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MANIFESTO DI VENTOTENE, LA FALSA RICOSTRUZIONE DI RENZI SULLE RADICI DELL'EUROPA UNITA
Nel 1941 Altiero Spinelli ed altri scrissero un manifesto che inneggia allo statalismo (contrapposto ai valori dei veri fondatori dell'Unione europea: Adenauer, Schuman e De Gasperi)
di Robi Ronza

Il caso dell'incontro tra Merkel, Hollande e Renzi, che avverrà oggi a bordo della portaerei Garibaldi in navigazione nelle acque dell'isola di Ventotene, si presta a vari commenti. Per diversi aspetti infatti dice tante cose di Renzi, della sua filosofia e del suo progetto politico. [...] In origine voleva avesse luogo a Ventotene; essendosi poi la cosa dimostrata impossibile, si è rassegnato a spostarlo sulla partaerei Garibaldi in navigazione nelle acque della piccola isola tirrenica.

IL MANIFESTO DI VENTOTENE...
Tutto ciò per celebrare col massimo risalto possibile il "Manifesto di Ventotene". Scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed altri che vivevano nell'isola dove erano stati confinati dal regime fascista, il documento, nel quale si auspicava la nascita degli Stati Uniti d'Europa, è molto celebrato dalla cultura di sinistra italiana ma in effetti largamente ignoto altrove. Non a caso in questi giorni la stampa francese e tedesca ha per lo più parlato di Ventotene, quando ne ha parlato, o trascurando il motivo della scelta dell'isoletta e delle sue acque quale sede del vertice, oppure dandone notizia ma come di qualcosa che ha "un valore simbolico per l'Italia".
Ormai da almeno un anno invece, ma a quanto pare senza grande successo, Renzi fa campagna per il Manifesto di Ventotene come se fosse davvero la pietra angolare delle istituzioni europee; e parla dei suoi autori come se fossero davvero i padri dell'Europa. Il motivo è presto detto: redatto da intellettuali di sinistra, futuri co-fondatori del Partito d'Azione, il documento è un vessillo di quell'idea d'Europa molto "laica" e molto statalista, ispirata alla filosofia di Kant, che in effetti all'inizio ebbe ben poco peso. Prevalse più tardi, dagli anni '80 del secolo scorso in avanti, fino a condurre l'attuale Unione Europea nella situazione in cui si trova adesso.

... E L'EUROPA DI CARLO MAGNO
In realtà le istituzioni europee erano infatti nate con tutt'altra ispirazione per principale impulso di tre statisti, il francese Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e l'italiano Alcide De Gasperi, tutti e tre cattolici, i quali avevano preso le mosse dalle comuni radici cristiane dell'Europa e assunto come riferimento simbolico il Sacro Romano Impero (ciò spiega, notiamo per inciso, perché tuttora il massimo riconoscimento europeo sia un premio intitolato a Carlo Magno). Beninteso, il filone "laico" era già allora presente, ma aveva i suoi antesignani nel francese Jean Monnet e nel belga Paul-Henri Spaak, e non certo negli autori del Manifesto di Ventotene e nella loro Unione dei Federalisti Europei. Perché allora Renzi insiste tanto su tale episodio e ha in programma di condurre Merkel e Hollande a rendere omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, sepolto a Ventotene? Perché la sua cultura, e quindi il suo progetto politico, sono del tutto subalterni proprio a quei circoli politico-culturali, eredi del mondo da cui proviene il Manifesto di Ventotene, che ci hanno ridotto nella situazione in cui siamo adesso: incapaci di uscire da una crisi economica che è in primo luogo una crisi morale; e disorientati e incerti di fronte alla sfida del terrorismo islamista e alla sfida del disordinato afflusso di migranti dall'emisfero Sud, sintomi drammatici di una crisi epocale delle relazioni internazionali.

 
Titolo originale: Ventotene, due visioni dell'Europa a confronto
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/08/2016


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