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COSA STA DIETRO LA MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA DI MACERATA
Si vuole ''nobilitare'' la sinistra in quanto antifascista, ma intanto si sono fatti cori vergognosi contro i morti nelle foibe (''Come belle son le foibe / da Trieste in giù'')
di Stefano Fontana

A seguito dei tristi fatti di Macerata una nuova scossa di "antifascismo" ha attraversato l'Italia. Alla manifestazione antifascista di Macerata i centri sociali hanno picchiato a sangue un poliziotto. Si sono anche levati inni offensivi per i martiri delle foibe e inneggianti a Tito ("Maresciallo siamo con te, meno male che Tito c'è"). A Livorno Giorgia Meloni è stata aggredita in quanto "fascista". Anche Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia è stato accusato di essere fascista e apertamente minacciato. Il Presidente Mattarella ha subito ricordato agli italiani l'esistenza del "nemico" sostenendo che il fascismo non ha fatto mai niente di buono.
La figlia di Gino Strada ha invitato le donne italiane a non "darla" ai fascisti per impedire che si riproducano. Un collettivo di donne ha esposto un cartello invitando gli immigrati a "non lasciarci soli in mano ai fascisti". L'antifascismo viene fatto coincidere con l'antirazzismo. Il presidente della Camera Laura Boldrini ha chiesto lo scioglimento delle formazioni neofasciste. Il sindaco di Milano Sala e quello di Napoli Demagistris si sono detti d'accordo. Insomma siamo in presenza di una nuova ossessione antifascista.

AUGUSTO DEL NOCE
Che il fascismo non rappresenti alcun pericolo reale nel nostro Paese è sotto gli occhi di tutti. Né si può dimenticare che gli assassini della povera Pamela non erano fascisti, né lo erano i violenti dei centri sociali che hanno manifestato a Macerata. Allora c'è da chiedersi perché questo rigurgito antifascista.
Augusto Del Noce aveva spiegato che c'è uno stretto legame tra antifascismo e legittimazione della sinistra comunista ed ex comunista. Il fatto che Renzi e Minniti si siano dissociati dalla manifestazione di Macerata è un segno in positiva controtendenza, ma nella sinistra italiana lo schema segnalato da Del Noce è ancora molto vivo. In questo momento sono soprattutto quelli di "Liberi e Uguali" a farsene carico, ma la mentalità è molto più diffusa dei confini di quel partito.
Il comunismo è un totalitarismo disumano. Ma se passa l'idea che il fascismo è il "male assoluto", allora il comunismo viene in qualche modo legittimato appunto perché antifascista.

DUE PESI E DUE MISURE
Nella storia italiana questi due pesi e due misure sono state una costante. Strade o piazze intitolate a Mussolini non ce ne sono, ma a Gramsci, Togliatti, Maotzetung, Che Guevara ce ne sono tante. In questo periodo preelettorale in Italia ci sono ancora partiti che espongono il simbolo della falce e del martello mentre non è possibile farlo con il fascio littorio. In confronto al cancro del comunismo, il fascismo italiano è stato un piccolo raffreddore. Però la sinistra lo ha trasformato nel "male assoluto", come appunto faceva notare Del Noce.
Siccome la democrazia italiana si dice essere nata dalla Resistenza, e siccome il Partito Comunista era dentro il Comitato di Liberazione Nazionale e perfino nei primi governi della Repubblica, ne risultava la legittimazione democratica del comunismo italiano e, dopo di allora, della ideologia di sinistra in genere. Questa visione è evidentemente ideologica. La storia dice altre cose. Però è una visione ideologica dalla lunga vita che nei momenti di "pericolo" per essa, la sinistra tira ancora fuori.

Nota di BastaBugie: Ruben Razzante nell'articolo sottostante dal titolo "A Macerata va in scena il fascismo degli antifascisti" spiega perché la manifestazione di Macerata è l'ennesima pagina buia della storia dell'antifascismo italiano che si nutre di odio invincibile verso gli avversari politici, considerati nemici da abbattere. Esattamente come succedeva nei regimi comunisti più sanguinosi ed efferati, che, al pari dei regimi fascisti, hanno seminato terrore e violenza.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 febbraio 2018:
Sabato si è avuta la rappresentazione plastica di come l'odio accecante di certa sinistra ideologica possa produrre danni enormi all'unità nazionale e calpestare la memoria storica di un Paese democratico. La stucchevole manifestazione antifascista organizzata a Macerata ha fomentato inutili tensioni proprio mentre altri nigeriani vengono incriminati per il barbaro assassinio di Pamela. Lo spettacolo indecoroso offerto dai manifestanti nella città marchigiana è degno di un Paese che rinnega la sua storia e pretende di imporre una chiave di lettura unilaterale di certe vicende passate che tante lacerazioni e fratture hanno prodotto nel corso dei decenni al tessuto sociale dell'Italia.
Bene hanno fatto i vertici del Pd e il Ministro dell'Interno, Marco Minniti a dissociarsi dai cortei e a non alimentare il fuoco di un antifascismo ormai fuori dalla storia e privo di qualsivoglia ancoraggio alla ragionevolezza. Solo le strumentalizzazioni elettorali hanno potuto scorgere segnali di razzismo e rigurgiti di fascismo nei fatti di Macerata, visto che l'episodio di Luca Traini, assolutamente isolato e privo di qualsiasi trama eversiva di gruppo, ha fatto passare in secondo piano l'efferato delitto di Pamela, povera ragazza fatta a pezzi e già dimenticata per poter rispolverare la retorica dell'antifascismo e imporre alla sensibilità collettiva il buonismo di chi vorrebbe accogliere senza controlli tutti gli immigrati.
Il calcolo elettorale ha sconsigliato a Matteo Renzi e ai massimi esponenti del governo Gentiloni di alimentare l'ennesima ondata di antifascismo, che avrebbe potuto rivelarsi un boomerang in vista del voto. Infatti, sondaggi attendibilissimi documentano una crescente insofferenza degli italiani verso un'immigrazione di massa e fuori controllo. Episodi come quello di Traini, lungi dal risvegliare il timore di ritorni improbabili al razzismo e al fascismo, alimentano nell'opinione pubblica la percezione di insicurezza per la vita di ciascuno di noi e il desiderio crescente di un equilibrato governo dei flussi migratori che scongiuri il rischio di esasperazioni e scontri sociali.
Sia il segretario dem che il titolare del Viminale hanno valutato suicida un loro eventuale appiattimento sulle posizioni grettamente antifasciste dei manifestanti e hanno preferito dissociarsi dai cortei, coltivando una linea mediana tra chi ha manifestato e chi ha criticato i manifestanti. Un equilibrismo che probabilmente non pagherà elettoralmente, perché chi era in piazza certamente non voterà Pd e chi ha criticato la piazza, evidenziando i silenzi colpevoli sulle tragiche sorti di Pamela, certamente non voterà Pd.
L'Italia ha bisogno di riforme urgenti per superare l'elefantiasi burocratica, l'ipertrofia legislativa, il ritardo culturale e infrastrutturale in molti campi, in primis quello tecnologico e della banda larga, la mancanza di classa dirigente, l'opacità degli interessi dominanti, un debito pubblico gigantesco, una corruzione tra i funzionari pubblici che raggiunge livelli di guardia. Tutto questo non sembra importare a chi ancora agita pateticamente lo spettro di un ritorno al fascismo, ideologia sconfitta per sempre oltre settant'anni fa, e si mostra imprigionato nelle asfittiche gabbie di un credo di sinistra sconfessato dalla storia e che tanti danni ha prodotto a intere popolazioni in molte parti del mondo.
Per di più, cosa scarsamente sottolineata o addirittura ignorata da molte voci autorevoli del mondo mediatico, durante i cortei di Macerata c'è stato chi ha insultato le vittime delle foibe. Un atteggiamento inqualificabile che, se avesse riguardato le vittime dell'olocausto, avrebbe certamente scatenato le reazioni indignate di tutta l'intellighenzia più in vista, e che invece è quasi passato sotto silenzio.
I cori vergognosi contro i morti nelle foibe ("Come belle son le foibe / da Trieste in giù", "Le sedi fasciste si chiudono col fuoco, con i fascisti dentro, se no è troppo poco"), pur provenendo dai centri sociali e da frange estreme della sinistra più becera, dovrebbero suscitare lo sdegno bipartisan, non solo quello, interessato e demagogico, delle forze di centrodestra. Le vittime dell'odio comunista nella Jugoslavia di Tito non dovrebbero avere colore politico, così come quelle dell'olocausto, e non dovrebbero dividere, a distanza di oltre 70 anni, la comunità italiana.
La manifestazione di Macerata è l'ennesima pagina buia della storia dell'antifascismo italiano, che si nutre di odio invincibile verso gli avversari politici, considerati nemici da abbattere. Esattamente come succedeva nei regimi comunisti più sanguinosi ed efferati, che, al pari dei regimi fascisti, hanno seminato terrore e violenza.

 
Titolo originale: La sinistra e il fascismo come male assoluto
Fonte: Vita Nuova Trieste, 20 febbraio 2018

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