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REFERENDUM CONTRO LA BUONA SCUOLA? TEMPO PERSO
Sette motivi per cui non è bene spendere energie per questa raccolta firme, tra l'altro, controproducente
di Pierpaolo Servillo

La nostra associazione vuole fare chiarezza sulla proposta di un Referendum abrogativo di tutta la legge 107/2015 (cosiddetta della "buona scuola"): molti di noi stanno ricevendo tramite What's App e Facebook un pressante invito a firmare presso il Comune di residenza questo referendum.
È chiaro che a noi associazioni che combattono per il bene della famiglia e per la libertà di educazione delle famiglie interessa abrogare principalmente il comma 16 della legge che rafforza l'introduzione del "gender di stato" nelle scuole italiane (richiamando la legge 119/2013 ed il piano di azione del governo presentato da Giovanna Martelli (Pd) ad inizio Maggio) e non tutta la legge che presenta comunque aspetti molto problematici come quello delle graduatorie nazionali che lasceranno molte cattedre scoperte o costringeranno molti a non poter insegnare con grave danno per i nostri figli.
Cerchiamo in breve di fare chiarezza:
1) la notizia è veritiera, c'è questa possibilità in corso e si stanno raccogliendo le firme (ne occorrono 500 mila) per poter presentare il referendum;
2) è molto probabile che la Corte costituzionale giudichi inammissibile il referendum sia perché un unico quesito per abrogare una legge così lunga e disomogenea va contro il principio di omogeneità (secondo cui si devono porre quesiti comprensibili su temi simili, per cui semmai avrebbe senso porre un quesito su uno specifico argomento... per esempio il comma 16...) sia perché la legge è collegata al Documento di programmazione economica e finanziaria e pertanto non è abrogabile da un referendum;
3) le tempistiche per raccogliere le firme sono del tutto inappropriate: il termine scade il 15/10/2015; ma se si vuole votare nel 2016 occorre firmare entro il 24/9/2015... e c'è di mezzo agosto dove notoriamente molti non sono a casa...
4) l'iniziativa risulta poco credibile in quanto è un'azione condotta da un gruppo di persone vicine ad un'area politica che non ha nulla contro il comma 16 (anzi...); in pratica noi popolo della famiglia "saliremmo sul carro" di chi vuole abrogare tutto, quando però ci interessa solo abrogare un comma (o alcuni altri). E correremmo il rischio di essere strumentalizzati anche da forze politiche con cui non condividiamo i valori di riferimento;
5) in concreto ci ritroveremmo a sostenere (con tempo e danaro) un comitato referendario nazionale che avrebbe l'arduo compito di lavorare per mesi per portare a votare il 50%+1 degli italiani (negli ultimi 20 anni il quorum è stato raggiunto 1 volta nei referendum) ma nel quale convivrebbero posizioni e finalità diversissime;
6) non sono state coinvolte le associazioni di categoria e quindi manca l'appoggio di sigle importanti per arrivare anche solo a raccogliere le firme necessarie, figuriamoci a portare a votare la metà degli italiani;
7) se il referendum non dovesse raggiungere il quorum non se ne potrebbe indire un altro prima di 5 anni!! L'azione in corso potrebbe dunque anche essere una trappola per bloccare questa possibilità...
Le nostre associazioni guida a livello nazionale si sono chiaramente pronunciate contro questa iniziativa (vedi, ad esempio, il comunicato di Difendiamo i nostri figli e quello della Manif Pour Tous) e pertanto il popolo della famiglia NON si mobilita per questa cosa (fermo restando che ognuno è libero di muoversi come gli sembra meglio) concentrandosi sui contenuti e le proposte per il nuovo anno scolastico alle porte su cui stiamo tutti lavorando intensamente.
In presenza di un quesito referendario (che potrebbero presentare anche le nostre associazioni di riferimento) formulato in modo appropriato e concretamente sostenibile da molti, certamente si potrebbero fare valutazioni diverse.
Resta infine più sensata la proposta di chi s'impegna a costruire un'alternativa politica a chi ha fatto passare questa legge per poterla abrogare o ridefinire nei punti a nostro giudizio inammissibili una volta arrivati al governo.

Nota di BastaBugie: anche Riccardo Cascioli, direttore de La nuova Bussola Quotidiana ha espresso contrarietà al referendum.
Ecco il suo articolo del 14-08-2015:
In questi giorni diverse persone ci hanno chiesto maggiori informazioni a proposito del referendum abrogativo della Legge sulla Buona Scuola, per il quale è in corso una raccolta firme, a cui si stano unendo anche parrocchie e gruppi di cattolici, convinti così di fermare la diffusione del gender nella scuola. L'obiettivo è raggiungere 500mila firme entro il 30 settembre prossimo nella speranza di arrivare al voto - se la Cassazione lo riterrà ammissibile - nel maggio 2016.
Diciamo subito che noi non sosteniamo questo referendum, e cerchiamo di spiegarne i motivi.
Intanto va spiegato che in effetti i referendum proposti sono due: uno promosso da Possibile, il soggetto politico creato dall'ex dirigente PD Pippo Civati, ma riguarda soltanto gli articoli che danno nuovi poteri al dirigente scolastico. Il secondo, quello che ci interessa, chiede invece l'abrogazione dell'intera legge cosiddetta sulla Buona Scuola.
A parte i forti dubbi sull'ammissibilità di questo referendum, la prima questione riguarda il soggetto promotore e le sue reali intenzioni. Si tratta di un neonato comitato "Leadership alla scuola", che viene descritto come una fazione dello Snals, il sindacato autonomo della scuola. L'obiettivo di questa azione - che trova dissensi anche nei sindacati della scuola - non ha nulla a che vedere con l'opposizione all'articolo 16, che ha a che fare con la dottrina del genere e per il cui ritiro ci eravamo battuti durante la discussione in Parlamento. Poco male, si potrebbe dire: anche se gli scopi sono diversi, in fondo la loro battaglia coincide con ciò che vogliamo noi.
Non è proprio così: l'articolo 16 in questione, infatti, come abbiamo già spiegato a suo tempo è certamente pericoloso ma è un rafforzativo di una legislazione già esistente, vale a dire che rimanda alla Legge 119/2013 e al "Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere" (clicca qui). Impegnare energie e risorse per abrogare - peraltro con minime possibilità di successo - una legge sulla scuola, che lascerebbe comunque immutato tutto un quadro legislativo pro-gender, sembra davvero una fatica sprecata.
Tanto più che a settembre ben altre sfide decisive ci aspettano, visto che riprenderà il dibattito sul disegno di legge Cirinnà e sarà bene concentrare tutte le forze su questo fronte.
Peraltro, organizzare un referendum avrebbe senso se ci fosse un'ampia convergenza di forze, movimenti e associazioni, tale da poter almeno far sperare in un esito positivo. Tutte cose che allo stato attuale non esistono. E che ci fanno dire che aderire a questa iniziativa è solo tempo buttato

 
Titolo originale: perché non ci dobbiamo mobilitare per questo referendum
Fonte: Famiglia Verità e Persona, 10 agosto 2015


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