Oggi 833 visitatori
-

REFERENDUM
BOLOGNA
Per la libertà di educazione: vota B
B come Bologna
B come Bambini
26 maggio 2013
Per info: clicca qui! -

Grande successo:
Oltre 30.000 persone!
Papa Francesco ci incoraggia: "Saluto i partecipanti alla Marcia per la vita che ha avuto luogo questa mattina a Roma e invito a mantenere viva l’attenzione di tutti sul tema così importante del rispetto per la vita umana sin dal momento del suo concepimento"
Per info: clicca qui!
IN QUESTO MESE
-
(2679 click)
-
(2553 click)
-
(2298 click)
-
(2060 click)
-
(1993 click)
-
(1969 click)
-
(1345 click)
-
(1270 click)
-
(1204 click)
-
(914 click)
« Torna alla edizione
WALLACE, L’ALTRO DARWIN
Quando si parla dell’evoluzionismo, si dimenticano spesso di approfondire il ruolo e le idee di Sir Alfred Russel Wallace, il grande naturalista nato nel Galles nel 1823, considerato il padre della biogeografia, di pionieristici studi sull’urang-utan e sull’uccello del paradiso, oltre che coautore della teoria della selezione naturale, insieme a Darwin. È proprio quest’ultimo, nella sua Autobiografia, a raccontare che Wallace gli aveva inviato un suo scritto contenente le sue stesse identiche considerazioni. Giuseppe Scarpelli, nel suo Il cranio di cristallo (Bollati Boringhieri), aggiunge che «il testo di Wallace aveva straordinarie corrispondenze con quello di Darwin, oltre che nel significato generale e nel modo di investigare il problema, anche per quanto riguardava la concatenazione concettuale e la scelta terminologica».
Effettivamente in tutti i testi di biologia, il nome di Wallace compare accanto a quello di Darwin. Anche due studiosi rigorosamente atei, come Watson e Dawkins, citano spesso il nome di Wallace, e il secondo lo considera, insieme a Darwin, il nume tutelare della sua visione ateistica.
Eppure la storia di Wallace è piuttosto diversa, ed è misconosciuta, specialmente in Italia, dove sono stati pubblicati solo alcuni dei suoi scritti, e per lo più ormai moltissimi anni fa. Tra questi occorre ricordare almeno Esiste un’altra vita?, I miracoli e il moderno spiritualismo, L’origine delle razze umane, Il darwinismo applicato all’uomo.
In tutte queste opere, Wallace, che partiva da una visione dell’esistenza atea e scettica, affronta il mistero dell’uomo con estrema curiosità ed apertura, e, deluso dal determinismo materialista dell’epoca, che negava la dimensione dello spirito e della libertà, arriva sino a sperimentare l’evocazione di spiriti, insieme a eminenti scienziati come madame Curie, criminologi materialisti come Lombroso, e scrittori atei come Conan Doyle.
Soprattutto, Wallace indaga e mette in luce l’originalità dell’uomo, il suo non essere del tutto riconducibile a mera materia in evoluzione.
Il suo pensiero è caratterizzato dalla convinzione che «l’immane labirinto dell’essere, che vediamo estendersi ovunque attorno a noi, non sia senza un piano» divino, e che non tutto l’uomo sia spiegabile unicamente con la selezione naturale, quasi fosse una «causa onnipotente». In questa sua visione Wallace trova l’appoggio di altri evoluzionisti della prima ora, tra cui quello di alcuni intimi amici di Darwin, da Lyell, ad Herschel, ad Asa Gray, il più grande darwinista americano, tutti propensi ad accogliere sì l’evoluzionismo, ma come processo finalizzato, guidato, e non casuale.
Riguardo all’uomo Wallace sottolinea l’unicità della sua pelle, sensibile, morbida e senza peli, delle sue mani, capaci di straordinarie applicazioni, e aggiunge che «nessun principio dell’ereditarietà, neppure la selezione naturale, può dar ragione del superiore sviluppo cerebrale dell’uomo, ma neppure della stazione eretta, degli organi del linguaggio, dell’abilità manuale, della pelle priva di peli» (G. Scarpelli, p. 133). A tutt’oggi, oltre cento anni dopo, su molti testi di biologia appena un poco seri si possono leggere affermazioni in perfetta armonia con l’o- pinone di Wallace: «Non si sa con sicurezza quali spinte evolutive hanno favorito l’ingrandimento dell’encefalo»; quanto alla stazione eretta, la locomozione bipede, la pelle glabra e il cervello più grande, propri dell’uomo, e non della scimmia, la domanda è come mai... e «la risposta è che nessuno lo sa» (Audesirk- Byers, Biologia, vol.I, Einaudi, 2003; sulla derivazione del linguaggio umano dal «linguaggio» animale sono invece molti i linguisti a negare la possibilità di tale passaggio; tra questi il celebre Noam Chomsky e quanti invece sottolineano, come già faceva Wallace, l’assoluta originalità fisica della laringe umana rispetto a quella delle varie specie di scimmie).
Wallace, inoltre, metteva in luce altre due constatazioni interessanti per ogni naturalista.
La prima è che la comparsa della vita e dell’uomo sulla Terra sono «eventi assolutamente unici, spiegabili con la posizione privilegiata del nostro pianeta nella galassia e con una complessa e singolare concomitanza di fattori fisici e chimici» (Scarpelli, p. 134): è in sostanza la stessa idea che va oggi sotto il nome di principio antropico, e che viene sostenuta da fisici e astronomi credenti, per la quale sono tante e tali le condizioni necessarie perché si sviluppi la vita sulla Terra, che non possono essere semplicemente frutto del caso.
Per comprendere l’attualità delle idee di Wallace basti citare brevemente quanto scrive un famoso divulgatore scientifico come Franco Prattico, nel suo Dal caos... alla coscienza (Laterza), dopo aver analizzato i grandi punti di domanda della scienza sulla mente, l’intenzionalità, la coscienza dell’uomo: «Bisogna perciò avere il coraggio di dire, a conclusione di questo viaggio nella storia dell’Universo, che ognuno dei concetti che abbiamo così disinvoltamente usati cela un mistero. E che forse il mistero più profondo è proprio la nostra coscienza... »; mentre poco più avanti, riguardo al linguaggio umano, segno evidentissimo della differenza tra uomo e animale, e strumento principe dell’evoluzione culturale, aggiunge: «Eppure, come per la stazione eretta, l’apparizione del linguaggio articolato sembra configurarsi come un dono del 'caso', una coincidenza fortunata poco spiegabile sulla base di una evoluzione lineare e deterministica: una sorta di ’scherzo’ della natura».
La seconda constatazione assai interessante di Wallace è che l’uomo «ha tolto alla natura quel potere, che essa esercita su tutti gli altri anima-li, di mutare lentamente ma definitivamente la forma e la struttura esterna secondo i cambiamenti del mondo esterno... Egli compie tutto questo per mezzo del solo intelletto, le cui variazioni lo mettono in grado di mantenersi, anche con un corpo immutato, in armonia con l’universo che muta»: ciò significa che l’uomo, a differenza degli altri animali, non ha necessità di adattarsi materialmente, fisicamente, all’ambiente, perché, essendo dotato dell’intelligenza, è capace di affrontare ogni clima e ogni situazione attraverso la creazione di vestiti, indumenti e strumenti vari. Ciò ne fa, evidentemente, una creatura originale, la più debole e la più inadatta, fisicamente, ma, grazie allo spirito, la più forte, l’unica che si pone di fronte alla natura con capacità di dominarla: il vertice della natura, insomma. Una simile posizione permetteva a Wallace di non cadere nel razzismo tipicamente vittoriano, in cui invece incapparono molti evoluzionisti, T. Huxley, il «mastino di Darwin », Francis Galton, cugino di Darwin , John Lubbock, allievo di Darwin, e, a tratti, lo stesso Charles Darwin. Mentre il primo, infatti, «cercherà di documentare la presenza di caratteri affini tra uomo di Neanderthal e ottentotti, considerando quest’ultimi come i gradini più bassi della scala delle razze umane», il secondo «si cimenterà in una raccolta di dati statistici allo scopo di quantificare la maggior dignità dell’uomo bianco rispetto al negro» (Scarpelli, p.72).
Wallace invece, rifiutandosi di ridurre l’uomo a materia in evoluzione, da una parte condanna apertamente l’eugenetica, creata dal cugino di Darwin, Francis Galton, e sostenuta da moltissimi evoluzionisti contemporanei, bollandola come una credenza non scientifica, dall’altra sostiene che «la specie umana ha posseduto ab initio l’insieme delle caratteristiche intellettive, etiche, creative che lo contraddistinguono; di conseguenza essa deve essere stata in grado di produrre in alcune situazioni favorevoli, anche in epoche remote, grandi opere artistiche, architettoniche, intellettuali in genere. E dunque i selvaggi odierni, identici a noi anatomicamente e cerebralmente, non vanno considerati come varietà rimaste al palo...» (Scarpelli, p.76). È lo stesso Scarpelli ad aggiungere che il pensiero di Wallace è confermato dai ritrovamenti nel 1879 delle magnifiche pitture rupestri di Altamira e nel 1940 di quelle di Lascaux, entrambe attribuite ai CroMagnon, già 40.000 anni fa provvisti di un volume cerebrale pari al nostro o addirittura superiore.
Arrivò a condannare l’eugenetica, sostenne che la specie umana ha posseduto fin dall’inizio l’insieme delle sue caratteristiche.
Aborto
Animalismo
Attualità
Cinema
Comunismo
Cristianesimo
Ecologia
Economia
Eutanasia
Evoluzionismo
Famiglia e matrimonio
Fecondazione Artif.
Islam
Libri
Liturgia
Morale
Omelie
Omosessualità
Pedofilia
Pillole
Politica
Scienza
Storia
Televisione
-
Per ricevere gratis BASTABUGIE
-
PRIVACY
Informativa completa -
PROBLEMI CON ISCRIZIONE?
Sei iscritto, ma non ricevi mail? -
CHI SIAMO
Dal 2007 combattiamo le bugie -
VUOI AIUTARCI?
Fai donazione e riceverai i dvd -
FACEBOOK E TWITTER
Ricevi gratis le ultime notizie -
ARCHIVIO ARTICOLI
Tutti gli articoli e gli autori -
ARCHIVIO VIDEO
Tutti i video pubblicati -
I 20 ARTICOLI PIU' LETTI
Su 2.500 articoli pubblicati -
VERSIONE TASCABILE
Da leggere ovunque -
SITI AMICI
Alleati di BastaBugie -
SITI INTERESSANTI
Segnalati dai lettori -
EVENTI IMPERDIBILI
Consigliati da BastaBugie -
LETTERE ALLA REDAZIONE
Dialogo con i lettori -
HAI UNA DOMANDA?
Oppure un consiglio da darci...



