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IL RITORNO ALL'ENERGIA NUCLEARE DI PACE SARÀ UN PROGRESSO PER L'ITALIA
Lo spiega un libro con l'introduzione di Antonino Zichichi
di Antonino Zichichi

Potremmo guardare al futuro con speranza, se riuscissimo a superare il pericolo che ci minaccia: la fame energetica nel mondo. Uno studio della WFS (World Federation of Scientists) ha stabilito che l’unico indice sicuro per conoscere il tenore di vita in una nazione è l’energia pro-capite. Dove c’è energia è possibile risolvere qualsiasi problema. Oggi nel mondo ottocento milioni di persone hanno a loro disposizione la stessa quantità di energia pro-capite che avevano i nostri antenati dell’età della pietra. È in questo pezzo d’umanità che si registra il più alto livello di mortalità dovuta a mancanza di cibo e malattie.
Noi apparteniamo al gruppo di privilegiati del G8; siamo quasi un miliardo e abbiamo a disposizione la giusta quantità di energia pro-capite per l’alto tenore di vita che siamo riusciti a raggiungere. Fino a quando?
Su questo satellite del Sole il numero di viaggiatori è sei miliardi e mezzo. Prima o poi tutti – il che vuol dire anche gli altri cinque miliardi e mezzo di persone – vorranno vivere avendo a loro disposizione la stessa quantità di energia pro-capite che abbiamo noi del G8. Se non fosse per il “fuoco nucleare di pace” questa fame d’energia resterebbe senza soluzione. Il “fuoco nucleare di pace” permette infatti di risparmiare un milione di volte nella trasformazione di massa in energia. Invece di un milione di chili di petrolio, gas, carbone, biomasse o legna, basta un chilo di materiale nucleare per produrre la stessa quantità d’energia. D’altra parte, le frontiere della Scienza ci hanno aperto gli occhi sui tre modi in cui è possibile generare energia. Questi tre modi sono: il fuoco elettromagnetico (carbone, legna, biomasse, petrolio, gas), il fuoco nucleare (di fissione e fusione), e il fuoco di annichilazione dell’antimateria con la materia. Quest’ultimo è a bilancio fortemente negativo, quindi economicamente privo di interesse. Rimangono i primi due. Pensare ad altri fuochi è fuori da ogni credibilità scientifica. La sola possibilità per garantire energia sufficiente ai sei miliardi e mezzo di viaggiatori nella navicella spaziale chiamata Terra è il fuoco nucleare di pace.
Stanno entrando nell’economia mondiale i Paesi in via di sviluppo: Cina e India sono i primi della lista, ma molti altri sono in procinto di entrare. Nonostante il tenore di vita dei Paesi emergenti sia ancora lontano dal nostro, l’enorme quantità d’energia necessaria per venire incontro alle loro necessità domestiche e industriali non può avere sorgente nei combustibili convenzionali (carbone, biomasse, petrolio, gas): l’atmosfera subirebbe danni irreversibili. Come spiega con estrema semplicità in questo libro Franco Battaglia, non si può affrontare la crisi con le tecniche eoliche e solari per due motivi. Costano troppo e non potranno mai essere in grado di produrre le potenze necessarie alle attività umane, incluse quelle industriali, che sono il vero motore del progresso civile e sociale. L’unica via d’uscita è il fuoco nucleare di pace: è l’unico a poter garantire all’umanità di disporre di una quantità enorme di energia senza distruggere enormi quantità di materia.
La Nazione che ha dato i natali a colui che ha saputo scoprire il “fuoco nucleare di pace” – formidabile conquista dell’intelletto umano – è l’Italia. La stessa Nazione che oggi ha perso una delle componenti essenziali della propria Libertà: quella energetica. Nella crisi energetica mondiale l’Italia sarebbe oggi nel G-8 in una posizione di straordinario privilegio se non avesse rinunciato da oltre due decenni all’insegnamento del padre di questa straordinaria invenzione tecnologica: Enrico Fermi.
L’abbandono del nucleare ha fatto piombare il nostro Paese nel gruppo delle Nazioni caratterizzate dalla schiavitù energetica. Se scoppiasse una crisi politica a livello planetario i Paesi da cui compriamo petrolio, gas ed energia (nucleare) bloccherebbero l’erogazione per garantire libertà energetica ai loro cittadini. Precipiteremmo nel gruppo dei Paesi colpiti da black out e crollerebbero le nostre attività produttive. Diventeremmo poveri senza possibilità di negoziare alcunché in quanto energia vuol dire alto tenore di vita.
Ecco perchè l’Italia deve uscire dallo stato di schiavitù energetica in cui si trova. Per far questo è necessario portare al grande pubblico i dati reali su cui si fonda la scelta dell’energia nucleare in Italia. È quello che fa il collega e amico Franco Battaglia nel suo libro Energia nucleare? Sì, per favore... (21mo Secolo, 2010): un contributo di semplicità e chiarezza per dare a tutti la possibilità di giudicare quanto sia urgente per l’Italia la scelta nucleare. Dove c’è energia c’è benessere. Realizzare in Italia una potente catena di centrali nucleari vuol dire liberare la patria di Enrico Fermi dalla schiavitù energetica.

 
Fonte: L'Ottimista, 21 Luglio 2010


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