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MILLE RAGAZZE OGNI ANNO RAPITE E CONVERTITE ALL'ISLAM CON LA FORZA
In Pakistan se così tante giovani sotto i 16 anni vengono sequestrate è grazie alla complicità di imam, magistrati, poliziotti corrotti e uno Stato debole
di Leone Grotti

Almeno 1.000 ragazze appartenenti a minoranze religiose, circa 700 cristiane e 300 indù, vengono rapite ogni anno in Pakistan, sposate sotto minaccia e convertite a forza all'islam. Il famoso studio del 2014 del Movimento per la solidarietà e la pace è ancora valido secondo la commissione americana sulla libertà religiosa internazionale.
Quest'anno hanno avuto particolare risalto mediatico i casi di Maira Shahbaz - 14enne cattolica rapita da un musulmano a Madina Town, vicino a Faisalabad, violentata, costretta ad abiurare con l'inganno, scappata e ora nascosta in un luogo segreto insieme alla famiglia mentre prosegue il processo -, Huma Younus - cristiana rapita il 10 ottobre a 14 anni a Karachi da tre uomini, sposata a forza a uno di loro e convertita all'islam - e Arzoo Raja - cristiana di 13 anni rapito il 13 ottobre a Karachi.
Meno conosciuto è il caso di Sadaf Masih, cristiana protestante di 13 anni rapita in un villaggio remoto della provincia del Punjab e costretta a sposare un uomo che da allora l'ha indotta ad abortire tre volte, segregandola in casa e usandola come schiava nei campi: a nulla è servito ai suoi genitori rivolgersi all'autorità giudiziaria per ottenere il suo rilascio.
Poco conosciuto anche il caso di Neha, raccontato dall'Associated Press: la giovane 14enne con la complicità della propria famiglia di provenienza è stata rapita e costretta a sposare un musulmano di 45 anni, che l'ha obbligata ad abbracciare l'islam e a cambiare nome in Fatima. Scappata, ma rinnegata dalla famiglia, è stata accolta da una chiesa di Karachi. Ma per ogni caso che viene raccontato dalla stampa, ce ne sono altri cento che restano nascosti.
Le conversioni forzate sono vietate in Pakistan. La legge proibisce anche di sposare ragazzine sotto i 16 anni, classificando come stupro ogni rapporto al di sotto di questa età. Ma la legge islamica permette di prendere in moglie bambine anche molto piccole dal momento che la sharia richiede per le nozze soltanto il raggiungimento della «maturità sessuale», normalmente intesa con il sopraggiungere della «pubertà».
Secondo quanto spiegato all'Ap dall'attivista Jibran Nasir, il business dei matrimoni con giovani sequestrate appartenenti ad altre religioni è una vera e propria «mafia» che coinvolge tutti: «Le giovani spesso sono rapite da conoscenti o parenti conniventi oppure da uomini alla ricerca di mogli. Spesso vengono accettate da ricchi possidenti come pagamento da parte di famiglie indebitate, mentre la polizia guarda dall'altra parte. Una volta convertite, le ragazzine vengono rapidamente sposate, spesso a uomini più anziani o ai loro rapitori. Le conversioni forzate prosperano in modo incontrollato grazie a una rete che frutta molto composta da chierici islamici che celebrano i matrimoni, magistrati che legalizzano le unioni, poliziotti locali corrotti che aiutano i colpevoli rifiutandosi di investigare e sabotando le indagini».
A rimetterci sono le minoranze religiose, ovviamente, ma anche il Pakistan stesso, perché dà di sé all'esterno l'immagine di un paese corrotto dove a farla da padrone sono ricchi possidenti musulmani e imam estremisti, e non la legge della Repubblica

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Titolo originale: Pakistan: la mafia che rapisce e converte all'islam 1.000 cristiane all'anno
Fonte: Tempi, 29 dicembre 2020


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