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LE ONG VOGLIONO DESTABILIZZARE L'ITALIA CON I MIGRANTI
Ecco un clamoroso video con gli scafisti che scortano i migranti fino alle navi delle Ong
di Giuseppe De Lorenzo

Nuovo affondo del procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro. Dopo aver confermato l'esistenza di "contatti tra Ong e trafficanti" e aver messo in dubbio le modalità di finanziamento di alcune tra le più attive associazioni umanitarie, oggi ai microfoni di Agorà su RaiTre il pm ha lanciato nello stagno delle polemiche un sasso che rischia di provocare un maremoto.
"A mio avviso - afferma Zuccaro - alcune organizzazioni potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga". E aggiunge: "Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l'economia italiana per trarne dei vantaggi". Un'ipotesi allarmante. Il procuratore invita a "non fare di tutta l'erba un fascio", come peraltro aveva già fatto in passato escludendo dal raggio dell'azione investigativa Medici Senza Frontiere e Save The Children. Ma vuole vederci chiaro perché "alcune non rispettano le regole" e sui finanziamenti compaiono più luci che ombre, tra 5×1000 milionari e ricchi assicuratori diventati filantropi.

OBIETTIVO: DESTABILIZZARE L'ITALIA
Doveroso dunque pretendere trasparenza. Ma non è solo una questione economica o giuridica. Bisogna fare anche una valutazione politica: come abbiamo già provato a spiegare su queste colonne, dietro l'attività di SAR (ricerca e soccorso) di tutte (e ripeto, tutte) le Organizzazioni Non Governative c'è la volontà di creare corridoi umanitari per permettere ai migranti di arrivare in Italia. Eppure quella di istituire "vie legali" per l'approdo in Europa è una scelta che spetta agli Stati e non certo ad enti di diritto privato che operano in mare aperto su imbarcazioni che battono bandiere di Paesi noti più per i conti offshore che per la limpidezza fiscale.
Per questo Zuccaro fa aleggiare "finalità" che vanno oltre il semplice salvataggio di vite umane. Se alcune di esse cercano davvero la "destabilizzazione economica dell'Italia" ci sarà da divertirsi seguendo il prosieguo della vicenda. La politica ha già sollevato un polverone, con il M5S ad attaccare le Ong e il governo (Pd compreso) che vede "regie dietro gli sbarchi" ma si schiera con i giganti dell'immigrazione. Le indagini di Catania, Palermo, Trapani e Reggio Calabria vanno avanti. Per il pool catanese "di prove si può parlare soltanto a fronte di conoscenze che possano essere utilizzate processualmente e queste al momento mancano". Ma elementi per scoperchiare il vaso di Pandora ci sono tutti. Quali? "Contatti diretti con soggetti che si trovano in Libia e annunciano la partenza di barconi", navi che accendono fari per indicare la rotta, gommoni "scortati" dai trafficanti vicino ai vascelli delle onlus, operazioni di recupero all'interno delle acque libiche, trafficanti che forniscono ai migranti i numeri di telefono degli operatori umanitari e via dicendo.
Forse le evidenze non basteranno per un processo, ma sono sufficienti ad una valutazione generica dei fatti. Da quando le Ong operano nel Mediterraneo, gli scafisti fanno affari, la marina non riesce più ad arrestare i criminali e i morti in mare aumentano. Tutto questo merita risposte. Infine, in serata, sempre Zuccaro, incontrando i giornalisti, prova a raddrizzare il tiro: "La Procura di Catania - dice - ha delle ipotesi di lavoro, che non sono al momento prove, neppure quella sui loro finanziamenti". Il capo della procura etnea spiega di avere denunciato un "fenomeno", e non "singole persone" perché se "si aspetta troppo tempo, rischia di produrre elementi deleteri non più controllabili e che questa è una deroga al riserbo, ma anche un dovere per chi deve fare rispettare la legalità" [leggi: CHI FINANZIA LE ONG CHE FAVORISCONO L'INVASIONE DELL'EUROPA?, clicca qui, N.d.BB].

Nota di BastaBugie: al termine pubblichiamo il video "Barca con migranti scortata fino alle navi di soccorso" preceduto dall'articolo di Giuseppe De Lorenzo dal titolo "Così gli scafisti scortano i migranti fino alle navi delle Ong".
Ecco l'articolo completo (con video finale) pubblicato sul Il Giornale del 26/04/2017:
Stavolta spunta un video. Immagini chiare che potrebbero sostenere i racconti fatti dai migranti e i sospetti della procura di Catania.
Le protagoniste sono sempre loro, le navi delle Ong impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso (Sar) nel Mar Mediterraneo. E neppure l'accusa è cambiata, ovvero quella di favorire gli "sporchi affari" degli scafisti.
Nei giorni scorsi il pm Carmelo Zuccaro aveva detto chiaramente che "esistono le prove di contatti tra scafisti e soccorritori". Di cosa si tratta? "Telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all'improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati".
Ma potrebbe esserci anche dell'altro. Nel video registrato con un cellulare dai migranti e pubblicato dalla Stampa, infatti, si vede una moto d'acqua che scorta il barcone carico di immigrati. Una decina di passeggeri in una imbarcazione di legno, con lo scafista a gestire il timone. A realizzare il filmato col cellulare è uno dei disperati in cerca di futuro in Europa. Quando inquadra il trafficante, questi lo intima di smettere. I compagni di viaggio pregano, parlano, sperano. Ma non si tratta di una traversata della disperazione. Al loro fianco infatti spunta quella moto d'acqua che secondo gli investigatori sta scortando la bagnarola fino alle navi delle onlus per poi recuperare lo scafista e tornarsene in Libia. Poco dopo i migranti vengono caricati sulla Aquarius, il "vascello da ricerca" gestito in coppia da Sos-Mediterranée e Medici Senza Frontiere. Il telefonino mostra i canti, i balli e le feste di chi ormai si trova al sicuro sul ponte delle associazioni caritatevoli.
L'agenzia Frontex ha più volte urlato ai quattro venti che la presenza delle imbarcazioni umanitarie favorisce gli affari dei criminali dediti alla compravendita di esseri umani. In che modo? Le organizzazioni non-profit non hanno poteri di polizia, quindi non possono arrestare gli scafisti. Azioni cui sono dedite invece i militari della missione Eu Navfor Med-Sophia. "Dobbiamo registrare una sorta di scacco che la presenza di Ong provoca all'attività di contrasto", fece presente a marzo il pm Zuccaro. Una volta i facilitatori erano costretti a rimanere sui gommoni e spesso venivano individuati e ammanettati dalla marina. Oggi, invece, riescono a fuggire. Per due motivi: primo, le associazioni sono troppo vicine alla costa libica e le ore di navigazione dei migranti sono così poche che non richiedono la presenza dei trafficanti; secondo, i barconi vengono scortati da moto d'acqua per salvare il complice dall'arresto e permettendo pure di recuperare il motore da usare in un nuovo viaggio della morte.
Le leggi del mercato fanno il resto. Nell'ultimo anno, con l'esplosione massiccia delle missioni umanitarie nel Mediterraneo le partenze dalla Libia verso l'Italia sono cresciute del 30%. A certificarlo è l'agenzia di frontiera europea: la via centrale mediterranea sta registrando un incremento inimmaginabile a fronte del calo degli sbarchi provenienti dalla rotta orientale. Tra gennaio e metà aprile 2017, solo 6mila persone hanno attraversato l'Egeo, passando dalla Turchia alla Grecia (-94% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). Sono invece 36mila i migranti traghettati in Italia e partiti dalla Tripolitania. Per monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, "le navi Ong salvano vite". Ed è vero. Ma è altrettanto vero che le operazioni delle Organizzazioni Non Governative hanno reso la rotta centrale Mediterranea la strada più redditizia: costi bassi (bastano barconi malridotti), rotte brevi (le navi umanitarie sono a poche miglia dalla Libia) e pochi rischi (nessun trafficante arrestato). Per la gioia degli schiavisti.


https://www.youtube.com/watch?v=mIhIFf0VY2g

 
Titolo originale: Così le Ong vogliono destabilizzare l'economia italiana coi migranti
Fonte: Il Giornale, 27/04/2017


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