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LA RABBIA, IL FILM SEMI-SCONOSCIUTO DI GUARESCHI
L'inventore di don Camillo e Pasolini fecero un film metà ciascuno... ora è stato restaurato, ma non la parte di Guareschi che comunque vi proponiamo (VIDEO: La rabbia di Guareschi)
di Federico Robbe

Può sembrare strano ma la scintilla con Giovannino Guareschi, per me, è scoccata grazie al documentario La Rabbia del 1963, salito alla ribalta delle cronache nel 2008. Ovviamente conoscevo i film di Don Camillo e Peppone [guarda su YouTube: TRE SCENE IMMORTALI DI PEPPONE, clicca qui, N.d.BB] - tra l'altro oggetto di lettere infuocate di Guareschi contro i registi - ma li avevo visti sempre distrattamente, senza apprezzare tutto il ribollir di fede che c'era dietro e senza prendermi la briga di saperne di più sullo scrittore emiliano. Cosa che invece è successa con La Rabbia, nato da un'idea di Gastone Ferranti che chiese a Guareschi e Pier Paolo Pasolini di rispondere alla domanda: "Perché la nostra vita è dominata dalla scontentezza, dall'angoscia, dalla paura della guerra, dalla guerra?". Ne risultò un documentario in due parti, in cui ciascun autore aveva confezionato la propria risposta ignorando il lavoro dell'altro.
Il film, però, non ebbe grande fortuna: restò un paio di giorni in programmazione e poi venne ritirato dalle sale. Pasolini, infatti, aveva puntato i piedi scandalizzato dal controcanto "reazionario" di Guareschi e tolse la sua firma all'opera. A quel punto il ritiro fu inevitabile, e la pellicola finì nel dimenticatoio.

LE MENZOGNE DELLA MODERNITÀ E DEL PROGRESSO
Arriviamo così al 2008, anno del centenario della nascita di Giovannino Guareschi, nato il 1° maggio 1908. Per celebrare lo scrittore venne formato un comitato presieduto dal regista Giuseppe Bertolucci, che era anche presidente della Cineteca di Bologna. Ora, si dà il caso che proprio la Cineteca bolognese avesse la versione integrale del tormentato documentario a due voci. Bertolucci allora si mise all'opera per restaurare il film e proiettarlo alla Mostra del cinema di Venezia. Dove però arrivò solo la metà pasoliniana. E il contributo di Guareschi? "Insostenibile, addirittura razzista. Gli abbiamo fatto un piacere a non recuperarlo", tuonò il regista.
Un giudizio tanto perentorio mi incuriosì: cosa conterrà mai di così impresentabile da finire sotto le forbici della censura? Me lo andai a guardare [il film su YouTube: LA RABBIA, clicca qui, N.d.BB] e per approfondire decisi di scartabellare nell'archivio di Roncole Verdi (Pr), guidato da Alberto Guareschi, custode prezioso delle carte di famiglia. Scoprendo così che Giovannino, in pieno boom economico, ci aveva visto lungo, e aveva messo in guardia sulle false promesse della modernità e sulle menzogne del progresso. Aveva capito che si possono avere tutte le diavolerie moderne che si vuole, le automobili d'ultima generazione, i ritrovati tecnologici più all'avanguardia, la libertà di fare e dire quel che passa per la testa, ma tutto ciò non dona pace al cuore dell'uomo, che desidera l'infinito. Aveva compreso la frenesia che domina le nostre giornate, sotto cui "si nasconde la scontentezza". Aveva intuito che il sesso si sarebbe diffuso sempre più capillarmente, che avrebbe "preso il posto del cuore e del cervello", con "la pornografia che diventa arte", con "gli scrittori che vanno a cercare le loro parole nella fogna", con "il terzo sesso che è entrato nella letteratura, nel cinema e va entrando nella vita di tutti i giorni".

UN PROFETA INASCOLTATO
Durante i "favolosi" anni '60, quando qualsiasi capriccio sembrava a portata di mano e quando chiunque immaginava per l'umanità un avvenire glorioso e tutto in discesa, ecco Guareschi che vede la solitudine dei padri e delle madri diventare la solitudine dei figli. E l'egoismo dei padri e delle madri diventare l'egoismo dei figli. Dopotutto, "la nostra frenesia di piaceri materiali è la nostra scontentezza. I beni materiali non bastano all'uomo che è fatto di materia e di spirito". Il bello è che Giovannino non si ferma all'analisi ma suggerisce anche una strada: invocare i "fratelli morti" che ci hanno preceduto e che ci aiuteranno a "ritrovare noi stessi e la fede nell'avvenire". Del resto, scrive, "una fiamma scalda ancora il nostro vecchio cuore di terresti. E, in noi, è ancora più forte la speranza che la paura. Grazie a Dio". Perché è qui, "su questo vecchio pianeta che il figlio di Dio ha voluto nascere, soffrire e morire come uomo. Qui sono il nostro passato e il nostro avvenire, e qui - non sulla Luna - bisogna cercare la soluzione dei nostri problemi". A partire da queste parole, Guareschi mi è diventato amico ogni giorno di più, con i suoi racconti, il suo umorismo e i suoi grandi baffi. Perciò sono grato al figlio Alberto e a chi tiene viva la memoria di un uomo che non ha mai avuto paura di andare controcorrente e di parlare di Dio, nonostante i sapienti e i benpensanti di turno, che facevano (e fanno) di tutto per archiviare la fede in nome del progresso.

Nota di BastaBugie: per vedere il film "La rabbia" di Giovannino Guareschi, per approfondimenti sulla sua vita e sui film di don Camillo e Peppone, per la conferenza di Alessandro Gnocchi e l'intervista ai figli di Guareschi, vai al valido sito FilmGarantiti cliccando sul seguente link
http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=98

 
Titolo originale: Buon compleanno, Giovannino
Fonte: Blog di Costanza Miriano, 01/05/2017


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