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COSA PENSA LA SANTA SEDE DELL’USO DELL’ENERGIA NUCLEARE?
di Antonio Gaspari

Il 24 febbraio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l'accordo di cooperazione nel campo dell'energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf.  L'intesa prevede tra l'altro la collaborazione tra le due aziende per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020. In seguito a questa notizia, al Parlamento, sui mezzi di comunicazione, ma anche nei bar, nelle piazze si è scatenata un vivace dibattito sull'opportunità o meno di utilizzare la fonte nucleare per produrre energia elettrica.
E' interessante notare come, nonostante la maggior parte degli interlocutori si sia sentita di intervenire per tutelare quello che è il bene comune, nessuno abbia chiesto il parere a chi sulla difesa del Bene Comune ha sviluppato e codificato una Dottrina Sociale, cioè la Santa Sede. La Chiesa cattolica ha un autorità riconosciuta sulle questioni religiose, ma anche in campo sociale il suo magistero rappresenta uno dei punti più avanzati in termini di saggezza, lungimiranza, attenzione e impegno per il bene comune.
La domanda è quindi d'obbligo: come valuta la Santa Sede l'utilizzo e lo sviluppo dell'energia da fonte nucleare? A questa domanda specifica il cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in occasione della presentazione del Messaggio del Pontefice Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2007, ha risposto che « La Santa Sede è favorevole e sostiene l'uso pacifico dell'energia nucleare» mentre ne avversa l'utilizzo militare.
In ogni occasione in cui i Pontefici o i rappresentati del Vaticano sono stati interpellati, si sono sempre opposti all'utilizzo militare del nucleare, mentre hanno sempre sostenuto l'utilizzo pacifico per la produzione di energia elettrica. Il Presidente del Dicastero vaticano ha ricordato che quando fu fondata l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica a Vienna  (AIEA) i promotori chiesero che la Santa Sede fosse tra i fondatori. «Scopo dell'Agenzia - ha aggiunto - è quello dell'uso pacifico dell'energia atomica, e la Santa Sede come membro di questa agenzia aderisce all'uso pacifico dell'energia nucleare». Il porporato ha tenuto a precisare che le migliaia di testate nucleari ad uso militare, una volta smantellate potrebbero essere utilizzate per alimentare centrali nucleari ad uso pacifico utili e necessarie allo sviluppo dei paesi più poveri. In questo contesto il Cardinal Martino ha rilevato che «la Russia ha deciso di smantellare 20.000 testate nucleari e gli Stati Uniti 8.000. Una volta smantellate queste testate resta il combustibile nucleare che potrebbe essere usato o venduto per alimentare centrali elettriche nucleari».
Il Cardinale ha poi fatto presente che «ci sono dei volenterosi e delle organizzazioni umanitarie che propongono di utilizzare questa energia a beneficio dei sottosviluppati», o con la costruzione di centrali elettriche nucleari o con la messa a disposizione di questo combustibile a Paesi che già possiedono tali centrali e il cui ricavato della vendita potrebbe quindi essere investito nello sviluppo dei Paesi poveri. Nel corso di un intervista concessa alla Radio Vaticana (primo agosto 2007) il cardinale Martino ha chiesto: «Poste le esigenze della massima sicurezza per l'uomo e per l'ambiente, e sancito il divieto dell'uso ostile della tecnologia nucleare, perché precludere l'applicazione pacifica della tecnologia nucleare?» ed ha aggiunto: «In campo medico sono noti i possibili benefici derivanti dalla radiologia nucleare; nel settore agricolo studi AIEA tendono a dimostrare come la tecnologia nucleare possa favorire l'agricoltura. Il settore che preoccupa di più sembra essere quello energetico. Tuttavia, assicurata la sicurezza degli impianti e dei depositi; regolati in maniera severa la produzione, la distribuzione e il commercio di energia nucleare, mi sembra vi siano i presupposti per una politica energetica "integrata"(...). Inoltre, aprire un dibattito sereno e pubblico sull'energia nucleare sembra quanto mai utile in questo momento storico nel quale gli stati prendono sul serio questa fonte di energia. Escludere l'energia nucleare per una questione di principio, oppure per la paura dei disastri potrebbe essere un errore e in alcuni casi conduce ad effetti paradossali. Si pensi all'Italia che nel 1987 ha abbandonato la produzione di energia nucleare; ma che oggi importa la stessa energia nucleare dalla Francia ed esporta centrali nucleari all'estero mediante società a capitale pubblico. In definitiva, è necessario e doveroso valutare con la massima prudenza la possibilità di un uso pacifico della tecnologia nucleare. Questo, tuttavia, nella consapevolezza che le opere dell'ingegno umano, quindi anche le conquiste nel campo nucleare, vanno poste al servizio della famiglia umana. La tecnologia può essere un male per il cattivo uso che se ne può fare, e non un male in quanto tale».
Il punto di vista della dottrina sociale della Chiesa sull'energia nucleare trova conferma, sostegno e continuità dalle dichiarazioni dei pontefici da Giovanni XXIII fino a Benedetto XVI. Giovanni XXIII nella Mater e Magistra (15 maggio 196) parla della scoperta dell'energia nucleare e della <<crescente sua utilizzazione ad usi civili>>. Il Pontefice Paolo VI nel suo intervento alle Nazioni Unite svolto il 24 maggio del 1978, dopo aver respinto l'armamento nucleare, disse: <<Nello stesso tempo si dovrà trovare il modo di rendere accessibili a tutti i popoli le incalcolabili risorse dell'energia nucleare per il loro uso pacifico>>. Circa il dibattito sull'energia nucleare, Giovanni Paolo II ha affermato il 15 giugno 1982 in un discorso al CERN: " La Santa Sede ha un rappresentante permanente presso l'Agenzia Internazionale dell'energia atomica a Vienna per manifestare il suo interesse verso l'utilizzazione pacifica  e sicura dell'energia nucleare....Incombe in modo particolare promuovere l'informazione in questo settore da parte dei responsabili dell'applicazione tecnica". E Benedetto XVI  prima della recita dell'Angelus il 29 luglio 2007, in occasione del 50° anniversario dell'entrata in vigore dello Statuto dell'A.I.E.A., l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, istituita con il mandato di "sollecitare ed accrescere il contributo dell'energia atomica alle cause della pace, della salute e della prosperità in tutto il mondo ha chiarito:  <<La Santa Sede, approvando pienamente le finalità di tale Organismo, ne è membro fin dalla sua fondazione e continua a sostenerne l'attività. I cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi 50 anni evidenziano come, nel difficile crocevia in cui l'umanità si trova, sia sempre più attuale e urgente l'impegno di incoraggiare la non proliferazione di armi nucleari, promuovere un progressivo e concordato disarmo nucleare e favorire l'uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell'ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate>>

 
Fonte: 4 marzo 2009

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