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L’OMOSESSUALITÀ? L’ORIGINE NON È GENETICA
di Giacomo Samek Lodovici

“L’omosessualità è genetica e ormonale”. Lo sostengono alcuni degli organizzatori della manifestazione romana di domani, basando su questa tesi una ragione per reclamare l’equiparazione (fino alla possibilità del matrimonio e quindi dell’adozione) dell’omosessualità all’eterosessualità.
Non ho la competenza per pronunciarmi in proposito, ma, se bisogna dar credito a diversi specialisti, la tesi del gene gay è errata.
A supporto del gene gay talvolta si cita S. Le Vay, che, però, ha dichiarato: «ripetutamente sono stato indicato come colui che “ha dimostrato il fondamento genetico dell'omosessualità” [...]. Non ho mai asserito questo» (The Sexual Brain, p. 122).
Anzi, per van den Aardweg: “la teoria ormonale sembra non avere più fondamenta valide” e gli studi che la supportano sono criticabili (Una strada per il domani, Città nuova 2004, p. 23 e ss).
Per Nicolosi: “è scientificamente provato che i fattori genetici e ormonali non svolgono un ruolo determinante nello sviluppo dell’omosessualità” (Omosessualità maschile, Sugarco 2002, p. 71).
Se questi due psicoterapeuti non fossero ritenuti autorevoli, si possono citare altri studi. Le seguenti citazioni sono virgolettate nel libro di Nicolosi. Ora, o Nicolosi è un bugiardo e le riporta (ibid., pp. 71-73) scorrettamente, oppure molti studiosi la pensano, più o meno, come lui.
Per es., per West: “la carenza di androgeni […] non annulla l’orientamento eterosessuale”. Per Ross: la concentrazione ormonale “non determina in alcun modo […] le preferenze sessuali”. Così anche Perloff: l’omosessualità “non dipende in alcun modo dalla struttura ormonale”; o Gundlach: “ritengo quasi del tutto remota la possibilità che esistano caratteristiche fisiche e della personalità innate in grado di determinare l’omosessualità”; o Master, Johnson e Kolodny: “oggi la teoria genetica dell’omosessualità è quasi totalmente scartata”; o Karle: “la realtà dei fatti dimostra sempre più decisamente che i geni non causano l’omosessualità”.
Inoltre, Bailey e Pillard hanno preso in esame (cfr. A genetic study of male sexual orientation, Archives of General Psychiatry,  48, 1991, pp. 1089-1096), coppie di gemelli di cui almeno uno dei due avesse tendenze omosessuali. I gemelli identici erano entrambi omosessuali solo nel 52% dei casi; i gemelli non identici erano omosessuali nel 22%; i fratelli biologici nel 9,2%; meno dei fratelli adottivi che lo erano nel 10,5% dei casi.
Dato che i gemelli identici condividono il 100% dei geni, se la causa dell'omosessualità di questi gemelli fosse stata genetica, essendo uno dei due omosessuale, avrebbe dovuto esserlo anche l'altro nel 100% dei casi, e non solo nel 52% dei casi; inoltre i fratelli adottivi, che non hanno geni in comune, erano omosessuali più spesso dei fratelli biologici.
Perciò la rivista scientifica Science ha affermato: “non vi è nessuna componente genetica, ma piuttosto una componente ambientale condivisa nelle famiglie” (Rish, Squires-Wheeler, Keats, Male sexual orientation and genetic evidence, Bj Science, 262, 1993, pp. 2063-5).

 
Fonte: Avvenire, “è famiglia”, 09.03.2007

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