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PER IL CORRIERE DELLA SERA IL LATINO E' INUTILE (MA FORSE E' INUTILE IL CORRIERE DELLA SERA...)
di Giacomo Samek Lodovici

Suona come una condanna implacabile nei confronti delle discipline umanistiche l’indagine anticipata ieri dal «Corriere della sera», condotta in Italia intervistando più di 1500 giovani che hanno terminato negli ultimi cinque anni gli studi nella scuola superiore: la letteratura, la filosofia, il greco e il latino sono decisamente svalutati e considerati inutili.
  Per l’Associazione Treelle, che ha svolto la ricerca, prevale di gran lunga l’apprezzamento per quelle materie che forniscono strumenti di comunicazione ed interazione col mondo e con gli amici.
  Ora, ognuna di queste discipline meriterebbe un’accorata difesa, ma ci soffermiamo sul latino, perché generalmente viene considerato (insieme col greco) la materia più inutile di tutte. Le seguenti riflessioni sul latino, peraltro, valgono in modo analogico anche per gli altri saperi umanistici. Ebbene, ciò che questi intervistati non sembrano aver colto (forse anche perché non sempre i loro docenti glielo hanno fatto comprendere) è che il latino ha una valenza molto alta.
  Per esempio - ed è persino ovvio ricordarlo ­ provengono dal latino molte parole italiane, straniere ed anche della terminologia scientifica: perciò chi padroneggia il latino solitamente mostra una maggiore competenza linguistica ed una maggiore propensione ad apprendere le lingue.
  Inoltre, il latino contribuisce a costituire una forma mentis molto preziosa, perché insegna la logica, sviluppa la memoria, la flessibilità mentale, fa esercitare la capacità analitica, insegna la sintesi. Insomma, lo studio del latino è molto utile perché promuove capacità di ragionamento che poi vengono tesaurizzate, spesso inconsapevolmente, in qualsiasi campo professionale.
  È vero che il latino non produce cose, opere, servizi, ma, per esercitare qualsiasi professione, bisogna saper ragionare ed il latino aiuta a farlo. Se ne sono accorti in Germania, dove il latino era stato tolto da molti curricula scolastici, mentre adesso è stato reintrodotto ed è oggi una delle lingue straniere più studiate dopo l’inglese ed il francese. Le autorità scolastiche hanno infatti appurato che gli studenti che avevano continuato a studiarlo facoltativamente conseguivano risultati migliori ed entravano più facilmente nelle facoltà universitarie a numero chiuso.
  Anche negli Stati Uniti, come ha scritto qualche mese fa l’«Economist», gli studenti universitari con più crediti, mediamente, sono quelli che hanno studiato le lingue classiche.
  Ancora, il latino permette di accedere direttamente (le traduzioni non rendono quasi mai esaurientemente gli originali) allo scrigno della letteratura e della filosofia dei Romani, alle loro riflessioni sulla felicità, sul senso della vita, sul bene/male, sull’uomo: non è forse sommamente utile cercare delle risposte, sia pur parziali, su questi temi?
  Infine (e l’inventario è incompleto), proprio la conoscenza dell’uomo è fondamentale in qualsiasi professione, dove è sempre utilissima la capacità di comprendere le persone (colleghi, superiori, dipendenti) e di interagire.

 
Fonte: Avvenire, 14 maggio 2009


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