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IL QUINTO POTERE CI DICE PER COSA PIANGERE E PER QUANTO TEMPO
Si parla solo dei profughi morti in mare (mentre l'Isis continua indisturbato i suoi massacri), poi tutti attenti al 70° della Liberazione (ma nessuno ricorda i preti uccisi dai partigiani)
di Rino Cammilleri

Accesa la tivù per il solito tiggì serale, il mega-tema era quello del giorno: quello, cioè, su cui si sono tuffati corpo morto tutti, diconsi tutti, i tiggì e i giornali, i vari media e i vari social; insomma, il Riflettore universale inquadrava il barcone capovolto e i morti in mare.
Per giorni non si è parlato d'altro e perfino Obama, nell'altro emisfero, ha dovuto dire qualcosa. Contiamo i minuti e aspettiamo che succeda qualcos'altro, così che il Riflettore si sposti e, puntandosi altrove, spenga la nostra memoria a breve termine. Quei settecento o novecento annegati hanno avuto i loro minuti di silenzio e l'unanime cordoglio solo perché il Riflettore li ha puntati e tenuti inquadrati, sennò non se li sarebbe filati nessuno.

CINICO DIRLO? NO, SOLO TRISTE
Ma, sapete com'è: occhio non vede, cuore non duole. Ho letto non ricordo dove che una bambina yazida di nove anni è stata stuprata da ben dieci adulti dell'Isis, è rimasta incinta e può morire di parto data l'età; attualmente è mezzo catatonica, devastata nel corpo e nella mente. Ma è una notizia marginale, non so neanche se sia vera o falsa, difficile verificarne la fondatezza. A orecchio sembra plausibile, visto che il Califfato è uso vendere le schiave sessuali a prezzi inversamente proporzionali all'età della merce. Ma il Riflettore non l'ha mirata, perciò non esiste.
E' il Riflettore, infatti, a dirci per che cosa dobbiamo piangere e per quanto. Piangere? Sì, sì. In quel tiggì di cui dicevo, c'era una tizia che reggeva un microfono davanti alla bocca di un comandante di marina, che veniva dalla tizia interrogato sul Tema del Giorno (gli annegati africani: lo ricordo perché non so se, quando questo mio scritto vedrà la luce, il Tema sarà ancora il medesimo). Sentite le domande. Una: che cosa ha provato? Quello, poveretto, mica ha risposto: ma che razza di domanda è? secondo lei che cosa avrei dovuto provare? No, si è limitato a ricambiare la banalità sentimentale. Domanda due (riguardo ai sopravvissuti): che cosa ha letto nei loro occhi? E il tapino, imbarazzato, si è esibito nel luogocomunismo emotivo richiesto dalla circostanza. Così, ha dovuto fare lui la parte dell'emozionato, visto che il tono della tizia che faceva le domande era coinvolgente e partecipato quanto quello dell'impiegato postale a cui porgi il modulo.

INUTILE CAMBIARE CANALE
Ma è inutile cambiare canale o quotidiano, perché anche le parole sono uguali: «carrette del mare cariche di disperati». Tutti «disperati», anche se alcuni si rivelano essere scafisti, altri trafficanti, altri ancora assassini di cristiani per un sorso d'acqua. Altri ancora, infine, sopportano botte e umiliazioni finché sono in terra d'Africa, poi sfasciano i nostri centri d'accoglienza se quest'ultima non è di loro gradimento. Ma noi, che siamo «buoni», siamo tutti Charlie solo perché ce lo ordina il Riflettore, altrimenti piangeremmo per l'orsa trentina, mica per i «disperati» della sponda Sud. D'altronde, l'elenco dei luoghi in cui molta più gente viene massacrata per molto meno è lunghissimo, e non possiamo passare l'esistenza a piangere sulle sorti dell'umanità. Perciò esiste il Riflettore, al quale dobbiamo essere grati perché si è caricato del fardello di indicarci per chi o cosa dobbiamo di volta in volta piangere o fremere o sdegnarci. Ancora un paio di giorni di pianto sui migranti e poi il Riflettore nazionale punterà sul 70° della Liberazione, così che potremo riporre il fazzoletto (bianco e tirar fuori quello rosso).
C'è da dire che un Riflettore di Regime è meglio, perché, almeno, chi lo manovra ha un criterio preciso. Così, è facile, come ai tempi dell'Urss, discernere il vero: basta guardare nella direzione opposta a quella indicata dal Regime. Ma noi, ahimè, abbiamo a che fare con un Riflettore manovrato da gente come la tizia del tiggì che faceva le domande, profonde come il bidet di casa sua, all'intervistato in divisa. Non prendetevela con lei, è una tizia-tipo, uguale a tanti altri. Se avesse avuto il tempo di intervistare uno scampato, è sicuro che gli avrebbe chiesto se perdonava lo scafista. E quello gli avrebbe risposto: non posso, sono musulmano.

 
Titolo originale: Il Grande Riflettore decide per cosa farci piangere
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23/04/2015

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