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GLI IMPORTANTI DISCORSI DEL PAPA NEL VIAGGIO IN INGHILTERRA
Il rapporto tra vita cristiana, amore e felicità, fa parte del nucleo dell’annuncio cristiano
di Giacomo Samek Lodovici

Rileggendo “a bocce ferme” per intero e di seguito i discorsi di Benedetto XVI nel Regno Unito si rileva un filo rosso presente in quasi tutti gli interventi, vale dire il rapporto tra vita cristiana, amore e felicità, un tema che fa parte del nucleo dell’annuncio cristiano e su cui il Papa insiste fin dalla messa di inizio del pontificato.
Per esempio, il Papa ha detto: «Vi sono molte tentazioni che dovete affrontare ogni giorno – droga, denaro, sesso, pornografia, alcool – che secondo il mondo vi daranno felicità, mentre in realtà si tratta di cose distruttive, che creano divisione. C’è una sola cosa che permane: l’amore personale di Gesù Cristo per ciascuno di voi. Cercatelo, conoscetelo ed amatelo, ed egli vi renderà liberi dalla schiavitù dell’esistenza seducente ma superficiale frequentemente proposta dalla società di oggi»; similmente: «la cosa migliore di tutte per voi è di gran lunga il crescere in santità». Sennonché i messaggi ed i modelli correnti sono quasi sempre opposti e la santità è ritenuta castrante e noiosa. Benedetto XVI ne è ben consapevole e conosce altresì il cuore dell’uomo: la società contemporanea «troppo spesso vede il Vangelo come un limite alla libertà umana, invece che come verità che libera le nostre menti e illumina i nostri sforzi», cosicché «una delle grandi tragedie di questo mondo è che così tanti non riescono mai a trovarla [la felicità], perché la cercano nei posti sbagliati. La soluzione è molto semplice: la vera felicità va cercata in Dio», cioè «Lui solo può soddisfare il bisogno più profondo del nostro cuore», è «l’unica cosa necessaria». In effetti, l’esperienza ci mostra, presto o tardi nella vita, che i beni finiti non ci appagano e che noi siamo costitutivamente orientati verso un Bene Infinito, dato che il Creatore ha seminato in noi una profonda nostalgia verso di Lui: «Signore, ci hai creati per te ed il nostro cuore è inquieto sino a che non riposerà in te». È un’affermazione celeberrima di sant’Agostino, spesso citata dal Papa che, sulla scorta di Newman, ha rammentato l’insegnamento evangelico: «siamo stati pensati per conoscere [e amare] Cristo, che è Lui stesso “la via, la verità e la vita”».
Più precisamente, c’è una qualche correlazione tra l’amore e la felicità, ma quest’ultima non risiede solo nell’essere amati bensì anche nell’amare. Quando la Rivelazione parla dell’uomo come immagine e somiglianza di Dio dice proprio che «siamo stati fatti […] per trovare la nostra piena realizzazione in quel divino amore che non conosce né inizio né fine», in generale «per donare amore, per fare dell’amore l’ispirazione di ogni nostra attività». D’altra parte, ciò è molto difficile soprattutto a causa di egoismo, invidia ed orgoglio, richiede una decisione quotidiana, come insegnava un’“intenditrice” come Madre Teresa.
Ora, coloro che vivono nella verità «riconoscono istintivamente ciò che è falso e che, proprio perché falso, è nemico della bellezza e della bontà che accompagna lo splendore della verità». Ma chi non vive già «in intima comunione con il Cuore di Dio», molto difficilmente può comprenderne la correlazione con la felicità umana, o, almeno, con una contentezza durevole. Per questo, oltre ad argomentare questo nesso in modo più dettagliato di quanto abbiamo potuto qui fare, è cruciale – come ha rimarcato il Papa – poter indicare e conoscere dei «testimoni della bellezza della santità, testimoni dello splendore della verità, testimoni della gioia e libertà che nascono da una relazione viva con Cristo!».

 
Fonte: Avvenire, 29 settembre 2010

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