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IN BELGIO SI PRESENTA IL PARTITO ''ISLAM'' CHE VUOLE IMPORRE LA SHARIA
Ecco i frutti della democrazia: il nuovo ''partito'' promette posti separati sugli autobus, cibo halal e il velo nelle scuole (intanto in Italia una musulmana viene uccisa dai suoi parenti perché voleva sposare un italiano)
da Tempi

Raccontava ieri un articolo della Stampa che in Belgio si dibatte molto se si debba permettere a un partito che si ispira alla sharia di partecipare alle elezioni. Accade infatti che la lista "Islam" (il cui acronimo sta per Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità e Moralità) voglia presentare 28 suoi candidati alle elezioni amministrative del 14 ottobre. Il programma ha chiari riferimenti alla sharia, una "sharia occidentale" come la chiamano loro. Abdelhay Bakkali Tahiri, presidente di Islam, dice che «la Costituzione belga coincide all'80 per cento con il Corano» e sharia significa giustizia sociale: «La sharia è come un sacco. Prende la forma di ciò che mettiamo al suo interno».
Aveva proprio ragione il senatore Alain Destexhe, quando spiegò a Tempi che sull'integrazione «in Belgio negli ultimi vent'anni abbiamo sbagliato quasi tutto».
Le promesse elettorali degli esponenti di Islam non sono esattamente rassicuranti. «Secondo le stime demografiche, nel 2030 saremo la maggioranza» dice Redouane Ahrouch, tesoriere e cofondatore che, essendo un conducente di mezzi pubblici, ha lanciato la proposta di posti separati sugli autobus. «Gli uomini davanti e le donne dietro». Una misura di buonsenso «contro le molestie. Nelle ore di punta alcuni uomini, soprattutto di origine straniera, ne approfittano per "appoggiarsi" alle donne e "palpeggiarle"». Lo stesso Ahrouch ha anche altre idee: «Il nostro obiettivo finale è uno Stato islamico al 100 per cento, il velo potrà essere portato in tutti i luoghi pubblici e nelle scuole dovrà essere servito il cibo halal».
Diversi deputati, in particolare di destra, hanno protestato, chiedendo la messa la bando della lista. Theo Francken, segretario di Stato all'Immigrazione (Nva, partito della destra fiamminga), ha detto: «Da loro, dove regna la sharia, le donne non hanno diritti. Qui vogliono iniziare con la segregazione sui mezzi pubblici. Questo partito è rivoltante». Medesime preoccupazioni sono state espresse dal deputato federale Richard Miller del movimento liberale. Ma c'è anche chi difende il diritto della lista a presentarsi al voto. «Soltanto nelle dittature si proibiscono le opinioni», ha scritto De Standaard. «Non si arresta un'idea fermandone il veicolo politico» ha aggiunto Het Nieuwsblad.
È questo il risultato di anni e anni di predicazione multiculturalista?

Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo sottostante dal titolo "Sana e le altre, uccise perché troppo integrate" commenta la triste vicenda di Sana Cheema che viveva nel bresciano e voleva sposare un ragazzo italiano. I suoi parenti l'hanno assassinata, perché si ribellava al matrimonio combinato. La stessa sorte è toccata a tante altre ragazze pakistane e musulmane, come Hina, Nosheen, Samia e la marocchina Rachida che provò a convertirsi.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 aprile 2018:
Gujrat è una città del Pakistan, nella regione del Punjab. Una città che vive di agricoltura e artigianato, e da cui arrivano gran parte dei narghilè tanto di moda in Occidente, espressione della possibilità di culture lontane che si fondono, almeno così pare. Ma qualche giorno fa Gujrat è stata anche teatro dell'ennesima tragedia che enfatizza, piuttosto, le distanze.
Sana Cheema era nata proprio a Gujrat venticinque anni fa e con la famiglia era emigrata in Italia, a Brescia, poco più che bambina. La sua famiglia dopo diversi anni aveva scelto di emigrare nuovamente e questa volta in Germania in cerca di un futuro migliore. Sana invece in Italia ci era voluta rimanere, e con la scusa di aver trovato un lavoro in un'attività commerciale glielo avevano persino concesso. Ma la motivazione più importante era il fidanzato. Un giovane italiano che l'avrebbe sposata. Qualcosa che non può e non deve essere contemplato in una famiglia pakistana dove i matrimoni sono combinati. E quando Sana è tornata a Gujrat, giusto per qualche giorno, per fare visita alla famiglia, quella voglia di vivere all'occidentale e sposare un italiano, il padre e il fratello hanno deciso di fargliela passare una volta e per sempre: l'hanno sgozzata.
La tragica vicenda di Sana ricorda quella di Hina Saleem. Pakistana anche lei, che all'alba dei suoi vent'anni venne barbaramente uccisa nel 2006 a Sarezzo, sempre nel bresciano. Anche Hina vestiva troppo all'occidentale e aveva un fidanzato italiano. Il padre, lo zio e i cugini la sgozzarono con un coltello da cucina (i carabinieri ne sequestrarono alcuni, almeno due erano sporchi di sangue), scavarono una buca in giardino, calarono il corpo dalla finestra e la seppellirono con la testa rivolta verso la Mecca. "Non volevo che diventasse come le ragazze di qui. Le avevo chiesto di cambiare vita, ma lei non voleva", confesserà più tardi il padre, con il tono di chi ha fatto solo il suo dovere.
Come quella di Sana e Hina è stata la storia di Nosheen Butt. Pakistana trasferitasi con la famiglia a Modena. Il padre aveva quasi tutto pronto per il suo matrimonio combinato, ma Nosheen non ha intenzione di sposare un uomo - suo cugino - che nemmeno conosceva, la mamma è dalla sua parte. Nel 2010, in un giorno qualunque, Nosheen verrà presa a sprangate dal padre e dal fratello - ma sopravviverà - la mamma verrà lapidata e morirà poco dopo.
A Samia Shadid, pakistana, ventotto anni, toccò una sorte simile nel 2016. Scappata da un matrimonio combinato, si era trasferita in Gran Bretagna. Aveva deciso di andare a trovare i genitori a Islamabad per cercare di appianare le tensioni, ma anche lei venne uccisa dal padre. Colpevole, pergiunta, di essersi convertita allo sciismo.
E se questo è il destino riservato alle donne che tentano di sottrarsi alla pratica dei matrimoni forzati, figuriamoci quale tipo di persecuzione può toccare a chi si macchia del reato di apostasia. Come Rachida - la cui storia ha raccontato Souad Sbai in un libro -, che si stava convertendo al cattolicesimo. Una marocchina residente in provincia di Reggio Emilia che aveva iniziato a frequentare una parrocchia di nascosto e che a colpi di martello è stata massacrata dal marito quando è stata scoperta.
Destini che s'intrecciano nella strana trama del politicamente e islamicamente corretto, dove l'attenuante culturale è il ritornello, il multiculturalismo lo spartito da suonare, l'integrazione la battuta finale dal ghigno amaro.

 
Titolo originale: Anni e anni di multiculturalismo e ora in Belgio si presenta la lista Islam che vuole la sharia
Fonte: Tempi, 17/04/2018

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