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IL MATRIMONIO È UN’INVENZIONE CRISTIANA: FALSO!
Greci e Romani così lodavano il matrimonio
di Giacomo Samek Lodovici

«Il matrimonio è un’invenzione cristiana». È vera questa tesi? Oppure hanno ragione, per esempio, Foscolo e Vico, secondo cui «nozze, tribunali ed are» sono antichi quanto la società umana? In questi mesi di dibattiti sulla famiglia, Avvenire ha già consultato diversi antropologi, sociologici ed etnologi, che hanno certificato che il matrimonio è antichissimo e precede di gran lunga l’inizio del cristianesimo. Ad integrazione di questi discorsi possiamo allora riportare l’elogio e la difesa tenace del matrimonio fatti da alcuni filosofi non cristiani.
Tra i Greci, Aristotele (384 – 322 a. C.) scrive: «L’amicizia tra marito e moglie», cioè il matrimonio, «è naturale: l’uomo, infatti, è per sua natura più incline a vivere in coppia che ad associarsi politicamente, in quanto la famiglia è qualcosa di anteriore e di più necessario dello Stato» (Etica Nicomachea, 1162a 16-19). Così, per Aristotele, il matrimonio è la prima società, è la cellula fondamentale della società.
Tra i Romani, per Cicerone (106 – 43 a. C.): «La prima forma di società consiste nel matrimonio stesso, la seconda nei figli […]: ora precisamente questo è il principio della città e, per così dire, il fondamento della Res Publica» (I doveri, I, 17, 54).
Sempre tra i Romani, Musonio Rufo (30 d. C. – fine primo secolo) nelle sue Diatribe (n. XVII) spiega (cfr. gli studi di Ilaria Ramelli): «È evidente che, secondo natura, se mai altro, è proprio il matrimonio». Per Musonio, il matrimonio va protetto perché è il fondamento della società civile e del bene comune: «Ciascuno deve preoccuparsi della propria città e creare una famiglia che contribuisca alla città. Ma principio del fondamento di una famiglia è il matrimonio. Di conseguenza, colui che sottrae agli uomini il matrimonio, elimina la famiglia, la città, tutto quanto il genere umano. Infatti il genere umano non potrebbe sussistere in assenza di procreazione». Il che significa, chiaramente, che, per questo filosofo, la distinzione sessuale e l’attrazione reciproca tra uomo e donna determinano il fatto che il matrimonio può essere solo tra l’uomo e la donna, perché è l’unico che sia procreativo: «a quale scopo il demiurgo dell’uomo, da principio divise in due la nostra specie, poi fece duplici organi riproduttori, femminile e maschili, quindi instillò […] un desiderio intenso per la compagnia e la comunanza […]? Egli voleva che questi due vivessero insieme e si procurassero reciprocamente le cose della vita ed insieme generassero ed allevassero i figli, perché il nostro genere fosse perpetuo».
In effetti, come ha ricordato Marta Sordi, il matrimonio romano è sempre stato monogamico e appunto solo tra un uomo e una donna. Perciò, le nozze omosessuali di Nerone vennero biasimate duramente da Tacito, Svetonio e Cassio Dione.
Solo pochi esempi per mostrare che il cristianesimo non ha affatto escogitato il matrimonio. Lo ha arricchito, gli ha dato un ulteriore valenza, ma non lo ha inventato.

 
Fonte: Avvenire, 09/11/2007