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IN NOME DELLA LEGGE E DELL'INGIUSTIZIA UMANA
Un giudice infligge al killer 17enne di Monopoli la terribile pena di tre anni di scuola
di Rino Cammilleri

Hai ammazzato uno? Eh, sei un ragazzaccio. Via, per questa volta scriverai alla lavagna cento volte «così non si fa». Ricordate quel che successe a Monopoli, in Puglia, il 2 maggio scorso? Un minorenne aveva spintonato giù da una scogliera sul lungomare un paio di pensionati, Giuseppe Dibello (settantasette anni) e Gesuino Aversa (settantacinque). I due anziani erano finiti in mare (era buio). Il secondo si era salvato a stento riuscendo a guadagnare la riva. L'altro aveva battuto la testa su una roccia ed era morto annegato.
Omicidio volontario? Parrebbe di sì, ma dice la legge che ci vuole il movente. L'omicida non era solo, era con un quindicenne. Che era stato denunciato solo per omissione di soccorso. Sì, ma il movente? Non c'è. Una bravata. Che bravi. Poverino, dice il suo avvocato che l'omicida «voleva solo fare uno scherzo, un bagno fuori stagione all'anziano». E che, volete punire uno per uno scherzetto? Sì, ma - dirà qualcuno - c'è scappato il morto. E che vuoi che sia, - dice il giudice - chi muore giace e chi vive si dà pace, non vorrai rovinare per sempre un ragazzino... Ma - insiste il qualcuno - quello è morto, e neanche serenamente: s'è spaccato il cranio sugli scogli ed è pure annegato, è una brutta morte. Ma sì, quisquiglie & pinzillacchere, direbbe Totò, non sottilizziamo: la legge non deve punire ma recuperare; il morto non si può recuperare ma chi l'ha ammazzato sì, ergo...

"SOLO" 17 ANNI...
E poi, non dobbiamo essere senza cuore, l'assassino ha solo diciassette anni. Pensa un po', qualche mese ancora e sarebbe stato maggiorenne. Certo che il morto è proprio sfortunato, neanche la soddisfazione di vedere (da lassù) il proprio esecutore in galera. Eh, tutti hanno diritto a una seconda chance, anche un quasi adulto che uccise un pensionato e ne ferì, pare gravemente, un altro. Il giudice dei minori (quello ha diciassette anni, non diciotto: dura lex sed lex) è stato paterno. Non ha riscontrato, bontà sua, l'omicidio aggravato dai futili motivi («...un bagno fuori stagione...»), non ha redarguito l'imbecille urlandogli in faccia: non lo sai che se butti giù tuo nonno da una scogliera lo ammazzi? No, si è intenerito per la povera creatura che voleva solo far fare «un bagno fuori stagione» a un vecchietto senza neanche assicurarsi che quello sapesse nuotare.
E gli ha appioppato nientepopodimenoché - udite, udite - tre anni di scuola, sano sport e volontariato. Poi, in un soprassalto di severità, ha aggiunto che in questi tre anni deve avere buoni voti. Se farà così, dice il Corsera che «vedrà cancellata definitivamente la sua colpa che altrimenti avrebbe configurato il reato di omicidio e si sarebbe tradotto in una condanna pesante. Viceversa, potrà tornare a una vita normale; libero e senza macchia». E giustizia è fatta.

TRE ANNI DI SCUOLA
Un calcolo: se quello ha diciassette anni, fa la quarta superiore, dunque due anni sarebbero non di scuola ma di università. A meno che non sia già ripetente, cosa probabile. Insomma, neanche una sberla, neanche un buffetto, neanche una tirata d'orecchi. «O gran pietà dei cavalieri antiqui...», declamava il Tasso: togliete «cavalieri antiqui» e mettete «giudici moderni». O italiani.
Ora, poiché il caso del tribunale barese non è unico, si possono tirare le somme sulla strategia di fondo (meglio: filosofia) della magistratura nazionale post-sessantottina: omicidi, rapine e stupri sono ormai derubricati a «reati minori»; anzi, non sono neanche più reati, bensì bravate degne di ogni attenuante specifica e generica, da trattare con la massima indulgenza anche perché così non si intasano le carceri. Queste ultime, invece, devono avere tutto il posto che serve per i reati finanziari, quelli contro il fisco e quelli ideologici: su queste devianze il rigore della legge si abbatterà con tutta la sua possanza anche preventiva, perché lo Stato è Dio e il politicamente corretto è il suo verbo; da che mondo e mondo la lesa maestà divina è stata trattata con la severità massima. Abbiamo detto ideologici? Sì. Se l'omicida di Monopoli avesse perpetrato il suo «scherzo» ahimè funesto indossando una maglietta con su stampata la faccia del Duce gli avrebbero dato l'ergastolo. Dopo avere ingoiato la chiave.

 
Titolo originale: In nome del reato che non c'è più
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/10/2017


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