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LA SPAGNA E' A UN PASSO DALLA DITTATURA GAY
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): violenza senza morale, club gay a scuola, bus della libertà missione compiuta
di Leone Grotti

Il Parlamento spagnolo ha cominciato a discutere una legge sull'uguaglianza, già ribattezzata "legge Lgbt", che può probabilmente essere definita la più integralista e liberticida mai presentata in nessun angolo del mondo. Il disegno di legge è stato sviluppato dai partiti di sinistra Unidos Podemos, En Comú e En Marea, con la collaborazione e benedizione della Federazione spagnola lesbiche, gay, transessuali e bisessuali (Felgbt). Oltre alla promozione dell'ideologia gender in ogni istituzione statale e non, il ddl sancisce precisi obblighi e doveri in favore delle persone Lgbt, al pari di multe e sanzioni da comminare a chi non li rispetta.

PREVENIRE, CORREGGERE, ELIMINARE
Uno degli aspetti più controversi della legge è la creazione con soldi pubblici di un organo politico, l'Agenzia di Stato per i diritti Lgbt, che si occuperà di diffondere l'ideologia gender in ambiti come scuola, sanità, media, ambienti di lavoro, attività di svago e sport. Pur essendo finanziato pubblicamente, l'organo agirà «in modo indipendente rispetto alla pubblica amministrazione» con l'obiettivo di «combattere, prevenire, correggere e infine eliminare ogni discriminazione basata su orientamento sessuale, identità di genere, espressione di genere e caratteristiche sessuali». Di questa Agenzia faranno parte le comunità Lgbt che potranno decidere come implementare le nuove politiche e quali aziende o media punire in caso di mancata adesione al dettato di legge.
Corsi sull'ideologia gender saranno obbligatori in ogni singola classe di ogni singolo istituto (università comprese), dall'inizio fino alla fine del percorso scolastico. Verrà insegnato che «il genere è una categoria umana che può essere in costante evoluzione e come tale deve essere percepita come esperienza vitale, un cammino particolare nei tempi e nelle forme». Tutti gli spagnoli dovranno dunque imparare che identità di genere e identità biologica non hanno niente a che fare l'una con l'altra, perché la caratteristica dell'identità è quella di «essere percepita come tale». Se un maschio si sente una femmina, dunque, è una femmina a prescindere dalla sua anatomia e viceversa. E siccome l'identità di genere può cambiare a piacimento, e a sentimento, anche l'identità biologica deve poter essere modificata senza opposizione alcuna: per questo la legge prevede, ad esempio, che se un minorenne vuole sottoporsi a terapie ormonali e chirurgiche (che saranno sovvenzionate) per cambiare sesso, non avrà bisogno del permesso dei genitori, che non devono intromettersi nella costruzione indipendente da parte dei figli dell'identità.

MULTE E SANZIONI (E TERAPIE DI CONVERSIONE VIETATE)
Fondi speciali saranno allocati al mondo della cultura affinché nelle librerie di tutte le città con più di 20 mila abitanti siano presenti obbligatoriamente libri sul mondo Lgbt e sull'identità di genere. I testi verranno scelti e selezionato da un Centro nazionale per la memoria storica del movimento Lgbt che lo Stato aprirà con fondi pubblici. Ancora, campagne a favore dell'uguaglianza saranno finanziate dallo Stato e diffuse su tutti i media. La promozione dell'uguaglianza delle persone Lgbt dovrà essere fatta inoltre in ogni ambito sportivo e sanitario così come nei media tradizionali e non.
La legge prevede anche multe severe, che vanno dai tremila ai 20 mila euro, per qualunque persona od organizzazione che «esprima, utilizzando qualunque mezzo (specialmente internet), contenuti offensivi o vessatori contro le persone Lgbt o le loro famiglie sulla base di orientamento sessuale, identità di genere o caratteristiche sessuali». In particolare, verrà anche invertito l'onere della prova: solo per questo tipo di reato non sarà l'accusatore a dover dimostrare di aver ricevuto l'offesa, anzi basterà «un sospetto fondato», ma sarà il presunto offensore che dovrà dimostrare la propria innocenza «con giustificazioni oggettive, ben provate e ragionevoli».
L'identità, come si è detto, sarà fluida per legge ma questo non vuol dire che possa cambiare a piacimento. L'autodeterminazione regna sovrana ma non in tutte le direzioni. Verranno punite infatti le terapie di conversione, «anche quando sono espressamente richieste dai clienti». Gli psicologi o altri professionisti a cui un omosessuale chiederà di entrare in terapia per mutare il proprio orientamento sessuale verranno dunque puniti con sanzioni che vanno dai 20 mila ai 45 mila euro, oltre all'interdizione dalla pratica della professione per due anni.

NUOVA RELIGIONE LIBERTICIDA
L'inclusione delle persone Lgbt in posti di lavoro statali e non verrà promossa in modo certosino. La legge prevede infatti una riduzione delle tasse per quelle aziende che assumeranno persone che si dicono Lgbt. Non è chiaro però come questo requisito verrà verificato dal momento che l'identità di genere sarà per definizione «un modo in cui la persona si sente». Ogni azienda, inoltre, dovrà approvare un codice etico per il rispetto della diversità sul posto di lavoro. [...]

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

VIOLENZA SENZA MORALE
In Islanda il governo ha deciso di bloccare i siti pornografici di cui Internet trabocca e si è creata una apposita squadra di informatici che provvede a far rispettare la legge. Interessante, però la motivazione del blocco: foto e filmini sconci sono vietati perché in essi, dice il provvedimento governativo, "vi sono spesso scene di violenza". Siamo al consueto conformismo: la lotta alla violenza è politically correct, dunque è accettata e lodata. Nessuno di quei politici, invece, ha osato accampare ragioni morali: queste non sono ammesse, vanno contro la libertà sessuale, rischiano di offendere qualcuno delle categorie protette e lodate, quelle che vanno sotto la sigla Lgbt.

(Vittorio Messori, Il Timone, n.165 luglio-agosto 2017)

SE TUO FIGLIO A SCUOLA ENTRA IN CLUB GAY NON LO DEVI SAPERE
Alberta (Canada): il Ministro dell'educazione ha inviato una lettera a tutte le scuole in cui si fa divieto di informare i genitori se loro figlio partecipa o diventa membro di un club gay o gruppo simile, contrariamente a quanto prevede la legge che permette ai genitori di sapere quali sono le attività extracurricolari a cui partecipa il figlio.
Alla scuola pubblica di Edmont si è votato: i genitori potranno sapere se il loro figlio parteciperà a tali gruppi. Curioso che in una scuola pubblica ci sia qualcosa che debba rimanere segreto.

(Gender Watch News, 29-09-2017)

BUS DELLA LIBERTÀ, MISSIONE COMPIUTA: ARRIVA LA SCORTA
La campagna del Bus della Libertà di CitizenGo è riuscita ad ottenere un primo inconfutabile risultato: dimostrare che anche in Italia bisogna avere la scorta armata per dire pubblicamente che "i bambini sono maschi, le bambine sono femmine" (la scritta a lettere cubitali che campeggia sulla fiancata del mezzo).
Gli animatori del tour del pullman arancione, partito sabato scorso da Roma per denunciare i tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole e per protestare contro le sentenze dei tribunali che convalidano la stepchild adoption, hanno incontrato centinaia di sostenitori, suscitando le proteste scomposte dei collettivi dell'estrema sinistra e delle frange più radicali dei movimenti femministi e lgbt.
Insomma, come prevedeva la profezia dello scrittore e giornalista inglese Giblert Keith Chesterton, si è dovuto sguainare le spade "per dimostrare che le foglie sono verdi in estate". Fortunatamente non si è verificata alcuna aggressione ma senza la protezione delle forze dell'ordine non avrebbero potuto tenersi la tappa a Bologna di mercoledì scorso e quella a Napoli di ieri.
Insulti, minacce e prese di distanza delle istituzioni hanno preceduto e accompagnato l'arrivo del bus sia nel capoluogo felsineo sia in quello partenopeo. Nella città emiliana un comunicato firmato da decine di sigle accusava "il bus dell'odio" di diffondere un "rigido binarismo di genere". Il pullman per raggiungere Piazza 8 agosto è stato scortato fin dal casello da una volante delle polizia; altri sette veicoli delle forze dell'ordine, tra camionette e auto della questura, erano sul luogo del raduno per separare il bus dagli oltre cento contestatori convocati da Anpi provinciale Bologna, Cgil Bologna, Circoli Arci vari, coordinamenti di femministe, centri sociali e sedicenti gruppi antifascisti.
Una piazza militarizzata per poter consentire una manifestazione pubblica regolarmente autorizzata. Mezzi, personale e risorse dello Stato per garantire un diritto riconosciuto dalla costituzione e per tenere a bada circa cento scalmanati che urlavano slogan contro la famiglia tradizionale: "Nella casa del mulino si nasconde l'assassino", "se la famiglia è sacra perché massacra".
Le cose non sono andate meglio a Napoli. Giovedì sera, a meno di 24 ore dall'arrivo nel capoluogo campano, il sindaco Luigi De Magistris ha revocato la concessione di Piazza Trento e Trieste, dove era in programma la sosta del mezzo. La decisione veniva comunicata con una nota dello staff del primo cittadino, sulla base di una richiesta espressa dall'assessore alle Pari Opportunità, a sua volta pressata dalle proteste dei centri sociali e dei collettivi Lgbt e femministi.
La vicenda a Napoli è caduta persino nel ridicolo visto e considerato che il comunicato dello staff di De Magistris - che giustifica la decisione parlando di "campagna transfobica" - si apriva con un politicamente corretto buongiorno a tutt*.
Facendo il verso al lessico de-sessualizzato, il comune di Napoli ha voluto usare l'asterisco come mezzo di omissione del genere, una soluzione linguistica usata dai gruppi lgbt più radicalizzati, che sostengono che la lingua è sempre stata usata come mezzo per perpetrare il dominio maschile. Non c'è che dire, deliri e contorsioni che arrivano permeare anche le stanze del potere.
Fatto sta che ieri il Bus, scortato dagli agenti della Digos sin dal casello, ha attraversato la città per giungere quindi a Piazza Trieste e Trento, dove la Polizia Municipale ha intimato il dietrofront. Nonostante ciò, il mezzo è rimasto nella piazza per esprimere disobbedienza civile nei confronti della revoca di natura ideologica.
I promotori insieme a decine di manifestanti hanno circondato il mezzo al grido di "Libertà! Libertà!". Il Bus è rimasto fermo per un'ora, decidendo di abbandonare il presidio alla notizia che i centri sociali stavano raggiungendo il sito con intenti violenti.
Il bus della Libertà farà la farà la sua ultima tappa oggi a Roma, alle ore 15 in Piazza Bocca della Verità. Un luogo non casuale. Intanto, Filippo Savasere, coordinatore delle campagne italiane di CitizenGo, fa sapere alla Nuova BQ che in questi giorni da tutti Italia sono arrivate numerose chiamate di sostenitori che chiedono il passaggio del bus nella propria città, mentre a Cesena il comune ha già votato una delibera contro ogni possibile futuro transito del veicolo anti-gender. "Un nuovo tour sarà possibile nella misura in cui potremo organizzarlo grazie alle donazioni", conclude Savarese, "ma quando partirà la prima tappa sarà di sicuro Cesena".

(Marco Guerra, La Nuova Bussola Quotidiana, 30-09-2017)

 
Titolo originale: Come si dice dittatura Lgbt in spagnolo? In Parlamento la legge più liberticida del mondo
Fonte: Tempi, 27/09/2017


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