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L'INDIA DELUDE LE LOBBY GAY E MANTIENE LA CONDANNA PENALE PER IL REATO DI OMOSESSUALITA'
Una società sana considera un crimine il rapporto sessuale contro natura (è così per ogni società, eccetto l'Occidente di oggi)
di Vittorio Messori

Non si ripeterà mai abbastanza che Dio non ha bisogno delle nostre bugie o delle nostre manipolazioni della storia, magari per adeguarci allo spirito del tempo, nella speranza di suscitare simpatie nei nostri contemporanei.

L'INDIA HA DELUSO LE LOBBY GAY
Per stare a un fatto recente: la Corte Costituzionale dell'India ha deluso le lobby gay, confermando la condanna prevista dal Codice penale per il "reato di omosessualità". Tra coloro che hanno protestato per il mantenimento di quel reato c'è stato anche, a nome della Conferenza Episcopale dell'India, che presiede, il cardinal Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, ora Mumbai. Ha affermato il porporato: «La Chiesa cattolica non è mai stata contraria alla depenalizzazione dell'omosessualità, perché mai ha considerato come criminali coloro che la praticano. In quanto cristiani esprimiamo loro il nostro pieno rispetto verso questi fratelli. La Chiesa cattolica si oppone alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma insegna che gli omosessuali hanno la stessa dignità di ogni essere umano».

SCRITTURA E TRADIZIONE
Preciso subito: non intendo prendere posizione, qui, su una questione così arroventata e ancora ben lungi dal trovare unanimità di consensi. Nella Chiesa e fuori. Già ne ho parlato altrove. Ciò che ora interessa osservare è che, pur dando per scontate le buone intenzioni, le parole del presule indiano non rispecchiano né la Scrittura né la Tradizione. Quanto alla Bibbia, lasciamo pur da parte la pena di morte prevista, senza eccezioni, per i "sodomiti" nell'Antico Testamento. Quanto al Nuovo, accenniamo solo al san Paolo che, sin dal primo capitolo della lettera ai Romani, parla di «passioni infami», «atti ignominiosi», «intelligenza depravata» e altro, sino a concludere che «gli autori di tali cose meritano la morte».

SANT'AGOSTINO, GREGORIO XIII, CONCILIO LATERANENSE III
Per venire alla Tradizione cattolica, sorprende davvero che il cardinale indiano affermi che «la Chiesa non ha mai considerato criminali coloro che praticano l'omosessualità». Per ricordare soltanto alcune prese di posizione del Magistero: un papa proclamato santo, Pio V, pubblicò una Costituzione apostolica significativa sin dalle due prime parole: Horrendum illud. Nel documento si giudica «il supplizio capitale opportuna punizione per l'orrendo crimine del peccato contro natura». Lo stesso pontefice in un'altra Costituzione, Cum primum, ammonisce i magistrati civili che «se saranno negligenti nel punire questi crimini, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio divino». Ma già sant'Agostino affermava che gli atti di sodomia «devono essere condannati e puniti dalla Chiesa ovunque e sempre». E quel Santo sapeva quel che diceva, visto che nelle sue Confessioni sembra far capire che, prima della conversione, egli pure non disdegnò il costume del Basso Impero Romano, per il quale era pratica normale, anche per i non omosessuali, la pederastia con i giovani schiavi. Per tornare ai papi, Gregorio XIII, promulgando gli Statuta Urbis Romae, confermò che anche, anzi soprattutto, nell'Urbe i sodomiti dovevano essere condotti al rogo. Sul piano più alto, quello del Diritto Canonico, la condanna più severa è stabilita nel Decretum di Graziano e nel Concilio Lateranense III fu approvato un canone che ribadiva la pena di morte per i sodomiti, pena preceduta dalla solenne scomunica.

LA CONDANNA DI TUTTE LE RELIGIONI E CULTURE (ECCETTO L'OCCIDENTE LIBERAL)
Si potrebbe continuare, ma ce ne è abbastanza per mostrare che la tolleranza cattolica nei riguardi dell'omosessualità non è mai esistita: al contrario, il termine "crimine" (checché se ne dica a Bombay) è ribadito nei termini più espliciti. Oggi si può, anzi si deve, approfondire un tema che sembra diventato addirittura centrale nel dibattito anche politico. Ci sarà lavoro, nella Chiesa, per teologi e moralisti per stabilire se e come sia stato giustificato tanto rigore verso una minoranza spesso incolpevole e che, enigmaticamente, si rinnova in ogni popolo a ogni generazione. Occorrerà però confrontarsi con quanto Scrittura e Tradizione, unanimi, hanno sempre insegnato, non rimuovendo un costante insegnamento sia biblico che canonico. Non è né lecito né utile ad alcuno cambiare la carte in tavola per cercare la benevolenza del pensiero egemone attuale. Non dimenticando, peraltro, che la condanna cristiana non è certo isolata ma rispecchia quella di ogni altra religione e società. Oggi ancora, con la sola eccezione dell'Occidente liberal.

 
Titolo originale: Tra spunti e appunti
Fonte: Il Timone, giugno 2014

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