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IN BELGIO IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DISAPPROVA IL METODO BRUTALE USATO DALLA POLIZIA CONTRO I VESCOVI
Ecco invece come La Repubblica e La Stampa hanno distorto la realtà (Clamoroso! Da non credere!)
di Umberto Folena

Un altro caso di character assassination, di distruzione della personalità a mezzo stampa. Il tentativo di distruzione di un uomo, il cardinale Godfried Danneels; e con lui dell’intera Chiesa belga. I meccanismi sono i soliti, riconoscibilissimi. Affiancare al nome dell’arcivescovo e alla Chiesa belga le parole 'inchiesta' e 'pedofilia'; dare notizie false il giorno prima senza smentirle il giorno dopo; fornire notizie imprecise senza rettificarle. La beffa è che la magistratura ordinaria non aveva avviato alcuna indagine sui casi di pedofilia riguardanti membri del clero belga, perché tutti casi remoti nel tempo e quindi prescritti. Se la legge dello Stato soprassedeva, non così la Chiesa belga, che nel 1998 nominava una commissione indipendente d’indagine incaricata di raccogliere casi. Era quindi la Chiesa che si muoveva per prima desiderando fare verità.
Fino al blitz del 24 giugno scorso. Che La Repubblica titolava: «Pedofilia, la polizia dai vescovi belgi», con le tre parole sapientemente accostate: pedofilia-polizia-vescovi, come se questi ultimi fossero sotto inchiesta come presunti pedofili. E proprio così, in modo del tutto errato, esordiva Andrea Bonanni da Bruxelles: «La magistratura mette sotto inchiesta i vertici della Chiesa belga». Il quotidiano definiva la perquisizione – quasi un sequestro durato nove ore dei vescovi belgi riuniti in assemblea – «anti pedofilia», suggerendo tra le righe che l’intera Chiesa belga sia sospettata, o comunque complice di pedofili. Venivano perfino aperte le tombe di due arcivescovi, senza suscitare particolare stupore, figuriamoci indignazione, nella stampa nazionale.
Riassumiamo. Si scrive che l’ex primate del Belgio, il cardinale Danneels, tra l’altro per anni presentato come 'progressista' ed elogiato per le sue aperture, specialmente in campo sociale, sia «sotto inchiesta». Non è vero, ma non compare alcuna rettifica.
Si adombra che la Chiesa belga abbia chissà che cosa da nascondere, quando invece il materiale sequestrato è stato accumulato in oltre dieci anni di lavoro indipendente, mentre la magistratura non faceva niente.
La stile, assai italiano, è questo. Un esempio lampante è sui video di tutte le redazioni la mattina del 3 luglio. L’agenzia France Press alle 10.34 lancia una notizia con questo titolo: «Belgio: il ministro della giustizia disapprova il metodo brutale della polizia». Tutto il lancio riguarda la perquisizione del 24 giugno, i 450 dossier sequestrati, le dimissioni della commissione che li aveva raccolti sotto la garanzia, data alle vittime, di restare anonime. Nulla su Danneels. Alle 13.34, esattamente tre ore dopo, l’Ansa 'traduce' e ribalta con questo titolo: «Belgio; stampa, cardinal Danneels presto da giudici. Sarà sentito su 'silenzi' su abusi sessuali Chiesa belga». Alla denuncia del ministro viene concessa una riga, l’ultima.
Ma il peggio deve ancora venire. 7 luglio, Repubblica: «Il cardinale nascose dossier sul 'mostro'». Corriere della sera: «Il dossier segreto su Dutroux nell’arcivescovado del Belgio». Stampa: «Foto del caso Dutroux tra le carte dell’Arcivescovado». Terribile, si lascia sospettare una qualche complicità. O almeno omertà della Chiesa con il tristemente famoso mostro di Marcinelle. In realtà ben tre dvd di documentazione erano circolati tra i giornalisti nel 2004; uno di questi era stato inviato all’Arcivescovado dal foglio satirico anglofono The Sprout, finendo poi negli scantinati, dove l’avrebbe trovato la polizia. Una bufala; ma nessun giornale rettificava.
Ma lo volete il peggio del peggio? Ieri, il Giornale: «Nel computer del cardinale c’è la foto di una bimba nuda». Il Riformista: «Foto shock nell’inchiesta belga. Bimba nuda nel pc del Cardinale». Questi i titoli terrificanti. La foto però è stata scaricata automaticamente nei file temporanei durante una visita sul sito della televisione Vrt, spiegavano ieri dalla Procura, e faceva parte di una serie di istantanee legate ad un concorso per artisti dilettanti.
Vescovi 'sequestrati' per nove ore; tombe violate; foto per nulla segrete spacciate per tali; foto finite casualmente in un file temporaneo divengono ulteriore fango schizzato addosso al cardinale. Il quale mantiene una calma esemplare. Il suo portavoce, Hans Geybels, afferma che «si mantiene saldo come una roccia, con una atteggiamento di fermezza avendo la coscienza tranquilla». Sulla coscienza di chi, in queste ore, sta scientificamente martellando la Chiesa, operando una lucida disinformazione, preferiamo non fare commenti.

 
Fonte: Avvenire, 10 luglio 2010


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