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MISS ITALIA FESTEGGIA LE UNIONI CIVILI CON LA SFILATA GAY-FRIENDLY
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): quando il card. Caffarra mise alla porta un coro omosessuale, liturgia trans per gli anglicani, il vescovo duro con Forza Nuova tenero con l'omoeresia
di Luca Romani

Anche la manifestazione nazional-popolare Miss Italia dà il suo contributo alla normalizzazione LGBT+. Dopo il bacio saffico andato in onda in prima serata su Rai1, oramai quindici anni fa, nel 2002, nel film di Dino Risi "Le ragazze di Miss Italia", oggi a Jesolo l'omosessualità non fa più scandalo, tanto che alle prefinali due miss si sono baciate, come se nulla fosse, sulla bocca ed oggi, nel giorno della gran finale, è prevista una sfilata matrimoniale aperta a tutti i generi.
Il bacio tra Sara Croce e Francesca Valenti sulle note di "Kissing strangers", andato in scena nel corso delle prefinali, è stato un gesto allo stesso tempo provocatorio e simbolico, volto a lanciare un messaggio ben preciso, come spiegato poi dalle stesse ragazze: "una dimostrazione di quanto ci vogliamo bene e del fatto che non abbiamo problemi a lanciare questo messaggio".
Nel corso della finale, in programma il 9 settembre a Jesolo, in diretta su La7 in prima serata con la conduzione di Francesco Facchinetti, si terrà invece una sfilata con gli abiti da sposa creati da Maria Celli in cui le ragazze in gara saranno affiancate da un, volutamente misterioso, partner in tight con indosso una maschera a celarne il volto.
L'organizzatrice del concorso Patrizia Mirigliani ha spiegato come tale momento scenografico voglia essere un tributo alle unioni civili approvate in Italia quest'anno, "Un vero inno alle nozze e alle unioni civili", al fine di sottolineare il concetto che ogni Miss, sebbene femmina per eccellenza, possa un giorno convolare a nozze con chi crede, al di là di ogni "irrilevante" distinzione di genere.
La sfilata gay-friendly ha raccolto l'applauso entusiasta anche del sindaco di Jesolo Valerio Zoggia che ha così commentato l'iniziativa in conferenza stampa: "Ho celebrato l'unione tra due donne poche settimane fa e partecipo all'inno all'amore oltre i generi".
Anche "Miss Italia", manifestazione femminile per definizione, si piega dunque al diktat di genere politicamente corretto che vorrebbe abolire i confini sessuali di maschio e femmina. Tuttavia, a questo punto, per coerenza, lo storico concorso di bellezza italiano dovrebbe rivedere pure il suo stesso nome, divenuto anch'esso oggi inadatto e discriminante, optando per un più rassicurante ed inclusivo "Mx Italia" per identificare e rappresentare anche coloro che rifiutano le normali ma, ahinoi, "superate" categorie di maschio e femmina.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

QUANDO IL CARD. CAFFARRA MISE ALLA PORTA UN CORO OMOSESSUALE
Era il 2009 e il coro Komos, composto da persone omosessuali, trovò ospitalità per le prove in un locale della parrocchia di San Bartolomeo della Beverara (Bologna).
In agosto arrivò una lettera dell'arcivescovo Carlo Caffarra che ricordò al parroco l'esistenza di un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sulle persone omosessuali del 1986 in cui simili iniziative erano vietate.
Il coro sloggiò dagli ambienti della parrocchia.
(Gender Watch News, 07/09/2017)


LITURGIA TRANS PER GLI ANGLICANI
Il Sinodo Generale della Chiesa di Inghilterra ha approvato una mozione sulle persone transessuali proposta da mons. Chris Newlands, vicario della diocesi di Lancaster. La mozione prevede la redazione di linee guida per includere le persone transessuali nella vita della Chiesa e una nuova liturgia a loro dedicata: "Si tratta di una meravigliosa opportunità - ha affermato mons. Newlands - per creare una liturgia che parla con forza alle specificità del popolo trans e contribuisca significativamente al loro benessere e sia per loro di supporto". Verrebbe da chiedersi perché, per evitare atteggiamenti discriminatori, non inventarsi una liturgia anche per anziani, disabili e senza tetto, dato che anche loro sono categorie di persone socialmente fragili ed emarginate.
Mons Newlands ha poi commentato: "Spero che potremo arrivare a redigere una dichiarazione forte per affermare che noi crediamo che le persone trans sono accolte e amate da Dio, che le ha create ed è presente in tutti momenti della loro vita". Poi ha aggiunto: "Il Sinodo è cambiato - abbiamo svoltato l'angolo. [...] i vescovi hanno capito che non possono continuare a fare quello che hanno sempre fatto."
Bene accogliere le persone transessuali, male invece accogliere la transessualità.
(Gender Watch News, 10/08/2017)


IL VESCOVO DURO CON FORZA NUOVA TENERO CON L'OMOERESIA
Con gli immigrati ha avuto gioco facile. Don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro di Pistoia finito sui giornali per lo scontro con Forza Nuova aveva incassato il sostegno del suo vescovo in occasione della sortita dei militanti di estrema destra in chiesa. Una vicinanza, quella del pastore toscano, certificata dalla presenza a messa del vicario della diocesi di Pistoia che ha di fatto messo il prete pro immigrati in una botte di ferro.
Tutto facile insomma. Peccato che la solerzia del vescovo nel difendere un suo sacerdote non ci sia stata in altri casi, come accaduto ad esempio a don Massimiliano Pusceddu, umiliato per aver citato San Paolo dall'ambone circa i comportamenti omosessuali. Perché se si parla di immigrazionismo il buonismo e il conformismo prendono il sopravvento, ma se l'argomento sono i cosiddetti rapporti contro natura, ecco che la solerzia di certi vescovi nel ribadire quel che è loro compito, cioè la dottrina, si fa di nebbia.
Don Massimo Biancalani infatti non ha mai nascosto non solo un tifo da ultras per l'immigrazionismo fino a spingersi a dare del fascista a chiunque non la pensi come lui, ma è particolarmente attivo anche nel seguire i cristiani Lgbt secondo logiche e metodologie di accettazione dell'omosessualità che sono in netto contrasto con la dottrina della Chiesa.
Il sacerdote infatti negli anni scorsi era finito sui giornali proprio per un percorso di accompagnamento pastorale per persone omosessuali. Tutto bene, d'altra parte lo dice il Catechismo. Ma in che modo? Ovviamente utilizzando il manifesto dello sdoganamento dell'ideologia omosessualista nella Chiesa. Si tratta de "L'amore omosessuale interroga la Chiesa", scritto da Damiano Migliorini e Beatrice Brogliato, che si propone una riflessione teologica e morale e visione nuova sulla persona omosessuale.
"Riteniamo doveroso - aveva detto - chiedere che le nostre comunità si aprano a una pastorale rivolta agli omosessuali e ai transessuali: ciò aiuterebbe molte persone a sentirsi finalmente accolte, per quello che sono, nella chiesa, abbattendo quel muro di diffidenza e incomprensione".
Insomma, come è stato già detto, uno sdoganamento tout court dell'omoeresia, cioè quella corrente lobbistica infiltratasi nella Chiesa che sostiene l'omosessualità come variante normale della sessualità umana. Solo che la Chiesa contrasta questa visione e lo fa nei suoi atti più impegnativi. Il Catechismo della Chiesa cattolica è uno di questi. "Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. In nessun caso possono essere approvati". (2357). Insomma: accettarli tout court e promuoverli come è stato fatto in questi anni in molte parrocchie è contrario al Magistero.
C'è poi un altro documento imprescindibile per la cura pastorale delle persone omosessuali, che tra le altre cose è l'atto principale su cui si fonda l'esperienza di Courage. E' la Nota della Congregazione per la Dottrina della fede che nel 1986 pubblicò un documento rivolto ai vescovi. Fra le altre cose vi si legge: "Questa Congregazione desidera chiedere ai Vescovi di essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così. Un attento studio delle dichiarazioni pubbliche in essi contenute e delle attività che promuovono rivela una calcolata ambiguità, attraverso cui cercano di fuorviare i pastori e i fedeli. Per esempio, essi presentano talvolta l'insegnamento del Magistero, ma solo come una fonte facoltativa in ordine alla formazione della coscienza. La sua autorità peculiare non è riconosciuta. Alcuni gruppi usano perfino qualificare come «cattoliche» le loro organizzazioni o le persone a cui intendono rivolgersi, ma in realtà essi non difendono e non promuovono l'insegnamento del Magistero, anzi talvolta lo attaccano apertamente. Per quanto i loro membri rivendichino di voler conformare la loro vita all'insegnamento di Gesù, di fatto essi abbandonano l'insegnamento della sua Chiesa. Questo comportamento contraddittorio non può avere in nessun modo l'appoggio dei Vescovi".
Più chiaro di così. Eppure molti vescovi e il pastore di Pistoia sembra tra questi, in questi anni hanno fatto come se questo documento non fosse mai esistito. Per comodità forse, ma anche per paura, perché il solo azzardarsi a proporre la visione cristiana della sessualità umana, è ormai diventato uno sport estremo, gravido tra l'altro di rogne incalcolabili. Meglio fare finta di niente e lasciare che i parroci si organizzino con adeguato coinvolgimento di associazioni Lgbt.
Eppure il documento parlava chiaro: "Questa Congregazione incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l'insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l'attività omosessuale è immorale. Un atteggiamento veramente pastorale comprenderà la necessità di evitare alle persone omosessuali le occasioni prossime di peccato" e "dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso, può dare origine a gravi fraintendimenti. Speciale attenzione dovrebbe essere rivolta alla pratica della programmazione di celebrazioni religiose e all'uso di edifici appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi, compresa la possibilità di disporre delle scuole e degli istituti cattolici di studi superiori. A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo".
Don Biancalani è in buona compagnia con altri parroci che ormai prestano le parrocchie per questi incontri in aperto contrasto col Magistero. Ma in questi casi, chissà perché le puntualizzazioni dei vescovi non avvengono mai.
 (Andrea Zambrano, La Nuova Bussola Quotidiana, 30-08-2017)

 
Titolo originale: Miss Italia festeggia le unioni civili con la sfilata gay-friendly
Fonte: Osservatorio Gender, 09/09/2017


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