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ORA DI RELIGIONE CATTOLICA OBBLIGATORIA: L'INTELLIGENTE PROPOSTA DEL VENETO
di Daniele Passanante

In Veneto l'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan propone l'insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole della Regione e l'insegnamento di altre due materie: Storia del territorio e cultura del lavoro. Perché? Lo abbiamo chiesto direttamente a lei.
Cosa pensa che si debba insegnare nell'ora di religione cattolica?
Oggi è facoltativa, chi non fa l'ora non fa nulla e rimane all'interno della scuola. Per parlare di educazione civica a scuola bisogna parlare anche di religione. L'ora di religione è già adesso un'ora di umanesimo. Quello che dico è che vorrei che l'ora di religione o le ore che ci saranno, siano inserite nel più ampio orario legato all'educazione civica italiana, non solo la Costituzione ma anche l'educazione. La nostra società italiana, lo diceva Benedetto Croce, laico e ateo, non può che dirsi cristiana, l'intero percorso culturale è intriso da millenni di storia cristiana. Se pensiamo alle nostre regole del vivere civile le riconosciamo come cristiane. La scelta confessionale è libera, ma affrontare la religione a scuola significa parlare di educazione civica.
Essendo obbligatoria, come dovrebbero comportarsi i genitori di bambini di altre religioni o atei? Devono seguire le lezioni anche i bambini ebrei?
Non è un approccio confessionale, non li si porta in chiesa, non gli si fa fare la comunione. Lo studio della religione cattolica è da inserirsi in un ambito più ampio. Perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni, in Italia da sempre anche se non lo vogliamo riconoscere questi principi non derivano dal giusnaturalismo, ma dalla religione cristiana.
Non ritiene che il provvedimento possa essere anacronistico, tenuto conto del fatto che l'Italia non ha più una religione di Stato dal 1984?
Non stiamo parlando di religione di Stato. A scuola studiamo la Storia o la letteratura. E studiamo la Storia e la letteratura "italiana". Quindi lo studio della religione deve essere lo studio prevalente della religione dello Stato in cui si è. Un riconoscimento a ciò che è il nostro vivere sociale, ciò che regola il nostro comportamento civile e sociale legato ai principi della religione cristiana.
Assessore Donazzan, cosa prevede inoltre il suo ddl?
Il progetto di legge a cui stiamo lavorando prevede alcune questioni importanti. Intanto maggiori competenze da parte delle regioni non solo nell'organizzazione ma anche nella gestione della scuola, nelle strutture periferiche del ministero dell'Istruzione. Il 20% di orario destinato alle autonomie scolastiche si dovrà tradurre in una conoscenza della regione o di materie legate all'ambiente regionale. Ecco perché ho parlato di inserire la Storia del territorio (con anticipazioni che ho già dato, promuovendo la conoscenza della storia dell'Istria e della Dalmazia), che ha avuto una forte attinenza rispetto alla storia italiana ed europea e l'altra materia sarà la cultura del lavoro, con approfondimenti sia sotto l'aspetto della cultura imprenditoriale sia dell'umanesimo del lavoro. Inoltre ho proposto la previsione di quote, un limite massimo per classe, per gli studenti extracomunitari così da distribuire in modo equilibrato la presenza di bambini extracomunitari. Diversamente i genitori iscrivono i propri figli in un'altra scuola generando di fatto scuole-ghetto. Il diritto-dovere all'iscrizione vale per tutti italiani e non italiani regolarmente qui, se non lo governiamo, si governerà da sé e rischieremo di avere classi con soli bambini extracomunitari.

 
Fonte: fonte non disponibile, 5 settembre 2008

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