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DA DONNA A UOMO, FINO A... ALIENO A-GENDER
Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): condizionare i bambini sul cambio di sesso è violenza, tutti cavalcano l'onda Pride, Siena esce dalla rete Ready
di Manuela Antonacci

Ai benpensanti che sostengono che l'ideologia gender con tutti i suoi frutti folli e nefasti, sia invenzione di un manipolo di esaltati, vogliamo dedicare questa storia che è solo una delle tante e recenti, deliranti conseguenze di una mentalità ormai diffusa che pretende di identificare la realtà con la fantasia, scindendo il sesso biologico dall'identità psichica maschile e femminile e trasformando la realtà in percezione e la percezione, di conseguenza, in qualcosa di estremamente reale, qualunque sia la follia che veicoli.
Prima di arrivare a parlare di quest'ultimo "caso", che un tempo, nemmeno lontano, ahinoi, sarebbe stato definito e trattato, appunto, come un "caso psichiatrico" e, davanti a cui oggi, invece, ci si inchina in nome della "libertà di scelta", vogliamo ricordare brevemente alcuni ameni esempi della deriva antropologica a cui può portare chi abbraccia gli assunti dell'ideologia gender: pensiamo ai "transpecie" ovvero quegli individui che non si sentono "umani" ma di un'altra specie come gli "uomini-cane" che si comportano come cuccioli a tutti gli effetti, chiedendo coccole ai loro padroni, mangiando in una scodella, arrivando persino a passeggiare a quattro zampe per le vie della città, ovviamente al guinzaglio, o ancora gli "age gender" coloro che non si identificano con la loro età anagrafica, come il papà di ben 6 figli che a Toronto ha trovato una famiglia disposta ad adottarlo e a lasciarlo vivere come se fosse una bambina di 7 anni.

TRASFORMARSI IN UN ALIENO
Per arrivare all'ultima follia di cui intendiamo occuparci e che viene dall'Inghilterra. Ne ha parlato diffusamente il Mirror: si tratta di Jareth Nebula una ragazza di 33 anni che a 29 è divenuta transgender perché si percepiva di sesso maschile ma che, non contenta ora, ha deciso di trasformarsi in un alieno "a-gender", arrivando a farsi rimuovere il seno e a radersi le sopracciglia per sembrare meno "umana". La cosa singolare è che i suoi genitori le avevano dato la loro benedizione al momento della riassegnazione del sesso biologico ma ora non riescono ad accettare la nuova identità della figlia, o dovremmo dire, della figli*. Si tratterebbe di un comportamento incoerente in realtà: se l'accettazione della giovane donna come trans era motivata dal "basta che stia bene tu", non si comprende perché in questo nuovo caso la scelta della ragazza non venga accettata. Eh sì, perché è un po' come la teoria della pallina sul piano inclinato, una volta presa una certa china, sulla base della realizzazione dei propri desideri a tutti i costi, anche a costo di negare la realtà più oggettiva che possa esistere, ovvero quella biologica, tutto è lecito e, partendo da questo assunto, ogni scelta intrapresa, anche la più stramba dovrebbe in teoria, essere considerata di tutto rispetto. E di questo "intoppo" imprevisto, ora che è troppo tardi, evidentemente si stanno accorgendo anche i genitori di Jareth.

IL MONDO DEI MEDIA DIFFONDE IL VIRUS DELLA FOLLIA
Ma in tutto ciò, una delle responsabilità maggiori ce l'ha il mondo dei media, che tratta questi casi come se fossero la normalità spicciola, contribuendo a diffondere il virus della follia che vediamo pienamente manifestarsi nelle parole con cui Jareth esprime la sua scelta: «Pensavo che essere un transessuale avrebbe risolto tutti i miei problemi e le lotte interiori per scoprire chi fossi, ma non ero così felice come mi aspettavo. Mi sembrava di provare a inserirmi nell'identità di qualcun altro. Non volevo sentirmi costretta, è stato allora che ho scoperto cos'è l'a-gender. Sono sempre stato ossessionata anche dagli alieni, quindi l'idea di essere un alieno senza sesso si adatta perfettamente alla mia identità». E di fronte alla disapprovazione di genitori e amici fa spallucce affermando: «Le persone mi trattano come un mostro perché sono un alieno [...] ma chi sono gli altri per dirti chi puoi o non puoi essere? Se qualcuno vuole identificarsi con qualunque cosa, anche con un animale, lo faccia, io continuerò a trasformarmi in un alieno ogni giorno di più». Insomma, "così è (se vi pare)".

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

CONDIZIONARE I BAMBINI SUL "CAMBIO" DI SESSO È VIOLENZA
Ultima puntata dedicata al documento del Collegio americano dei Pediatri dal titolo: "L'ideologia gender danneggia i bambini".
"Condizionare i bambini a credere che una vita intera di impersonificazione chimica o chirurgica dell'altro sesso sia una cosa normale – spiega il documento - è violenza sui bambini.
Supportare la discordanza di genere come normale attraverso la scuola o le politiche legislative confonderà bambini e genitori, portando più bambini a presentarsi alle "cliniche del genere" ove gli daranno farmaci blocca-pubertà.
Questo, in cambio, praticamente gli garantisce che essi "sceglieranno" una vita di ormoni cross-sex carcinogenetici e comunque tossici, e molto probabilmente penseranno a mutilazioni non necessarie delle parti sane del loro corpo quando saranno adulti".
(Gender Watch News, 04-02-2019)

TUTTI CAVALCANO L'ONDA PRIDE
Sul sito ufficiale dell'Onda Pride è riportato ancora il manifesto dello scorso anno: «L'Onda Pride nasce dalla volontà comune di mettere in rete le tante e diverse realtà dell'associazionismo, per coinvolgere le istituzioni, i cittadini e le cittadine, amici e amiche, familiari e vicini di casa in un grande sforzo unitario per affermare diritti, uguaglianza e visibilità per tutte le persone e tutte le famiglie e combattere ogni forma di discriminazione, a partire da quelle per orientamento sessuale e identità di genere. […] Il Pride è di tutt*»
Veramente è di tutti, pare. Hanno aderito idealmente al Pride Month, appunto il mese del cosiddetto "Orgoglio Gay", nientepopodimeno che brand come Google, Facebook, Apple, Android, Microsoft,  YouTube, Disney, H & M, Mac Cosmetics, Adidas, Nike, Reebok, Levi's, American Eagle, Calvin Klein, Michael Kors, Converse, Ralph Lauren, Dr Martens, Diesel, Sephora, Banana Republic, Hunter, Ugg, Gap, Fossil, Ray-Ban, Eastpack, Ikea, Starbucks…
Ci fermiamo a trenta brand ma potremmo andare avanti parecchio, talmente parecchio che diventa difficile anche solo pensare a un boicottaggio, sia perché ormai solo un piccolo gregge ha la reale consapevolezza di quale sia la portata di manifestazioni di questo tipo, sia perché l'adesione del mondo commerciale è ormai quasi totale e include perfino quell'Oreo dei biscotti, quella Vitasnella degli yogurt, quella Barilla che fino a quarant'anni fa era sinonimo di casa, o Gillette che negli anni Novanta era «il meglio di un uomo». Non sembra possibile sottrarsi alla dittatura del pensiero unico Lgbt. Perfino la Listerine ha fatto un collutorio arcobaleno per l'occasione, come dire: chi non si piegherà per principio, dovrà farlo per timore dell'alito cattivo, o del dentista.
E intanto l'Onda va, da Varese a Siracusa, da Torino a Trieste, da Cagliari a Gallipoli passando per Campobasso, benedetta non solo dai più potenti e ricchi marchi commerciali ma anche da diverse sigle politiche, in primis il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle, dalle amministrazioni di moltissime regioni,  province, città e comuni, dai principali quotidiani italiani, dalla Cgil e dall'Anpi in diverse città. E poi ancora, in Toscana tra i sostenitori del Pride c'è la Scuola Normale di Pisa, in Lombardia l'Ordine degli psicologi sostiene i "pride" di Bergamo e Brescia così come l'Ordine degli psicologi della Sardegna sostiene quello che si svolgerà a Cagliari, eccetera. Il tutto ovviamente accompagnato dall'appoggio pressoché totale del mondo artistico e televisivo. È questa la discriminazione?
Ma non c'è tempo di rispondere, il Pride di Milano è già avanti e scrive nel manifesto: «Esigiamo che vi sia libero accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per tutte le persone, abrogando quindi il divieto dell'accesso a tali percorsi da parte di coppie di donne o single. Rivendichiamo la necessità di iniziare un percorso di riflessione che, nel pieno rispetto della libertà di autodeterminazione e nella piena tutela delle persone coinvolte, porti anche in questo paese ad un inquadramento che disciplini la gestazione per altre e altri».
L'unico antidoto resta la consapevolezza di questo piccolo gregge e la necessità di recuperare e conservare uno sguardo realmente cristiano, che sappia giudicare ciò che è male e ciò che è bene e non si trinceri dietro l'ipocrisia del «basta che non tocchino i bambini». Se concediamo a questa ideologia di fare qualunque cosa, per quale ragione dovrebbero star lontani dai bambini?
(Raffaella Frullone, Sito del Timone, 14 giugno 2019)

SIENA È USCITA DALLA RETE READY
A Siena la lista civica Sena Civitas aveva chiesto al sindaco di uscire dalla rete Ready, network che collega diverse amministrazioni locali per supportare le rivendicazioni del mondo LGBT. Un paio di giorni fa la richiesta è stata accolta.
Greta Sartelli, presidente del Movimento Pansessuale-Arcigay Siena, ha commentato: è "una decisione miope che rappresenta un segnale di imbarbarimento e segna un passo indietro sulla strada dei diritti".
Noi siamo di diverso avviso: è un passo significativo verso il bene delle persone omosessuali, verso le famiglie, i bambini e la società intera.
(Gender Watch News, 20 settembre 2019)

 
Titolo originale: Jareth Nebula, l'alieno a-gender
Fonte: Provita & Famiglia, 13/03/2019


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