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TORNARE AL NON EXPEDIT: PER UN CATTOLICO OGGI NON HA PIU' SENSO ANDARE A VOTARE
Covid e vaccinazione hanno mostrato il volto totalitario dello Stato: partecipare alle elezioni può dargli una legittimazione per cui si potrebbe diventare complici anche senza volerlo
di Stefano Fontana

Agli inizi della storia moderna del movimento cattolico il rapporto con lo Stato era di resistenza e contrasto. Il non expedit, ossia l'indicazione di non partecipare alle elezioni e di prendere le distanze dal nuovo Stato anticlericale, fu applicato per la prima volta nel 1868. Fu ulteriormente formalizzato da Pio IX, mantenuto da Leone XIII, poi allentato e infine tolto nel 1919 da Benedetto XV. Da allora, attraverso vicende complesse, i cattolici accettarono lo Stato moderno, collaborandovi. Da un lato il magistero cercò di teorizzare dottrinalmente la questione ribadendo le linee fondamentali della concezione corretta dello Stato, come per esempio Giovanni Paolo II nella Centesimus annus, dall'altro si cercò di correggerne l'esistenza dall'interno ma senza più mettere in questione i suoi presupposti.
Ai giorni nostri, però, il volto dello Stato (italiano prima di tutto, ma non solo) si mostra tragicamente truce e non solo per motivi contingenti, bensì proprio perché sta mettendo in luce i suoi presupposti sbagliati. La questione è talmente evidente che i cattolici dovranno riprendere in mano il tema del loro rapporto con lo Stato, andandosi a rivedere i motivi dell'ottocentesco non expedit.

IL VOLTO TOTALITARIO DELLO STATO
Questa epoca di Covid e di vaccinazione ha mostrato il volto totalitario dello Stato, la sua volontà impositiva, pianificatrice dal centro, invasiva anche in aree non di sua diretta competenza come la salute, il suo disprezzo politico della scienza, la propaganda di regime per convincere con mezzi truffaldini le coscienze, la sospensione a tempo indeterminato di molte libertà, l'asservimento della chiesa trasformata in Chiesa di Stato che applica i decreti governativi senza battere ciglio, la supremazia dell'esecutivo sul legislativo, il controllo e la sorveglianza dei cittadini in aree delicate della loro vita, la loro schedatura tramite il Green Pass, l'uso di una "legislazione premiale" per indurre in modo di fatto obbligatorio certi comportamenti. Una fase, questa, che viene utilizzata per rafforzare ancor di più il centralismo burocratico, lo statalismo e una specie di "collettivismo sanitario" e politico: creare cittadini dipendenti dal sistema sanitario pubblico e, quindi, dal sistema politico.
Le "angherie di Stato" non sono però una novità dell'epoca della pandemia di Stato, dato che esse sono da molto tempo tragicamente evidenti nel campo della vita e della famiglia. Nel nostro Paese c'è un "aborto di Stato" e guai a chi lo contesta, c'è ormai una "eutanasia di Stato" anche se non viene chiamata con questo nome, c'è una "procreazione di Stato" tramite la fecondazione artificiale e c'è anche un "gender di Stato" dato che a spese pubbliche si possono fare interventi di rettifica sul proprio corpo. La procreazione è apparentemente libera, ma di fatto lo Stato la condiziona e impone che oltre i due figli non si può andare se non per eroismo di coppia, che la morale di Stato condanna e ridicolizza.
Dato che c'è una "scuola di Stato" a servizio della ideologia dello Stato, tutte le questioni relative alla vita e alla famiglia sono insegnate nelle sue aule, sia in forma diretta e, a breve, anche con il sostengo di una legge specifica come il ddl Zan), sia in forma indiretta dato che, quando va bene, di vita e di famiglia non si parla mai tra i banchi per non offendere le opposte visioni in materia nel segno di una finta "tolleranza di Stato". La scuola di Stato è quantomeno a-familistica. Per questo parlare di matrimonio o diritto alla vita oppure di famiglia naturale nella scuola di Stato è o impedito di fatto oppure contraddetto apertamente da insegnamenti contrari. Da quando i desideri ingiusti sono diventati diritti, lo Stato diventa una macchina che li impone con tutti gli strumenti a sua disposizione. Per questo oggi lo Stato (italiano) è un "sistema-Stato", una piovra, un "grande animale", una macchina dai mille tentacoli alla quale non si sfugge.

TOTALITARISMO DEMOCRATICO
Si tratta di uno Stato democratico, ma democraticamente è impossibile incidere su di esso. Soprattutto perché alla sua base c'è una visione puramente quantitativa della democrazia: contano i numeri indipendentemente da contenuti, verità, valori, giustizia. Ma nella democrazia di oggi diventa impossibile ottenere anche i numeri, perché le elezioni sono condizionate da mille interferenze, condizionamenti, pressioni... e soprattutto c'è una "cultura di Stato" che condiziona tutti, sicché cambiano le maggioranze ma con esse non cambia nulla. La democrazia è oggi estremamente oligarchica. Singoli candidati affidabili vengono poi assorbiti nel partito, un partito potenzialmente affidabile viene poi assorbito nelle convenienze tattiche e nei condizionamenti elettorali. Il sistema di Stato tiene e in Italia il principale guardiano e garante di questo sistema di Stato è da qualche tempo il Presidente della Repubblica: anche da noi possiamo dire che ci siano un uomo solo al comando.
Ora, davanti a questo quadro, qui delineato con poche e insufficienti pennellate, i cattolici dovrebbero riconsiderare il loro rapporto con lo Stato. Quando si è davanti ad un sistema - il grande animale di Hobbes - diventa impossibile non collaborare al male, perché quanto può apparire in sé un bene, diventa funzionale al male complessivo che la piovra produce.

Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Stefano Fontana, nell'articolo seguente dal titolo "Totalitarismo all'italiana", evidenzia le forme di totalitarismo che il potere politico ha ormai assunto nel nostro paese.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 luglio 2021:

A cominciare dal marzo 2020, il potere politico italiano ha considerato se stesso come inamovibile, ha proclamato prima e prolungato poi uno stato di emergenza che aumenta i suoi poteri, ha governato principalmente o per decreti amministrativi del Presidente del Consiglio oppure per decreti-legge, il parlamento è stato messo da parte e, anzi, si è tentato - approfittando della distrazione sui temi della cosiddetta pandemia - di far passare leggi profondamente ingiuste come il ddl Zan. La cosiddetta emergenza è stata utilizzata per bloccare la situazione politica, per garantire il posto in parlamento di tanti deputati avventizi (parvenu), per portare alla presidenza del Consiglio un uomo delle istituzioni politiche e finanziarie come trampolino per la sua elezione alla presidenza della Repubblica.
Questi "pieni poteri" prima di Conte ed ora di Draghi, non sono però stati adoperati per predisporre le cure domiciliari e immediate al Covid-19, ma solo per lanciare un grande piano di profilassi - in accordo con i grandi centri di potere globali - tramite la vaccinazione. Le cure a casa sono state impedite, i medici di base non ricevevano i pazienti, le proposte di terapie alternative sono state aprioristicamente escluse, i medici che le hanno praticate, salvando vite umane, lo hanno fatto a proprio rischio e pericolo, l'unica via praticata era stata quella della spedalizzazione, salvo poi lamentare l'intasamento dei reparti di terapia intensiva e usare questo dato per terrorizzare la gente. Del resto proprio la spedalizzazione era stata la principale causa della mortalità nei primi mesi del contagio, quando l'intubazione faceva più danni che benefici.
Come avviene nei totalitarismi, le informazioni non sono state date ai cittadini secondo criteri di trasparenza e veridicità. All'inizio erano state scoraggiate le autopsie sui corpi dei deceduti, poi furono secretati i verbali del Comitato tecnico scientifico, poi sono stati sistematicamente gonfiati i dati circa il numero dei decessi per Covid, ascrivendo a questa causa ogni morte avvenuta. Durante tutta la pandemia e ancora oggi, i principali media introdotti nelle stanze del potere, a cominciare dai telegiornali RAI, hanno fornito dati assoluti e non relativi: per esempio i dati dei nuovi contagi senza dare anche il dato del numero dei tamponi effettuali, oppure il dato dei contagiati senza chiarire che tipo di gravità costoro segnalassero. Il regime ha fatto pensare che contagiato significasse malato e, più ancora, malato grave o addirittura in fin di vita.
I due ambiti più preoccupanti di questa somministrazione contraffatta dei dati da parte del potere riguardano la natura del vaccino stesso e la vaccinazione dei giovani. I vaccini a mRNA somministrati nella campagna vaccinale non sono propriamente vaccini. Cioè non consistono nell'introdurre nel corpo umano virus uccisi o attenuati per attivare la risposta anticorpale. Essi possono invece determinare cambiamenti nell'organismo umano al fine di ridurre la possibilità di prendere il virus. Le due cose sono molto diverse, ma su ciò non c'è stata nessuna informazione ufficiale. Quanto alla vaccinazione dei giovani e dei bambini le fonti del potere totalitario non hanno fornito i dati da cui deriva la completa inutilità della cosa, dato che nei paesi dove non c'è stato lockdown è risultato che il tasso di trasmissibilità nei giovani è ridicolo.
Del resto quali scelte dei nostri governi sono state dettate e suffragate da prove scientifiche? La composizione del Comitato tecnico scientifico è sospetta, i video-virologi hanno detto tutto e il contrario di tutto, perfino l'uso della mascherina all'aperto non ha fondamento scientifico, e nemmeno il famoso metro di distanza sociale. Perfino il fatto che la vaccinazione di massa aveva un carattere sperimentale è stato messo in sordina. Che sia assurdo vaccinare per un virus in mutazione, che non ci sia certezza che la vaccinazione eterologa sia priva di danni, che i vaccinati non fossero completamente immunizzati è stato tenuto nell'ombra. Appartiene ai regimi totalitari la strumentalizzare la scienza.
Ogni potere totalitario si permette di dare ordini insensati, perché si ritiene al di sopra anche della logica. Di disposizioni insensate ne abbiamo sperimentate tantissime in questo anno e mezzo. Una delle ultime permetteva ai ristoranti di preparare tavoli per un massimo di quattro persone. Ma se le persone erano sei, il ristoratore aggiungeva un tavolo distanziato dall'altro da un centimetro. Alle disposizioni demenziali diventa lecito trovare una via d'uscita. Nessuno ha mai capito il senso del limite massimo di 200 persone nelle chiese, anche quelle che ne possono contenere migliaia come le nostre grandi cattedrali. Non sono che pochi esempi di una valanga di disposizioni completamente assurde.
Completamente assurda e priva di sostegno scientifico è l'idea oggi imposta con grande clangore che la colpa della persistenza della pandemia sia dei non vaccinati. Da qui le nuove disposizioni discriminanti le persone, come il Green Pass e addirittura la minaccia di non ammettere a scuola i bambini non vaccinati. Il non vaccinato non avrebbe diritto ad entrare in un museo e nemmeno il suo figlioletto. Soprattutto questa violenza nei confronti dei minori dovrebbe fare esplodere la protesta, ma la Chiesa italiana, come tanti altri a partire dei partiti di opposizione, tace.

 
Titolo originale: Stato-Chiesa: ripensare i rapporti col Grande animale
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 16-08-2021


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