florencia (Florencia è Firenze in castigliano, in onore della città natale) ma che le «prime» erano più di una. Eva è la prima donna straniera a toreare alla Maestranza ed è l'unica novillera, aspirante matador de toros, straniera oggi in Spagna.
Dopo quattro anni di dura preparazione e tante corride in plaza de toros di categoria inferiore, è arrivata alla Maestranza e la novillada di ieri sera, il combattimento senza picador, viene considerata una tappa importantissima per arrivare alla alternativa, la cerimonia in cui si diventa matador de toros a pieno titolo. Eva ha seguito il rituale della giornata di corrida importante fino all'ultimo dettaglio, chiusa nella sua stanza. Ordine alla reception di non passarle nessuna chiamata, per nessun motivo, al fine di non turbare la concentrazione, solitudine alleviata dal banderillero Antonio Vazquez, suo fidanzato, tensione, nervi a fior di pelle. La cosa migliore, per far passare il tempo e non pensare, è dormire, ma è impresa difficile. Poi comincia la cerimonia della vestizione con il traje de luces, durata almeno un' ora, pensando già al compañero de baile, il compagno di ballo della serata, che in questo caso non è un bel giovanotto ma un toro che permetta di ben figurare.
Eva Bianchini deve ad una determinazione feroce e ad un sogno precoce la serata di ieri e, si spera, altri appuntamenti con la gloria nel prossimo futuro. Gli esperti dicono che possiede qualità, un gran fegato e amore sviscerato per la corrida. «Può farcela - dice Carlos Crivell, critico taurino di El Mundo a Siviglia - anche se il cammino per diventare matador è durissimo per tutti, uomini e donne, spagnoli e stranieri. Il fatto di essere arrivata a toreare alla Maestranza è già un grande successo».
È una passione venuta da lontano quella di Eva per le corride e per la Spagna. Venuta da profondità insondabili che fanno credere alla metempsicosi, a esistenze precedenti, trascorse nei campi assolati d'Andalusia o a fronteggiare il toro bravo. A 14 anni la sua occupazione prediletta è andare a curiosare nelle agenzie turistiche o leggere riviste di viaggi per sapere il più possibile della Spagna. Si entusiasma per la corrida vedendo su un giornale la fotografia di un torero che con suprema eleganza schiva la carica di un toro bravo gigantesco. Acquista appena possibile un dizionario italiano-spagnolo e per praticare la comprensione della lingua sintonizza la radio sulle stazioni spagnole. Legge e rilegge «Morte nel pomeriggio», il grande libro che Ernest Hemingway ha dedicato al mondo del toreo. Ha 16 anni quando convince mamma e papà a fare un viaggio nella sua amata Spagna. Qui, a Siviglia, Eva, non ancora «Florencia», decide dopo un breve soggiorno che l'Andalusia è il suo posto e che qui vuole venire a vivere. Di nascosto dai genitori, si china e raccoglie un pugno di terra per conservarla religiosamente. Di ritorno a casa, guarda i video delle corride importanti che aveva comprato in Spagna e si cuce una muleta, il panno che serve per toreare. È la stessa muleta che porterà con sé il giorno in cui decide di scappare di casa per diventare torero in Spagna. Dura due settimane la fuga, con i genitori disperati che cominciano a preoccuparsi seriamente. L'Interpol questa volta li aiuta ma nulla possono contro la determinazione della figlia che, diventata maggiorenne, se ne viene a vivere in Spagna. La Scuola di Tauromachia di Siviglia, la conoscenza del matador José Luis Parada, suo mentore, il fidanzamento con il banderillero Antonio Vazquez, le corride, sono gli ultimi capitoli. Per il momento.
Oggi Eva vive con il suo banderillero a Higuera de la Sierra, un villaggio a nord di Huelva.

Nota di BastaBugie: Eva si esibiva con un vestito da torera fiorentina con un giglio nel mezzo, il giglio della sua amata Firenze. Così parlava della sua passione: "Quando sei torero, sei torero per sempre". A dispetto degli animalisti diceva "Il torero ama il suo toro, in lui cerca se stesso". Si è ritirata da anni dall'attività agonistica ed oggi, a 34 anni, fa la pittrice. Ma con la stessa passione.
Per sapere come si svolge la corrida si può leggere l'articolo pubblicato la scorsa settimana cliccando sul link qui sotto
LA CORRIDA: STUPENDA TRADIZIONE LEGATA ALLA PASQUA
In Spagna ognuna delle 400 Plaza de Tores ha una cappella dove il torero riceve la benedizione dal prete prima di entrare nell'arena
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3024

 
Fonte: Corriere della Sera, 13 luglio 2001

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