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IRLANDA 2
Una sintesi della lettera del Papa ai cattolici d'Irlanda
di Marco Ciamei

Cosa direbbe un padre alla sua famiglia in un tempo di particolari difficoltà? Con quale stile parlerebbe ai suoi amati? Come riprenderebbe chi ha sbagliato, come consolerebbe chi ha sofferto, come incoraggerebbe chi vuol rimboccarsi le maniche per migliorare la situazione? Come affronterebbe, insomma, una grande crisi?
“Lettera pastorale del Santo Padre Benedetto XVI ai cattolici dell’Irlanda”, firmata venerdì 19 marzo e diffusa ieri. La lettera di un padre ai suoi figli nel momento di maggiore prova e, in fondo, al mondo intero (proprio così) profondamente scosso da quanto sta sentendo ogni giorno nei mass media.
Lo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa irlandese prende avvio pubblicamente nel 1994, a seguito del venire alla ribalta del caso del religioso Brendan Smyth, condannato a 4 anni di prigione per aver usato violenze nei confronti di quattro ragazzi in Irlanda del Nord. Di seguito vi è stato il caso di Andrew Madden, 1995, che denunciò le violenze subite da un sacerdote dell’arcidiocesi di Dublino da quando aveva 12 anni. Quelli furono l’inizio di una escalation che ha portato alla pubblicazione, nel maggio 1999, da parte della giornalista Mary Raftery, di un documentario (States of fear = Stato di paura), poi trasposto in un libro (Suffer of little children = Sofferenza di un piccolo bambino).
Il “caso” è diventato sempre più imponente, portando diversi governi a disporre commissioni di inchiesta: la prima è quella relativa alla diocesi di Fern, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2005; è seguita poi nel maggio 2006 la pubblicazione del rapporto Ryan, il quale dà conto di 9 anni di indagini sulle testimonianze di circa 2.500 ex allievi di scuole cattoliche; per arrivare nell’ottobre 2009 al rapporto Murphy, il più dettagliato, con analisi di storie di abusi dal 1975 al 2004 nella diocesi di Dublino.
Nel febbraio 2010 il Papa ha convocato a Roma i vescovi irlandesi per confrontarsi insieme sul problema, sulle cause da individuare e sui rimedi da attuare per evitare che in futuro possano di nuovo accadere fatti del genere.
Sino al 19 marzo 2010: spiazzando tutti, con una lettera dal contenuto tanto appassionato quanto inedito (che ricorda un'altra lettera, quella di un anno fa indirizzata ai vescovi per "spiegare" il ritiro della scomunica ai lefebvriani), nella sua veste di padre come non se ne vedono da tanto tempo, il Papa ha inviato alla Chiesa d’Irlanda una lettera pastorale che è davvero il caso di leggere, essendo peraltro di un contenuto per nulla cattedratico, anzi quanto mai semplice e diretto.
Di seguito propongo una sintesi: sicuramente non potrà rendere la passione e l'autenticità che emergono dal testo di questa lettera ... che, a mio parere, verrà ricordata a lungo.
1. LA GRANDE PREOCCUPAZIONE DEL PAPA.
“Con grande preoccupazione” e “come Pastore della Chiesa universale”, il Papa si rivolge ai fedeli irlandesi, in quanto “profondamente turbato dalle notizie apparse circa l’abuso di ragazzi e giovani vulnerabili da parte di membri della Chiesa in Irlanda, in particolare da sacerdoti e religiosi”.
Condividendo il “senso di sgomento e di tradimento” che ogni fedele ha sperimentato alla notizia di tali fatti e di come alcuni pastori li hanno gestiti, il Papa rende innanzitutto conto del recente incontro avuto con i vescovi d’Irlanda in cui, con riflessioni “franche e costruttive”, si è affrontata la vicenda al fine di “riparare alle ingiustizie del passato e per affrontare le tematiche più ampie legate all’abuso dei minori secondo modalità conformi alle esigenze della giustizia e agli insegnamenti del Vangelo”.
2. L’ESIGENZA DI AFFRONTARE CON CORAGGIO E VERITÀ IL PROBLEMA.
Prendendo quindi atto che “il problema dell’abuso dei minori non è specifico né dell’Irlanda né della Chiesa”, il Papa invita i fedeli irlandesi tutti ad affrontare il problema “con coraggio e determinazione”, “con grande fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dio”.
Il primo passo da fare, per la Chiesa d’Irlanda, dunque, è per il Papa quello di “riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi”. Solo in tal modo, infatti, e con una tale consapevolezza sarà possibile pervenire ad uno “sforzo concentrato concertato per assicurare la protezione dei ragazzi nei confronti di crimini simili in futuro”. Questo, comunque, deve essere fatto ricordando della “roccia in cui siete stati tagliati” (frase tratta dal libro di Isaia al cap. 51,1), ossia facendo memoria della forza e della testimonianza che la Chiesa irlandese ha saputo dare con grandi risultati nel passato.
3. LA TRADIZIONE GLORIOSA DELLA CHIESA D’IRLANDA.
Il Papa, quindi, senza alcun tono trionfalistico, ma al solo fine di incoraggiare i suoi figli, ricorda ai fedeli irlandesi il glorioso passato della Chiesa d’Irlanda, contrassegnato da personaggi di spicco della cultura monastica (san Colombano tra tutti); dalla costruzione e conduzione di ospedali, scuole, chiese, biblioteche; da una lunga ed intensa persecuzione dal ‘500 in poi, con una attesa rinascita a partire dall’ ‘800; dalla ricca presenza di fedeli consacrati al Signore e che hanno donato la loro vita anche per altri popoli (i missionari in Africa, in Asia, in Australia); da una vita spirituale presente capillarmente nel popolo.
4. L’ANALISI DEL PROBLEMA DEGLI ABUSI SUI MINORI.
Sennonché, rileva il Papa, le nuove sfide degli ultimi decenni e il rapidissimo cambiamento sociale hanno “colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all’insegnamento e ai valori cattolici”. Il “programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano II fu a volte frainteso”, anche se “era tutt’altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti”.
In particolare e scendendo al cuore del problema, il Papa nota come “vi fu una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci penali nei confronti di situazioni canoniche irregolari”: è proprio in questo contesto che va compreso “lo sconcertante problema dell’abuso sessuale dei ragazzi”, in quanto esaminando con attenzione le cause è possibile “trovare rimedi efficaci”.
Il Papa, dunque, elenca quelli che a suo parere (e non solo, ovviamente) sono stati i fattori che hanno contribuito all’esplosione del problema:
- “procedure inadeguate per determinare l’idoneità dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa”;
- “una tendenza nella società a favorire il clero e altre figure in autorità” e “una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali”, che hanno portato come risultato alla “mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona”.
Si tratta di circostanze la cui comprensione e risoluzione va affrontata “con urgenza”, in quanto hanno portato a terribili sofferenze per le vite delle vittime e per le loro famiglie, oscurando la luce del Vangelo “a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione”.
5. LA VISITA DEI VESCOVI A ROMA NEL 2006.
Il Papa, dunque, fa sapere che nella visita dei vescovi d’Irlanda a Roma del 2006 aveva chiesto di “stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i princìpi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi” (citazione diretta dal “Discorso ai vescovi dell’Irlanda, 28 ottobre 2006”).
Si perviene, quindi, al cuore della lettera: il Papa, che già “in diverse occasioni” ha “incontrato vittime di abusi sessuali” ascoltandoli e pregando con e per loro, si rivolge ora ai suoi figli coinvolti in questa dolorosa vicenda.
6. ALLE VITTIME DI ABUSO E ALLE LORO FAMIGLIE.
Il profondo dolore, che è di tutti noi, traspare dalle parole del Papa. “Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia e la vostra dignità è stata violata”. Il Papa riconosce che molti di coloro che sono stati vittime di abusi, i più coraggiosi che hanno parlato delle loro sofferenze, nessuno li ha ascoltati; così come riconosce che le vittime nei convitti hanno sperimentato la disperazione di non poter fuggire alla causa del loro dolore. Il Papa, quindi, esprime a nome di tutta la Chiesa “la vergogna e il rimorso che tutti proviamo”, ma allo stesso tempo chiede di “non perdere la speranza”.
È infatti nella Chiesa che si incontra Cristo Gesù, “egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato”, che “come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire”. Il Papa crede fermamente e invita le vittime di abusi a credere al “potere risanatore del suo [di Gesù, n.d.a.] amore sacrificale”, che passa proprio attraverso una “Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata nella carità pastorale”.
7. AI SACERDOTI E AI RELIGIOSI CHE HANNO ABUSATO DEI RAGAZZI.
Un giudizio severo, anche se non inclemente. “Avete tradito la fiducia risposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio e davanti ai tribunale debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli”.
Consapevoli del “danno immenso causato alle vittime” e del grande danno “perpetrato alla Chiesa”, hanno la possibilità di aprirsi al pentimento e ricevere la misericordia di Dio, “offrendo preghiere e penitenze per coloro che avete offeso”, consapevoli che “il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali”. Senza disperare della misericordia di Dio, quindi, i colpevoli devono rendere conto delle proprie azioni, non nascondere nulla e sottomettersi alle “esigenze della giustizia”.
8. AI GENITORI.
Vittime non meno sofferenti dei ragazzi, ma a volte anche assenti dalla loro vita, i genitori ricevono dal Papa parole di verità riguardo alle “cose terribili che ebbero luogo in quello che avrebbe dovuto essere l’ambiente più sicuro di tutti” e li invita a riscoprire ulteriormente al “compito nobile ed esigente” che Dio a loro, prima di tutto e di tutti, ha affidato nell’educazione dei figli.
Un rinnovato appello a “fare la vostra parte per assicurare la miglior cura possibile dei ragazzi”, mentre la Chiesa, da parte sua, “continua a mettere in pratica le misure adottate negli ultimi anni per tutelare i giovani negli ambienti parrocchiali ed educativi”.
9. AI RAGAZZI E AI GIOVANI DELL’IRLANDA.
Anche loro vittime dello scandalo. Il Papa offre a loro “una particolare parola di incoraggiamento”: infatti, “siamo tutti scandalizzati per i peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa”, ma – qui il Papa mostra con coraggio e gioia il fondamento dell’insegnamento di Gesù e degli Apostoli – “è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre” (si veda la Lettera del Nuovo Testamento agli Ebrei, cap. 13,8).
L’invito è, quindi, a cercare un “rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa, perché lui non tradirà mai la vostra fiducia!”. Ai giovani guarda il Papa, perché contribuiscano con il loro entusiasmo e il loro idealismo, “tanto necessari alla ricostruzione e al rinnovamento della nostra amata Chiesa”.
10. AI SACERDOTI E AI RELIGIOSI DELL’IRLANDA.
Si rivolge il Papa ai tanti sacerdoti e religiosi presenti e operanti in Irlanda, feriti anch’essi dai peccati di loro confratelli. Molti di loro si sentono, infatti, “personalmente scoraggiati e anche abbandonati”, anche perché agli occhi di alcuni appaiono (con espressione tanto precisa quanto emblematica) “colpevoli per associazione”. L’invito del Papa è a riaffermare la “fede in Cristo” e l’amore verso la sua Chiesa: solo in questo modo, infatti, potranno ancora dimostrare che “dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia” (frase tratta dalla Lettera ai Romani, al cap. 5,20).
Pur consapevole che molti dei sacerdoti e dei religiosi sono “delusi, sconcertati e adirati per il modo in cui queste questione sono state affrontate da alcuni superiori”, il Papa li invita con rinnovato slancio a collaborare di nuovo e da vicino con “coloro che sono in autorità”, adoperandosi affinché le misure trovate per rispondere alla crisi “siano veramente evangeliche, giuste ed efficaci”.
11. AI VESCOVI.
I “miei fratelli vescovi”, così si esprime il Papa. Parla sin da subito molto chiaro: “non si può negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori hanno mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi sui ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse”. Allo stesso tempo il Papa capisce “quanto era difficile afferrare l’estensione e la complessità del problema”, “ottenere informazioni affidabili” e “prendere decisioni giuste alla luce di consigli divergenti di esperti”.
Il Papa apprezza gli sforzi fatti per rimediare agli errori del passato e per evitare che si ripetano, li invita però a proseguire con una “azione decisa portata vanti con piena onestà e trasparenza”, in modo tale da “ripristinare il rispetto e il benvolere degli irlandesi verso la Chiesa alla quale abbiamo consacrato la nostra vita”. Ai vescovi e ai superiori religiosi, il Papa ricorda che la gente dell’Irlanda “giustamente si attende che siate uomini di Dio, che siate santi, che viviate con semplicità, che ricerchiate ogni giorno la conversazione personale”. A tal fine li invita – indicando forse una delle più importanti ricette per la soluzione del problema – ad essere “sensibili alla vita spirituale e morale di ciascuno dei vostri sacerdoti. Siate un esempio con le vostre stesse vite, siate loro vicini, prestate ascolto alle loro preoccupazioni, offrite loro incoraggiamento in questo tempo di difficoltà e alimentate la fiamma del loro amore per Cristo e il loro impegno nel servizio dei loro fratelli e sorelle”.
12. A TUTTI I FEDELI DELL’IRLANDA.
Rivolgendosi a tutti i fedeli irlandesi, dunque, il Papa ricorda quanto sia importante che i giovani siano “incoraggiati a crescere fino alla loro piena statura umana e spirituale, ad aspirare ad alti ideali di santità, di carità e di verità e a trarre ispirazione dalla ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale”.
In tale opera, ogni fedele ha il suo compito, risultando necessario per superare la presente crisi che ci sia “una nuova visione per ispirare la generazione presente e quelle future a far tesoro del dono della nostra comune fede”.
13. LA VICINANZA SPIRITUALE DEL PAPA.
Le parole del Papa sono rivolte, quindi, ai suoi fedeli della Chiesa d’Irlanda “con profonda preoccupazione” verso loro tutti, mosso dal desiderio di offrire “parole di incoraggiamento e di sostegno”, quali segno della sua “spirituale vicinanza” e della fiducia nelle “capacità di rispondere alle sfide dell’ora presente”.
14. LA CONCLUSIONE E LE PROPOSTE DI INIZIATIVE.
Il Papa, dunque, conclude la sua lettera pastorale proponendo alcune “iniziative concrete per affrontare la situazione”: sono indirizzate alla Chiesa d’Irlanda, ma certamente risultano valide per la Chiesa intera, oggi sofferente per questo problema.
Eccole:
- che la “Quaresima di quest’anno sia considerata tempo di preghiera per una effusione della misericordia di Dio e dei doni di santità e di forza dello Spirito Santo sulla Chiesa” irlandese;
- dedicare “le penitenze del venerdì, per un intero anno, da ora fino alla Pasqua del 2011, per questa finalità”;
- offrire il digiuno, la preghiera, la lettura della Sacra Scrittura e le opere di misericordia “per ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda”;
- “riscoprire il Sacramento della Riconciliazione”, avvalendosi “con maggiore frequenza della forza trasformatrice della sua grazia”;
- riservare una particolare attenzione alla adorazione eucaristica, prevedendo in ogni diocesi “chiese o cappelle specificamente riservate a questo fine”. Il Papa chiede che “le parrocchie, i seminari, le case religiose e i monasteri organizzino tempi per l’adorazione eucaristica, in modo che tutti abbiano la possibilità di prendervi parte”, riparando così ai peccati di abuso che “hanno recato tanto danno” e invocando così “la grazia di una rinnovata forza e di un più profondo senso della missione da parte di tutti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli”;
- il Papa intende, inoltre, “indire una visita apostolica in alcune diocesi dell’Irlanda, come pure in seminari e congregazioni religiose”;
- una “missione a livello nazionale per tutti i vescovi, i sacerdoti e i religiosi”.
Il Papa dà, nuovamente, in consegna ai consacrati della Chiesa dell’Irlanda, la figura autenticamente sacerdotale e consacrata di san Giovanni Maria Vianney (il santo Curato d’Ars), affinché il sacerdozio in Irlanda “possa riprendere vita e possa l’intera Chiesa in Irlanda crescere nella stima del grande dono del ministero sacerdotale”.
Il Papa, quindi – dopo aver incoraggiato i fedeli ricordando che nella Chiesa del mondo “le prassi vigenti di tutela, fatte proprie dalle Chiese locali, sono considerate, in alcune parti del mondo, un modello da seguire per altre istituzioni” – lascia in consegna una speciale “Preghiera per la Chiesa in Irlanda”, che invia loro “con la cura che un padre ha per i suoi figli e con l’affetto di un cristiano come voi, scandalizzato e ferito per quanto accaduto nella nostra amata Chiesa”.

 
Fonte: Avvenire


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