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COME MAI CI SONO ANCORA I PROFUGHI PALESTINESI?
Un'agenzia dell'Onu ha cura di mantenerli profughi a vita e di trasmetterne lo status ai figli (come se un ospedale impedisse che i malati guariscano, trasmettendo in eredità la malattia ai figli)
da Vero Medioriente

Come sapete, buona parte dei "poveri palestinesi" vive da sessant'anni nei campi profughi. Sessant'anni fa o poco più ci viveva anche un bel po' di italiani, esuli dall'Istria e dalla Dalmazia. Io mi ricordo personalmente alcune di quei baraccamenti sull'altipiano del Carso, vicino a Trieste. Poi abbastanza presto chiusero, per fortuna o piuttosto per giusto impegno collettivo: i profughi erano stati ricollocati, avevano ricevuto appartamenti e rimborsi.
Questo non cancella la pulizia etnica esercitata dalle truppe di Tito, ma in una decina d'anni i problemi personali più urgenti furono risolti, in Italia come nel resto d'Europa, dove i profughi erano milioni e così anche in India dopo la scissione del Pakistan e altrove. Solo i "profughi" palestinesi, i loro figli, nipoti, pronipoti, pro-pronipoti sono destinati a restare per sempre nei campi, per la semplice ragione che i paesi che li ospitano, inclusa l'Autorità Palestinese, che dovrebbe essere il loro governo, non hanno mai fatto nulla per ricollocarli.

I GOVERNI MEDIORIENTALI VOGLIONO FORTEMENTE NON INTEGRARE I PROFUGHI
C'è addirittura un'Agenzia dell'Onu, l'UNRWA che invece di cercare di trasformare gli abitanti dei campi in gente normale, ha cura di mantenerli come tali e di assegnar loro il titolo ereditario di profughi. Come se un ospedale avesse cura soprattutto di mantenere a malati e infortunati il loro statuto sanitario, cercasse di impedire che guarissero, anzi trasmettesse in eredità la malattia a figli ed eredi per saecula saeculorum.
Bene, voi potete pensare che si tratti di - come dire - pigrizia mediorientale, che i poveri governi arabi (e anche quelli meno poveri, forniti di petrolio a volontà) non abbiano trovato il tempo, le energie e i soldi per occuparsi di questa cosa. Falso. I governi mediorientali vogliono fortemente non integrare i profughi, che in questa maniera servono loro per tenere aperta la "questione palestinese" e demonizzare Israele. [...]
Conquistata Gaza nella guerra del '67, Israele si pose il problema dei profughi e cercò di risolverlo a modo suo, cioè in maniera pragmatica e operativa: si mise dunque a costruire nuove case e villaggi decenti per loro, distruggendo i vecchi campi. Sapete che cosa accadde? Che l'Olp (l'organizzazione per la Liberazione della Palestina, di cui l'attuale Autorità Palestinese è il braccio operativo dopo Oslo), si mise a strillare come un'aquila e ottenne un paio di risoluzioni dell'Onu - eh già, l'Onu - per diffidare Israele da questo terribile abuso.

ONU CONTRARIA AL REINSEDIAMENTO DEI RIFUGIATI PALESTINESI NELLA STRISCIA DI GAZA
Per esempio, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite Risoluzione 34/52 del 23 novembre 1979 dichiara che: "le misure di reinsediamento dei rifugiati palestinesi nella Striscia di Gaza, allontanati dalle loro case e proprietà dalle quali sono stati spostati, costituisce una violazione del loro diritto inalienabile al ritorno; Invita ancora una volta Israele a desistere dalla rimozione ed il reinsediamento dei profughi palestinesi nella Striscia di Gaza". Israele la smise, naturalmente: come aiutare chi ti sputa in un occhio per il fatto che lo aiuti?
Il vice ministro degli esteri israeliano Danny Ayalon ha diffuso su YouTube un filmato di cinque minuti intitolato La verità sulla questione dei profughi - terzo video dopo quello sulla Cisgiordania e Il processo di pace - in cui spiega in parole semplici alcuni dei più complessi nodi del conflitto israelo-arabo-palestinese. Nel video Ayalon chiede chi sono i profughi, del perché dopo più di sessant'anni è ancora una questione aperta, come è incominciata la tragica e obliata storia di più di 850.000 ebrei delle antiche comunità ebraiche cacciati dalla conquista islamica nei Paesi arabi.
Al contrario, continua il vice di Lieberman, 160.000 arabi accettarono l'offerta di Israele di restare ed oggi vi sono più di un milione di cittadini arabo-israeliani che vivono in Israele con pieni diritti di cittadinanza. Uno status invece negato dai vicini arabi che ai profughi palestinesi riservano una serie di leggi discriminatorie: divieto di ottenere la cittadinanza (ad eccezione della Giordania), impossibilità di accedere a molte professioni, limitazioni al possesso di terreni, restrizioni di movimento, diniego di istruzione e assistenza sanitaria.

AGENZIA ONU SPECIFICA PER I RIFUGIATI PALESTINESI
Un'altra stoccata viene scagliata contro l'Onu: "Mentre tutti i profughi del mondo vengono assistiti dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), un'agenzia separata, l'UNRWA, venne creata specificamente per i palestinesi. Come mai i profughi palestinesi non possono condividere la stessa agenzia con i profughi di Bosnia, del Congo o del Darfur, tanto per citarne alcuni?".
La risposta secondo il vice ministro israeliano è: "Mentre l'agenzia centrale delle Nazioni Unite aiuta i profughi a reinserirsi, l'agenzia Onu per i profughi palestinesi contribuisce a perpetuare il loro status, applicando criteri atipici. Ad esempio, i profughi perdono il loro status di profugo quando ricevono la cittadinanza di un paese riconosciuto, i profughi palestinesi no; i profughi non possono trasmettere il loro status da una generazione all'altra, i profughi palestinesi sì; i profughi vengono incoraggiati a reinserirsi in altri paesi o ad integrarsi nei paesi che li ospitano, cosa che l'UNRWA evita di fare.
Le Nazioni Unite spendono per ogni singolo profugo palestinese circa tre volte più di quanto spendono per un profugo non palestinese, e impiegano uno staff oltre trenta volte più numeroso. Insomma, per tutto il XX secolo le Nazioni Unite hanno trovato soluzioni durevoli per decine di milioni di profughi, mentre l'agenzia per i profughi palestinesi non ha trovato soluzione per un solo profugo".

 
Titolo originale: Come mai ci sono ancora i profughi palestinesi?
Fonte: Vero Medioriente

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