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IL NATALE NON C’ENTRA CON LA FAMIGLIA: FALSO!
Così il Natale dona alla famiglia la gratuità
di Giacomo Samek Lodovici

Proviamo a chiedercelo a ridosso di questo Natale 2007. Ora, una risposta completa dovrebbe elencare i molteplici modi in cui il cristianesimo ha impreziosito e irrobustito la famiglia e il matrimonio, pur non avendoli inventati, giacché queste istituzioni (come abbiamo spiegato numerose volte su questa rubrica) sono naturali ed antiche quanto la società umana.
  Possiamo solo soffermarci su un punto, cioè sul tema della gratuità. Infatti, in una famiglia che funziona, al posto della legge bronzea del do ut des, tipica delle relazioni economiche e professionali in genere, vige un amore capace di gratuità, cioè viene trasgredita la logica della prestazione e fiorisce quella del dono: il bambino neonato è amato e ben voluto non per l’utilità che esso offre; l’anziano è custodito e rispettato anche se non è più produttivo; quando un familiare si ammala non viene abbandonato a se stesso. In una buona famiglia ognuno è amato e accettato per quello che è, compresi i propri limiti, e non per quello che fa, per ciò che produce o che possiede.
 O ra, la gratuità dell’amore è una concezione quasi sconosciuta prima del cristianesimo. Nella loro filosofia, i Greci connotavano l’amore in modo egoistico. Infatti, per loro la volontà è una facoltà fondamentalmente tendenziale, desiderativa. Ora, si desidera ciò che ancora non si possiede, pertanto l’amore è desiderio di eliminare un’indigenza e di colmare una mancanza. È vero che alcuni passi di Platone e Aristotele contrastano con questa concezione, ma restano spunti poco tematizzati. Il cristianesimo, invece, introduce senza i tentennamenti di Platone e Aristotele un concetto di amore che non è ricerca, ma dedizione, che non è mosso da interesse, bensì è disinteressato e gratuito, è dono gratuito di sé.
 E bbene, il cristianesimo ha guadagnato questo concetto proprio grazie alla sua concezione di Dio, e delle sue attività, come la creazione e l’Incarnazione. Infatti, per il cristianesimo Dio è Uno e Trino e una delle Persone divine, lo Spirito Santo, è l’Amore del Padre e del Figlio, Amore perfetto ed esclusivamente generoso: Dio è amore (1 Gv, 4, 8) e ama l’uomo fino alla morte di croce. Ama ogni uomo, anche quello malvagio e si incarna per ogni uomo, per pura gratuità. Infatti, dall’Incarnazione Dio non aveva nulla da guadagnare (anzi, si è poi procurato la morte in Croce di Cristo), poiché, per definizione, era (è, e sempre sarà) già perfetto; d’altra parte, sempre in forza della sua perfezione, Dio era (è, e sempre sarà) assolutamente libero, dunque si è incarnato senza la minima costrizione.
  Nel Natale di Gesù, Dio si fa dono (che si compirà sulla Croce) all’uomo, indicando questo farsi dono come modello di ogni relazione. Insomma, il Natale di Gesù è l’espressione di un Amore che si è incarnato e donato, che ha scelto, Lui che è onnipotente, di assumere la condizione umana, di nascere bambino inerme in una mangiatoia, al gelo di una notte di 2000 anni fa.

 
Fonte: Avvenire, 21/12/2007

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