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IL NUOVO PRESIDENTE DELL'INTER HA 26 ANNI... ED E' PIU' MATURO DI RONALDO (CHE NE HA 33)
Tutti sottolineano con stupore l'enorme responsabilità... eppure a 26 anni Alessandro Magno aveva già conquistato mezza Persia (ed io sono diventato padre)
di Andrea Zambrano

Si chiama Zheng e qualcosa del genere e di lui sappiamo che è ricco e appena 26 enne. Guiderà l'Inter, di cui è diventato presidente succedendo al padre e per noi italioti è già una notizia eclatante. Caspita, 26 anni! Che responsabilità dovrà avere! Che peso sulle spalle! I suoi coetanei italiani - alcuni! - sperano nel reddito di cittadinanza. Che ingiustizia il mondo, si dirà. Invece è giusto così. Perché il fiore degli anni è quello, lo dimostra il fatto che tra un acerbo Cutrone e un maturo Higuain, i numeri stiano dando ragione al primo.
Ma non basta. 26 anni sono tanti o pochi? Secondo il criterio moralistico e nepotistico italiota sono pochi, pochissimi, per diventare professori universitari al posto dei baroni, per diventare capitani d'impresa al posto dei padri, per diventare faber fortune suae al posto di qualunque superiore senza più voglie nè ambizioni.
Eppure a 26 anni Alessandro il Grande si era già pappato la Ciclia e la Cappadocia e stava dando l'assalto finale a Babilonia.
Dunque torniamo al quesito: 26 anni sono tanti o pochi per avere delle responsabilità così grandi? Per Zheng e qualcosa del genere sono abbastanza per iniziare la sua vita da uomo. Vita che invece tendiamo a procrastinare sempre all'infinito crogiolandoci nell'eterno bamboccionismo. Un vizio che ha colpito anche la Chiesa con la smania di voler ascoltare i giovani in un dialogo tra sordi. Posto che dalla gioventù bisognerebbe scappare il prima possibile e non fissarla in una categoria sociale perchè prima o poi ci si abitua e poi si diventa giovani vecchi.
Pensandoci bene però, 26 anni sono un'età sufficientemente matura per avere una responsabilità così grossa come quella di guidare una squadra da Triplete, pagarne gli stipendi, fare le scelte strategiche che merita etc... etc...
Io ad esempio, o però, a quell'età sono diventato papà per la prima volta. Non lo sapevo, ma quella sì che era una bella responsabilità. In fondo cos'è più gravoso come onere: trattare il rinnovo di Icardi con Wanda Nara o con sacrifici generare alla vita e nell'educazione un essere umano? E poi due, e poi tre e poi quattro?
In defintiva: si diventa uomini prima cambiando pannolini o firmando assegni?

Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "Ronaldo e il conformismo dell'indignazione a comando" si chiede quale sia la differenza tra Ronaldo e i vari Brizzi, Kavanaugh, Trump e Weinstein. Il primo ha avuto un balzo di popolarità dopo le accuse di stupro e gli altri hanno invece affrontato la gogna mediatica. È l'indignazione a comando eterodiretta di una società talmente conformista, che aspetta di sapere dai media cosa deve pensare di questo e di quello.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 ottobre 2018:
La storia, a quanto ne sappiamo, è andata così. Nel 2009 Cristiano Ronaldo avrebbe stuprato l'insegnante Kathryn Mayorga; nel 2010 il calciatore avrebbe ottenuto il silenzio della ragazza dietro pagamento di 375 mila dollari. Ora, a distanza di anni e sulla scia del movimento #metoo, Mayorga ha deciso comunque di raccontare l'accaduto.
Non è la prima volta che il campione paga perché cali il silenzio sulle sue avventure a luci rosse. Altre donne dichiarano di aver subito lo stesso trattamento di Mayorga; e rispunta persino Ruby Rubacuori, che avrebbe avuto con Ronaldo un rapporto da minorenne.
Una storia come tante che abbiamo letto in questi anni: una accusa di stupro, la reputazione dell'accusato finita nel gabinetto, riprovazione sociale, perdita di ogni contatto sociale… Ricordiamo il caso Weinstein espulso con ignominia dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences; ma anche l'attore italiano Fausto Brizzi, poi scagionato.
Con l'aggravante che, nel caso di Ronaldo, non si tratta di accuse infondate o improbabili, ma di fatti circostanziati. Il punto è che Ronaldo non è stato cacciato dalla squadra, non ha perso le sponsorizzazioni, non ha smesso di allenarsi per preparare la sua linea di difesa, non ha chiuso ignominiosamente la sua (ormai al tramonto) carriera.
Anzi. Lo sponsor Yamamay, anziché annullare la rescissione del contratto, ha dichiarato: «Mai come in questo caso vale la presunzione di innocenza. L'immagine pubblicitaria è fortissima e il ritorno che stiamo avendo sulle vendite è elevatissimo».
Di più: a quanto pare la popolarità del campione è cresciuta, dopo le pesantissime accuse.
Com'è possibile? Qual è la differenza tra Ronaldo (probabilmente colpevole) e Brizzi (scagionato)? Perché il primo ha dovuto affrontare la gogna mediatica e il secondo ha avuto un balzo di popolarità? Perché una improbabile accusa risalente a più di trent'anni prima avrebbe potuto fermare la carriera del giudice Brett Kavanaugh e una accusa peggiore e meglio circostanziata ha messo un turbo a quella del calciatore?
La domanda è lecita, ma la risposta davvero difficile. Il pubblico reagisce in modo negativo di fronte a comportamenti immorali di un attore e in modo positivo a comportamenti simili da parte di un calciatore? E perché mai?
Forse perché i casi di Trump, Weinstein, Brizzi, Kavanaugh sono stati gestiti in modo enfatico da parte dei media, mentre del caso Ronaldo si occupano quasi esclusivamente i media sportivi? Si tratta dunque di indignazione a comando, eterodiretta dai media? Viviamo in una società talmente conformista, che aspetta di sapere dai media cosa deve pensare di questo e di quello? Ovviamente sbandierando libertà di pensiero  e anticonformismo?
Temo proprio di si.
Ricordo il celebre esperimento di Solomon Asch (1951), che ha dimostrato in modo chiaro e difficilmente confutabile quanto sia forte la tendenza al conformismo.
L'esortazione di san Paolo («Non conformatevi alla mentalità di questo mondo», Rm 12, 2) è caduta nel vuoto. E perché non avrebbe dovuto, considerato che «il mondo» sembra aver vinto?

 
Titolo originale: Il mondo a 26 anni
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-10-2018

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