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IN FRANCIA UN MUSULMANO SU DUE E' FONDAMENTALISTA
Il 50 per cento dei giovani islamici tra 15 e 25 anni vorrebbe la Sharia al posto della Costituzione (e in Italia scoppia il bubbone degli immigrati perché sono finiti i fondi per l'accoglienza)
da Tempi

Il 28 per cento dei musulmani in Francia sono «fondamentalisti» e vorrebbero sostituire la legge con la sharia. Ma la percentuale sale al 50 per cento se si considerano i giovani tra i 15 e i 25 anni. È l'allarme lanciato da un rarissimo sondaggio sul tema, visto che le ricerche su base etnica o religiosa sono vietate in Francia, condotto da Ifop per il think tank Institut Montaigne.
Lo studio è stato condotto tra aprile e maggio di quest'anno su 1.029 musulmani, individuati su un campione di 15.549 persone rappresentativo della popolazione francese sopra i 15 anni. L'obiettivo era capire «Chi sono i musulmani in Francia?» e il responso presenta luci e ombre.
I seguaci di Maometto, innanzitutto, sarebbero meno del previsto: non i 5-7 milioni che si pensava, pari al 10 per cento della popolazione francese di 65 milioni, ma 3 o 4 milioni, cioè il 6 per cento circa. Sono molto giovani, perché la loro età media è di 35,8 anni, contro i 53 anni dei cristiani e i 48 dei «senza religione». La maggioranza degli intervistati (46 per cento, tre milioni di persone circa) non trova alcuna contraddizione tra i valori della Francia e l'islam, parteggia per la laicità e si trova bene nella République. Di fianco alla «maggioranza silenziosa», c'è un altro gruppo (25 per cento, 1,7 milioni di persone) che rispetta le leggi civili ma si sente più musulmano che francese.
Questo secondo gruppo, però, è superato da un terzo (28 per cento, 2 milioni di persone) che si può definire «fondamentalista», preferisce la sharia alla Costituzione ed approva comportamenti vietati dalla legge come poligamia e uso del burqa. Quest'ultima percentuale, ed è l'aspetto più inquietante, sale al 50 per cento degli intervistati se si considerano solo i musulmani di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Questi «usano l'islam per affermarsi ai margini della società», spiega l'Institut Montaigne. Lo studio non fa che dimostrare quello che gli insegnanti francesi (e spesso anche gli imam) vedono ogni giorno: i più radicalizzati sono proprio i giovani. Un campanello d'allarme per la comunità musulmana francese e per la Francia.

Nota di BastaBugie: nell'articolo sottostante pubblicato su Tempi il 27 settembre 2016 dal titolo "Emergenza profughi, serve un miliardo ma i soldi sono finiti. Ordine pubblico a rischio" si fa notare che sono aumentati gli sbarchi degli immigrati e servono più fondi, ma il governo italiano non riesce neanche a saldare i debiti dell'anno scorso verso gli enti che fanno accoglienza.
Ecco dunque l'articolo completo:
Nelle prossime settimane, scrive Valentina Errante sul Messaggero, «ventimila migranti potrebbero scegliere di lasciare i centri di accoglienza» che li ospitano in Italia perché «rischiano di trovarsi senza vitto, alloggio e assistenza sanitaria». Con tutte le prevedibili conseguenze che un simile scenario potrebbe comportare per l'ordine pubblico.
Cosa è successo? È successo che «lo scorso marzo», dunque almeno sette mesi fa, «le prefetture hanno smesso di pagare i servizi erogati da società, cooperative e onlus» che gestiscono centri di accoglienza e simili. Il ministero dell'Interno ha inviato vari solleciti al ministero dell'Economia, ma questi «non hanno finora sortito effetti e così gli enti che gestiscono l'accoglienza minacciano di interrompere l'erogazione dei servizi». Angelino Alfano avverte che «occorre rimpinguare le risorse per pagare i nostri creditori», ma il Viminale paga «se arrivano i soldi dal Mef», e cioè dal collega Padoan. «Se non li dà non posso pagare». Fine.
Bisogna tenere presente che c'è un motivo se gli enti incaricati di ospitare i profughi la mettono giù dura. E il motivo è che «nel 2015, i costi dei centri e delle strutture temporanee hanno superato gli 820 milioni di euro, ma dal ministero dell'Economia ne sono trasferiti al Viminale soltanto 610». Significa che lo Stato (Alfano) ha già un debito di 200 milioni con le varie cooperative per i servizi erogati lo scorso anno. E per l'anno in corso il buco minaccia di ingigantirsi perché «in base al numero degli ospiti (160.030 ieri), il calcolo delle spese per il 2016 ammonta a oltre 990 milioni di euro», quasi un miliardo.
Il problema, sembra di capire dall'articolo del Messaggero, è che questi soldi proprio non ci sono. Infatti «nonostante l'aumento degli sbarchi sulle nostre coste e l'obbligatorietà dell'accoglienza, i capitoli di Bilancio e delle manovre di assestamento per finanziare il pianeta immigrazione non sono stati adeguati». Insomma «il governo non ha previsto e neppure calcolato nella manovra» questo stanziamento. «I pagamenti si sono così interrotti e la situazione rischia di esplodere».
Qualche numero ulteriore aiuterà a capire fino a che punto è critica la situazione. A fronte dei citati 990 milioni di euro di uscite necessarie previste solo quest'anno («calcolate sui contratti già firmati dalle prefetture»), il governo per il 2016-2018, cioè per i prossimi tre anni, ha «previsto uno stanziamento di 450 milioni di euro». I conti evidentemente non tornano. Tanto è vero che tutti i soldi trasferiti nel 2016 al Viminale (e da qui alle prefetture, e dalle prefetture agli enti per l'accoglienza) sono stati sufficienti appena a «per il pagamento dei servizi da gennaio a marzo». Dopo di che Alfano ha cominciato a inviare lettere al Mef, ma «i soldi non sono stati stanziati né accantonati, per l'accoglienza sono stati assegnati al ministero dell'Interno solo 50 milioni di euro dal "Fondo spese impreviste", ma neppure quelli sono stati trasferiti».
Ecco perché, continua la giornalista, «i centri di accoglienza rischiano di trasformarsi in bombe ad orologeria. (...) Se davvero le società non saranno più in grado di garantire vitto, alloggio e assistenza sanitaria, i richiedenti asilo potrebbero andare via». E, come detto, potrebbero essere fino a ventimila le persone a spasso per il nostro paese senza un riparo né un modo per vivere. Alfano teme «seri problemi di ordine pubblico» oltre all'ovvia compromissione dei rapporti con l'Europa.

 
Titolo originale: In Francia un giovane musulmano su due è fondamentalista
Fonte: Tempi, 19/09/2016

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