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NAZISTI ATEI? NO, PANTEISTI... E QUINDI ANTICRISTIANI
I loro dei erano l'Universo, la Razza, lo Stato, il Fato (ecco perché Hitler era animalista, vegetariano, credeva nella reincarnazione e perseguitava la Chiesa)
di Francesco Agnoli

Le due più spaventose ideologie di morte della storia, il comunismo e il nazionalsocialismo, hanno perseguitato entrambe, la fede cattolica e, in modi e con strategie diverse, la Chiesa.
Ma mentre il comunismo è stata ed è tutt'ora, dove ancora resiste, un'ideologia apertamente ed esplicitamente atea, il nazionalsocialismo appare più sfuggente. Non di rado gli storici tendono a definire "ateo" anche il nazionalsocialismo, in quanto ideologia che, nella sostanza, esclude Dio per sacralizzare e divinizzare Razza e Stato, ponendoli al di sopra di ogni cosa. Boris Pasternak considerava comunismo e nazismo come elementi dell'unica "notte materialista" e tanti come lui hanno sempre notato le somiglianze tra la forma mentis nazista e quella bolscevica, sottolineando come tra il materialismo comunista e il mito tedesco del sangue e del suolo (cioè della biologia e della terra), vi sia, appunto, una comune radice materialista.

UNA CONCEZIONE PANTEISTA
Anche molti oppositori del nazismo, nella Germania di allora, ne denunciavano la matrice atea, nel senso di negatrice di un Dio trascendente. I ragazzi della Rosa Bianca, che diedero la loro vita contro Hitler e per la Germania, scrissero in uno dei loro volantini: "Fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina da guerra continui a funzionare".
Altri invece hanno sottolineato come nella visione più esoterica, il nazismo fosse ricco di riferimenti religiosi: di riti, simboli e celebrazioni magiche. Sino alla presenza, sulla bocca di Hitler e di vari gerarchi, della parola "Dio". Cosa intendono i nazisti quando utilizzano questa parola? Siamo forse di fronte, come qualche polemista un po' grossolano, ha cercato di sostenere, ad un'ideologia di "credenti"? Il pontefice Pio XII, nella sua poco a sufficienza ricordata enciclica contro il nazismo, la Mit brenneder sorge, proprio per mettere in guardia i fedeli da un uso strumentale e fasullo della parola, afferma i quegli anni: "Abbiate cura che la fede in Dio […]" rimanga pura e integra nelle regioni tedesche. Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente […]. Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l'universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. Né è tale chi, seguendo una sedicente condizione precristiana dell'antico germanismo, pone in luogo del Dio personale il fatto tetro e impersonale […]". E aggiunge che il popolo, lo Stato e i rappresentanti del potere statale sono degni di rispetto, ma "elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi, e divinizzandoli con culto idolatrico" si "perverte e falsifica l'ordine da Dio creato e imposto", in modo radicalmente "lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme". Perciò Pio XII conclude che l'"aberrazione" in corso in Germania deve suscitare una "vigile ripulsa" perché "il nostro Dio è il Dio personale, trascendente, onnipotente, infinitamente perfetto". Per Pio XI non c'è dubbio: i nazisti sono panteisti, i loro dei sono l'Universo, increato ed eterno, la Razza, lo stato, "il fato tetro e impersonale". Essi non adorano dunque il Dio trascendente, Creatore del cielo e della terra dei cristiani.

LA CONFERMA DI ALCUNI IDEOLOGI NAZIONAL SOCIALISTI
Non è solo Pio XI a vederla così. Sono gli ideologi del nazismo a confermarlo. Martin Bormann, segretario di Hitler, respinge in particolare come assurdi due dogmi cattolici: la creazione del mondo e l'immortalità dell'anima. Così in alcune occasioni spiega che "quando noi nazionalsocialisti parliamo di una fede in Dio, non intendiamo per Dio, come cristiani ingenui e coloro che ne approfittano, un essere simile all'uomo seduto da qualche parte tra le nuvole. L'affermazione secondo cui un essere superiore si occuperebbe delle sorti di ogni singola creatura […] si basa su un'enorme dose di ingenuità ovvero su una interessata spudoratezza" (G. Knopp, Complici ed esecutori di Hitler, Corbaccio, 2000, p.203). Del tutto analogo il pensiero consegnato al suo Il Mito del XX secolo, dell'ideologo nazista Alfred Rosenberg, seguace di un panteismo sincretista non immune all'influenza della filosofia di Spinoza; o il pensiero del gerarca Adolf Eichmann, che prima di morire per condanna a morte nel 1961 affermerà di non pentirsi, non credendo né all'Inferno né in un Dio personale, creatore e giudice, ma nel "Dio della natura" ("das Gott" in luogo di "der Gott", sottolineando il "das", ossia il genere neutro).
Bisogna tener conto del fatto che l'avversione nazista verso le "favole ebraiche" è dettata anche dalla loro opposizione al dogma della creazione dal nulla, la più forte affermazione possibile della creaturalità e contingenza dell'universo. Per lo stesso motivo il regime nazista (come quello comunista) respingono tutta la fisica del primo Novecento, in quanto vedono nel Big Bang del sacerdote Lemaître, nell'Universo finito e illimitato di Einstein, nel concetto di morte termica, la ripetizione dell'idea biblica di un universo creato, spazialmente e temporalmente finito.

E NEGLI SCRITTI DI HITLER
Anche negli scritti e nei discorsi di Hitler i riferimenti panteisti sono svariati. E forse persino il suo suicidio, così come il suo animalismo e la sua credenza nella reincarnazione, devono essere letti alla luce di questa convinzione. Riflettendo sul suicidio, nel 1941, Hitler scrive: "Anche se ti togli la vita, ritorni comunque alla natura, tanto nella sostanza che nello spirito e nell'anima". E in altra occasione: "Spirito e anima ritornano certamente in un serbatoio collettivo, come il corpo. Di conseguenza, come sostanza della vita, noi fertilizziamo le fondamenta da cui emerge nuova vita".
T. Ryback, che ha studiato la biblioteca da dittatore, nota anche, tra le altre cose, alcune sottolineature di suo pugno di un libro intitolato Corpo, mente e anima. Queste le parole considerate da Hitler degne di nota: "Il corpo, la mente e l'anima non appartengono all'individuo: appartengono all'universo" (T. W. Ryback, La biblioteca di Hitler, Mondadori, 2008, p.142 e 152).
Nelle sue conversazioni a tavola Hitler nega costantemente "la concezione insensata di una vita che si protrae in un preteso aldilà" e ricorda di essere stato, sin da ragazzino, un oppositore della concezione biblica, dell'idea di un Creatore e di un mondo creato. Inoltre, in vari passi sostiene che l'evoluzione negherebbe la creazione, che "in natura non esiste alcuna frontiera tra l'organico e l'inorganico" e che "quando la maggior parte degli uomini saprà che le stelle non sono fonti di luce, ma mondi, forse mondi abitati come il nostro, allora la dottrina cristiana sarà accusata di assurdità" (Adolf Hitler, Conversazioni a tavola, Goriziana, 2010).

NAZISMO ED ECOLOGISMO
Razzista, sterminatore di uomini, fautore degli esperimenti sugli esseri umani, Hitler fu un appassionato ecologista. La sua concezione panteista poggia sulla divinizzazione della Natura e sulla credenza nella reincarnazione.
"Chi vive in comunione con la natura - dichiara la sera del 14 ottobre 1941 - entra necessariamente in opposizione con le chiese", perché l'idea cristiana di un Dio trascendente è connessa a quella della centralità dell'uomo, fine dell'universo, in quanto dotati di anima. Per contro, il panteismo, che è la radice dell'ecologismo hitleriano, nega l'antropocentrismo biblico: per Hitler non vi è frontiera tra materia morta e materia vivente, e così non vi è differenza tra uomo e animale (di qui anche l'idea di eugenetica). Così, sotto il nazismo si vieta la vivisezione degli animali, ma si permette quella degli uomini, dato che l'uomo viene definito da Hitler "il microbo più pericoloso che si possa immaginare". Anche per questo sterminii, aborto ed eutanasia verranno vissuti da alcuni gerarchi come una volontaria e cosciente negazione della Bibbia (che invece distingue Dio e l'Universo, animali e uomini) e della legge biblica, cioè ebraica e cristiana. L'eutanasia - in cui Heydrich, il promotore della soluzione finale del problema ebraico, era impegnato - "era un elemento chiave della riconquista del "diritto di uccidere" contro duemila anni di civiltà giudeo-cristiana".
(E. Husson, Heydrich e la soluzione finale. La decisione del genocidio, Einaudi, 2010). Hitler amava molto il filosofo Schopenhauer, per il quale gli ebrei e i cristiani, sono sordi al dolore degli animali, a causa del loro stupido antropocentrismo.

DOSSIER "HITLER"

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Titolo originale: Il dio dei nazisti
Fonte: Il Timone, dicembre 2015


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