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LO STRANO SCHIAMAZZO PER UN SEMPLICE ARTICOLO
Ribadisco che sono mosso soltanto dall'amore per la Chiesa e dal rispetto per il Vicario di Cristo in terra
di Vittorio Messori

Sono convinto che il credente, soprattutto se scrive di cose direttamente religiose, abbia dei doveri verso i suoi lettori. Dovere, innanzitutto, di rassicurarli che colui i cui scritti prendono sul serio può, a sua volta, essere preso sul serio. Dovere, dunque, di spiegare che cosa si è voluto dire, perché lo si è detto e (in caso di contestazione) perché si pensa, in coscienza, di non avere sbagliato.
Eccomi qui dunque a spiegare (non certo per fatto personale ma per un doveroso impegno verso chi mi segue su questa rubrica) che cosa è davvero successo tra lo scorso Natale e l'Epifania, quando inaspettatamente mi sono trovato al centro di una sorta di bufera mediatica. [...]

BASTA LEGGERE L'ARTICOLO
Innanzitutto, ciò che ha sorpreso non solo me ma anche la stessa direzione del Corsera, e i molti lettori che hanno voluto dirmi la loro solidarietà, è il fatto che coloro che insultavano, scrivevano appelli drammatici, raccoglievano firme, gridavano al complotto, invocavano provvedimenti di censura, ebbene costoro sembravano uniti da una caratteristica: non aver letto affatto l'articolo che provocava il loro sdegno. Si basavano su dei sentito dire, su titoli faziosi di giornali, su post nei siti internet, su ossessioni ideologiche, su fantasmi inconsistenti.
Dunque, primo suggerimento che mi permetto di dare ai lettori di questo nostro Timone: se non lo hanno fatto – e, naturalmente, se il caso gli interessa – leggano quanto ho scritto davvero. [...] Si vedrà come il tono sia del tutto pacato; l'informazione corretta; esplicito il rispetto verso il "Vescovo di Roma"; la prospettiva religiosa messa in primo piano; ricordata quale debba essere la prospettiva del cattolico; non dimenticata l'umiltà di chi sa che può sbagliare e non vuole condurre altri all'errore e sa anche che a lui non è dato quel carisma che lo Spirito Santo riserva all'eletto nella Cappella Sistina. Non sto celebrandomi: credo che si tratti di realtà oggettive, come hanno riconosciuto coloro, pochi, che si sono dati la briga di leggere (vedi http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3586, N.d.BB).

CODICE DI DIRITTO CANONICO
In ogni caso sarà bene ricordare ai lettori, anche cattolici, quanto sancisce il Diritto Canonico, la legge che regge la Chiesa, al Canone 212, paragrafo 3: «In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, i laici hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità della persona». La libertà del "popolo di Dio", in casi come questi, è dunque proclamata e salvaguardata. È ciò che hanno dimenticato proprio quelli che da sempre invocano e pretendono la partecipazione del "popolo di Dio" alla gestione quotidiana della Chiesa.

AVVENIRE ALL'ATTACCO
Per tornare a noi: c'è da riflettere su fatti curiosi, certo inediti nella Catholica: il direttore del quotidiano Avvenire, quello del quale l'episcopato italiano risana da sempre i debiti col nostro 8 per mille, si è recato in una sorta di "visita di riparazione" a Radio Radicale, quasi scusandosi con Pannella e dicendo che, a ben vedere, gli obiettivi di quell'anziano guru anticristiano sono spesso quegli stessi dei cattolici. Devo dire, al proposito, che molti sono rimasti sorpresi da una ostinazione persecutoria di quell'Avvenire da cui i cattolici sensati aspettavano, semmai, prospettive diverse dalla mia ma esposte pacatamente, non con una sorta di persecuzione tenace: prima un editoriale, ovviamente negativo; poi una intera paginata di lettere al vetriolo con la sentenza senza attenuanti e senza appello del direttore; il giorno dopo e l'altro ancora, altre lettere di lettori adirati, quasi non esistessero messaggi solidali con il blasfemo Messori. Eppure, nella mia casella di posta sono giunti a decine. Qua e là, poi, sparsi in molti articoli ed editoriali punture di spillo o pugnalate, tanto da far pensare che nel direttore di quel giornale, che peraltro non ho mai incontrato e neppure mai visto, ci sia una sorta di fatto personale. È strano, visto che per anni, al foglio che ora dirige, ho dato quanto potevo, con risultati forse non trascurabili, iniziando proprio lì quella rubrica "Vivaio" che è arrivata sino a questo Timone.
Per stare sempre a fatti inediti: coloro (spesso anziani, in quanto vedovi e orfani della contestazione sessantottina) che, per decenni, hanno versato quantità industriali di sterco su Paolo VI, su Giovanni Paolo II, su Benedetto XVI hanno indossato per l'occasione le divise da zuavi pontifici, hanno redatto e firmato vibranti appelli, hanno addirittura organizzato banchetti per la raccolta di firme a difesa del "vescovo di Roma", contro il codardo aggressore che qui scrive. Accennavamo, come a caso esemplare, allo sdegno di un Leonardo Boff che, dopo gli strali annosi lanciati contro i pontificati precedenti, dopo essere uscito dalla Chiesa sbattendo la porta, dopo avere creato un culto tutto suo, nominatosi sacerdote di Gaia, invoca da quella Chiesa che ha rifiutato provvedimenti severi verso chi osa anche solo porre domande, rispettose quanto sofferte e fondate, a un Papa. È singolare in lui, e in molti altri come lui, sentire l'elogio e l'invocazione della censura contro la libertà di pensiero del cattolico, per giunta in ciò che non è dogma ma semplice pastorale!

LO STRANO SCHIAMAZZO
Naturalmente, tra chi gridava alla bestemmia solo per avere espresso alcune, rispettose, perplessità era ovvio che il Messori era solo lo strumento, naturalmente ben pagato, di un oscuro complotto. Dicevo, in apertura di quel mio articolo, che avrei volentieri fatto a meno, in quel momento, di espormi con quella sorta di confessione, non avendo ancora ben capito quale sia il progetto preciso di Francesco. Dunque, dicevo che mi rassegnavo a scrivere perché mi era stato "richiesto". Era scontato che quella "richiesta" veniva dal Corriere, con il quale da almeno una dozzina d'anni ho un contratto di collaborazione. Sbagliavo a non precisare, dimenticando l'istinto pavloviano alla dietrologia di un certo mondo. Così, si è scritto, con l'aria vissuta di chi conosce i retroscena, che la richiesta mi era in realtà venuta dalla massoneria, dall'Opus Dei, dai lefebvriani, dalla Confindustria, da cardinali dissidenti, dalla Curia romana, da partiti politici, da lobby di fautori della restaurazione e così via, in un delirio di "ecco chi c'è dietro". Rispondendo a Franco Monaco, che mi poneva egli pure la domanda, gli confessavo che – per la delusione dei complottardi – tutto era stato di una banale normalità; scrivendo per un giornale non avevo fatto altro che rispondere a una richiesta del giornale stesso, senza indicazioni previe su come scrivere il pezzo e senza aggiustamenti, a pezzo scritto, di chicchessia.
Si potrebbe continuare ma basta così, lo schiamazzo non è poi così importante da meritare un impegno ulteriore. Per terminare, volevo solo confermare ai lettori ciò che peraltro è scontato e non avrebbe bisogno di essere ribadito: quel che mi ha mosso in quell'articolo e che, spero, mi muoverà in futuro non è altro che l'amore per la Chiesa e il rispetto per colui che, secolo dopo secolo, è chiamato a guidarla in terra. Un rispetto quale si deve a un padre, dunque tale non solo da permettere ma anzi da esigere lo scambio di vedute, il confronto pacato di opinioni, ovviamente su ciò che non attiene al Credo di cui solo lui, il Papa, è custode. Quel "vescovo di Roma" per il quale, come ricordavo alla fine dell'articolo maudit, ogni cattolico ha il dovere di pregare.

Nota di BastaBugie: ecco gli articoli precendentemente pubblicati

COSA PENSO DI PAPA FRANCESCO
Ogni Papa ha interpretato la sua parte idonea e, alla fine, rivelatasi necessaria, per questo ho scelto di osservare, ascoltare, riflettere senza azzardarmi in pareri temerari
di Vittorio Messori
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3568

LE DISTRUTTIVE CRITICHE ALL'EQUILIBRATO ARTICOLO DI MESSORI SUL PAPA
C'è un ''Tribunale del popolo'' che sta cercando di usare papa Francesco contro i suoi predecessori (nella speranza di usarlo contro la Chiesa stessa)
di Riccardo Cascioli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3586

LA REPUBBLICA E IL CORRIERE DELLA SERA CONTRO MESSORI
Un fuoco di fila sconcertante a cui si accoda anche il direttore di Avvenire che a Radio Radicale...
di Riccardo Cascioli
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3576

 
Titolo originale: Lo strano schiamazzo
Fonte: Il Timone, febbraio 2015

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