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I SOLDI DEL VESCOVO, PARTE SECONDA
di Umberto Folena

Disinformazia, parte seconda.
Ieri su Repubblica la triade Maltese-Pontesilli-Turco ha rifilato ai suoi lettori "I soldi del vescovo-2", una seconda dose di totali menzogne e mezze verità a proposito dell'otto per mille, dopo la prima di venerdì scorso. I tre sembrano ignorare le nostre puntuali confutazioni del giorno dopo, fino a sparare questo titolone: "Dove finisce l'otto per mille, segreto da un miliardo di euro". Curzio Maltese scrive che Avvenire «pubblica per la prima volta il resoconto sul numero del 29 settembre». Segreto? Per la prima volta? A Maltese, troppo indaffarato a scrivere per perdere tempo a leggere, perfino il suo giornale, sfugge che ogni anno la Cei acquista una pagina di Corriere della sera, Repubblica e Sole 24 Ore (oltre ad Avvenire), dove pubblica il resoconto. Maltese ce l'ha da sempre sotto il naso, il "segreto". Ma procediamo con ordine, limitandoci alle cose essenziali.
I costi? Trasparenti
«La campagna 2005, secondo il Sole 24 Ore, è costata alla Chiesa nove milioni di euro. Il triplo di quanto poi la Chiesa ha donato alle vittime dello tsunami, tre milioni», tragedia ricordata in uno spot. Maltese sa perfettamente, se ha letto la nostra pagina di sabato, che gli interventi per il Terzo mondo sono stati finora 7.772. Tra di essi, c'è anche quello a favore delle popolazioni colpite dallo tsunami.
E tanti sono gli spot che illustrano tanti altri interventi. Sono andati in onda spot sulla carità, sui preti, sul culto e sulla pastorale, perfino sulla pastorale dei marittimi e dei non vedenti, sui restauri, eccetera. Chi li avesse persi in tv, può visitare il sito www.8xmille.it (ci sono pure gli accessi per ipovedenti e non vedenti) e ripassarseli tutti, e poi liberamente giudicarli. Nello stesso sito, a proposito di segreti, c'è un corposo documento in formato pdf sui rendiconti 1990-2006. Dimenticavamo: la fonte del Sole 24 Ore è la Chiesa stessa; basta visitare il sito appena citato. Nel 2006 al Terzo Mondo sono andati 80 milioni. E i 9 della campagna sono serviti anche a parlare delle altre destinazioni dell'otto per mille, compresa la remunerazione dei preti. Maltese scrive una colossale falsità: «La Chiesa cattolica è l'unica a non dichiarare le spese pubblicitarie, riprova di scarsa trasparenza». Basta andare al sito appena citato, seguire il percorso "informazioni" e "quesiti", ed ecco il quesito numero 10: «Quanto investe la Chiesa cattolica per la comunicazione dell'8 per mille?». Risposta: «Si investono circa 9 milioni all'anno, con una incidenza media pari solo a meno dell'1% dei fondi raccolti (eccetera)». Tanto o poco? Per capirci, chi volesse scrivere personalmente a tutti i 40 milioni di contribuenti italiani, solo per lettera, busta e francobollo spenderebbe 32 milioni. Da dieci anni, la Chiesa cattolica non fa cartelloni stradali. Quello che appariva ieri a pagina 35 di Repubblica risale al 1990.
5 e 8 per mille: ecco chi firma
Maltese confronta 5 e 8 per mille: «Al 5 hanno aderito (firmato, ndr) il 61 per cento dei contribuenti, contro il 40 dell'8 per mille». Peccato che per il 5 per mille firmi solo chi consegna la dichiarazione (Unico e 730); tra questi, le firme per l'8 per mille sono praticamente identiche: 61,3 per cento, come avevamo documentato sabato.
Chiesa cattolica senza garanzie
C'è poi la vecchia questione di chi non firma affatto. In Spagna, le "non firme" finiscono allo Stato, scrive Maltese. È vero. Però dimentica di aggiungere un dettaglio: in Spagna la Chiesa cattolica ha un "minimo garantito" che in Italia non ha. La Chiesa cattolica italiana non gode di alcuna garanzia e dipende solo ed esclusivamente dagli italiani, che oggi la sostengono, domani chissà. In Germania invece vige la "tassa per il culto", obbligatoria, a meno che un contribuente non si cancelli dalle liste diocesane. Una simile "conta" dei rispettivi fedeli è auspicabile anche in Italia? Lo escludiamo. L'otto per mille viene ripartito per intero, per lo stesso motivo per cui, quando andiamo a votare, tutti i seggi vengono assegnati, a prescindere dagli astenuti. Chi si astiene si rimette alla volontà dei votanti. Ma va detto che l'otto per mille non sono "soldi dello Stato", ma una porzione delle tasse che i cittadini versano allo Stato e che lo Stato stesso, in un esemplare meccanismo di democrazia diretta, mette a disposizione dei cittadini, chiedendo loro: a chi volete che sia ridistribuito?
Molte altre sono le falsità dell'inchiesta. Una particolarmente antipatica è la frase tra virgolette, datata 1996, attribuita a quello che Maltese definisce "cassiere pontificio", monsignor Attilio Nicora, in realtà allora in forza alla Cei: «Lo Stato non doveva fare concorrenza scorretta alla Chiesa». Frase mai letta né sentita. Maltese è in grado di indicare la fonte?
Restituiamo quanto ci viene dato
Scrive poi Maltese: «Dal 1990 al 2007, l'incasso per la Cei è quintuplicato e la spesa per gli stipendi dei preti, complice la crisi di vocazioni, è scesa alla metà, dal 70 al 35 per cento». Assurdo. I preti inseriti nel sistema sono semmai aumentati e la loro remunerazione è rimasta costante. Ad aumentare sono state le firme a favore della Chiesa e il gettito Irpef; in questo modo la percentuale necessaria per provvedere ai preti è diminuita e si sono liberate maggiori energie per carità, culto e pastorale, destinazioni definite per legge, che campeggiano chiare, da sempre, nell'apposito spazio della firma. Dispiace poi leggere questa affermazione attribuita alla moderatrice della Tavola Valdese: «I soldi arrivano dalla società e vi debbono tornare. Se una Chiesa non riesce a mantenersi con le libere offerte, è segno che Dio non vuole farla sopravvivere». Cara moderatrice, quanto poco conosce la Chiesa cattolica. Tutti i soldi dei cittadini tornano ai cittadini, perché i preti sono a loro disposizione, e così pure le parrocchie, gli oratori, le strutture di accoglienza, tutto. La carità va a tutti, senza distinzione di fede o etnia. L'educazione è a favore dell'intera società. E l'otto per mille è soltanto una minima parte di ciò che la Chiesa riceve e ridistribuisce. Molto, molto di più arriva dalle libere offerte alle parrocchie, ai missionari, ai conventi. I preti italiani sono circa 39 mila e per metà del loro fabbisogno complessivo provvedono già la Chiesa e i fedeli. Solo per la restante metà si ricorre all'otto per mille. Quanto alla volontà di Dio, cara moderatrice, quella è nel cuore di Dio. E Dio non ha bisogno di suggeritori.

 
Fonte: Avvenire


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