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LE TORTURE A GUANTANAMO?
Talmente lievi che i musulmani non credono che sia vero...
di Ann Coulter

Senza neanche una parvenza di argomentazione, che i liberal non sono capaci di articolare per ragioni neurologiche, i media mainstream, a proposito dei metodi di interrogatorio, invero piuttosto delicati, utilizzati a Guantanamo, sostengono che si tratti di “torture” e che abbiano irrimediabilmente danneggiato l’immagine dell’America all’estero.
In realtà, solo la seconda di queste due illazioni è vera. Certamente la decisione del presidente di rendere pubblici i protocolli di interrogatorio del Dipartimento di Giustizia non ha giovato all’immagine dell’America all’estero, poiché ora ridono di noi alla grande tutti coloro che nel mondo sanno che cosa sia veramente la tortura. Gli arabi, poi, penseranno sicuramente che questi verbali siano fasulli.
“Che ci raccontate delle pillole in possesso degli americani che sarebbero capaci di trasformarci tutti in checche?”
Le tecniche usate contro i membri di al-Qaida più agguerriti, come Abu Zabaydah, includono la procedura terrificante nota come l’“attention grasp”. Secondo quanto riportato in tutto il suo orrore nei memorandum del Dipartimento di Giustizia, l’“attention grasp” consiste nell’ “afferrare il soggetto con entrambe le mani, una su ogni lato dell’apertura del colletto, con un’azione controllata e veloce.
Nell’ambito della stessa azione, il soggetto è condotto all’interrogatorio”. Finito!
Si dice che Dick “Darth Vader” Cheney, volesse vietare l’uso di mentine per l’alito agli inquirenti prima che ponessero in atto la procedura, ma che il Dipartimento di Giustizia abbia ritenuto la cosa troppo crudele.
E non è tutto! Perché i tormenti devono aumentare a poco a poco, al gradino successivo troviamo il “walling”:il terrorista viene spinto contro una parete elastica, nel mentre il suo “capo e il suo collo sono trattenuti da un cappuccio arrotolato o da un asciugamani che funge da collare anatomico per prevenire colpi di testa”.
Nei parchi giochi con le montagne russe, ci sono persone che pagano per venire sottoposti a trattamenti ben più bruschi di questi. Del resto con questi muri di plastica e questi collari soffici, il “walling” sarebbe la prima tecnica di tortura al mondo che è stata perfezionata grazie alla Fisher-Price, [la casa che produce giocattoli per l’infanzia N.d.T.].
I protocolli osservano minacciosamente che il walling non produce alcuna sofferenza, e che tuttavia incute paura perchè fa assai rumore: “La finta parete è costruita apposta perché all’impatto provochi un rumore fragoroso, col conseguente effetto di shock e di sorpresa”(!!!).
Se avete bisogno di qualche istante per riprendervi da tutto questo orrore, prendetevi una pausa prima di continuare a leggere. Potrebbe risultare utile un impacco freddo sulla fronte, a patto di non farlo gocciolare: rischiereste di sottoporre voi stessi al “waterboarding”.
Se pure fossero ispirate allo sketch comico sull’Inquisizione Spagnola di Monty Python, le tecniche di interrogatorio della CIA non potrebbero essere più esilaranti.
Cardinale! Colpiscila con i cuscini imbottiti!...
Uhm! Ha una tempra più forte di quanto credessimo! Cardinale Fang!
Vada a prendere La SEDIA CONFORTEVOLE!
Credi di essere forte perché hai resistito ai cuscini imbottiti. Bene, adesso vedrai. Biggles! Mettila sulla Sedia Confortevole!
Ora, resterai seduta nella Sedia Confortevole fino all’ora di pranzo e, per quanto riguarda il caffè, ne avrai una sola tazza alle 11.
Sul gradino successivo della scala della tortura (quella di Guantanamo, non di Monty Python) troviamo l’ "insult slap" [lo schiaffo con le sole dita sulla guancia N.d.T], pensato per non provocare di fatto alcun dolore fisico, ma che prevede che l’inquirente invada “lo spazio personale del soggetto”
Se non funziona, l’inquirente si fa vedere il giorno successivo vestito con la stessa divisa del detenuto (che imbarazzo).
Vi risparmierò gli altri particolari agghiaccianti di queste ridicole tecniche di interrogatorio della CIA e passo immediatamente alla penultima “tortura” del loro repertorio: il “caterpillar”.
Nella sua indicibile brutalità, un innocuo bruco è posto nella cella del terrorista. Il Dipartimento di Giustizia ha esplicitamente negato l’assenso alla richiesta degli inquirenti di poter ingannare il terrorista dicendogli che l’insetto fosse dotato di pungiglione.
Tra i vari gruppi che si battono per i diritti umani, qualcuno ha sostenuto che l’essere rinchiusi in una cella con un bruco vivo è “brutale”, altri “straziante”, poi ci sono, naturalmente, anche quelli per cui la cosa è “adorabile”.
Se il terrorista riesce a sopravvivere all’espediente del bruco che non punge, il più diabolico dei metodi di tortura mai concepiti dalla mente umana che non comprenda anche la visione forzata di “The view” [trasmissione televisiva del mattino paragonabile al nostro Verissimo N.d.T.] – gli agenti della CIA hanno ancora un sadico asso nella manica.
Non mi è permesso divulgare ogni dettaglio. Posso solo fare memoria del nome di questa pratica veramente terrificante: “la coccinella”.
Siamo finalmente arrivati alla più barbara delle tecniche di interrogatorio a Guantanamo: il “waterboarding” che è solo un tantinello più rude della Sedia Confortevole.
Nel corso degli ultimi trent’anni, decine di migliaia di nostri soldati sono stati sottoposti al waterboarding, che è parte integrante del loro addestramento. Solo, però, quando vi è stato sottoposto Khalid Sheikh Mohammed – la mente dietro l’attacco dell’11 Settembre all’America – le coscienze dei progressisti si sono turbate.
Lo shock deriva forse dal fatto che non riuscivano a immaginare come Joey Buttafuoco fosse finito a Guantanamo [si tratta di un personaggio protagonista nel 1992 di un fattaccio di cronaca, dal cognome particolarmente buffo per gli statunitensi, che viene tirato in ballo nei contesti più imprevedibili nei programmi di intrattenimento].
Come combattenti non in uniforme, secondo le leggi di guerra, ognuno dei detenuti a Guantanamo sarebbe potuto andare incontro a un’esecuzione sommaria sul  campo.
E invece di un colpo da arma da fuoco, diamo loro sedie confortevoli, avvocati gratis, cibo migliore di quello servito alle nostre truppe nelle grotte in Afghanistan, tappettini per la preghiera, attività ricreative, assistenza sanitaria di primo livello – quella di cui si è giovato, ad esempio, un terrorista che, una volta rilasciato, è potuto tornare a combattere per la jihad forte di una costosa gamba artificiale che gli è stata fornita a Guantanamo coi complimenti dei contribuenti americani. Solo tre terroristi – che, lo ripetiamo, avevamo il diritto di uccidere all’istante – hanno subìto il waterboarding, una tecnica pericolosa quasi quanto lo “snowboarding”, che notoriamente causa un dolore fortissimo alle natiche e circa dieci morti ogni anno.
Gli esseri umani normali – specialmente quelli che sono coetanei di mio fratello maggiore Jimmy – non possono leggere i protocolli di questi interrogatori senza mettersi a ridere.
Ad Al-Jazeera non credono che questi protocolli siano veritieri. I musulmani li leggono e dicono:
È QUESTO TUTTO QUELLO FANNO? Noi lo facciamo per abitudine, lo facciamo ai nostri amici.
Ma il New York Times è pieno di persone che si indignano perché vivono in un paese che mette bruchi nelle celle dei terroristi.

 
Fonte: 29 Aprile 09


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