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LA RUSSIA È IN GUERRA: DOVE SONO I PACIFISTI? FORSE IN FERIE...
Le lunghe ferie dei pacifisti.
di Aldo Vitale

Tra il riposo d'agosto da un lato e il calo del prezzo del petrolio dall'altro, tra la calura quotidiana attenuata sulle spiagge di tutta Italia da una parte e i successi dei nostri atleti a più di 8 mila chilometri di distanza dall'altra, tra i vaniloqui di Famiglia Cristiana per un verso e le prese di distanza del Vaticano dal settimanale catto-comunista per l'altro, un silenzio anomalo serpeggia in un settore della tribuna dell'opinione pubblica militante ed ideologizzata che normalmente è in perenne fermento, costante subbuglio, febbrile agitazione. Presenti e rumorosi sempre, in ogni momento, accaniti, organizzati e incredibilmente repentini nelle mobilitazioni, ma adesso sembrano scomparsi: forse in vacanza anche loro?
Ci avevano abituato a giorni, o ad intere settimane a volte e addirittura, di proteste, sit-in, occupazioni di strade, ferrovie, imbocchi autostradali, porti; ci avevano assuefatti agli scontri criminali con le forze dell'ordine, agli insulsi manifesti, agli osceni striscioni, agli acuti dei fischietti, ai megafoni urlanti, alle puerili bandiere multicolore, alle ambasciate presidiate, alle basi militari circondate, agli slogan vergognosi come «10, 100, 1000 Nassirya», ma adesso probabilmente saranno in ferie. In altre occasioni - occorre ricordarlo - avevano detto che la guerra è sempre e comunque un male; avevano assicurato che non c'erano pregiudizi ideologici nel loro operare, nel loro protestare, nel loro manifestare; avevano garantito che oggi si lotta contro la dottrina imperialista degli Usa, ma domani si sarebbe lottato contro quella degli altri, qualora vi fossero stati altri guerrafondai; avevano giurato «guerra alla guerra» sempre e comunque poiché la pace, l'autodeterminazione dei popoli, la libertà e la sovranità degli Stati sono i beni supremi e fondamentali per la democrazia mondiale; avevano coinvolto persone di ogni estrazione sociale, di ogni credo, di ogni continente; avevano il sostegno di scrittori, filosofi, registi, poeti, attori, cantanti, sacerdoti, docenti universitari, sindacati, giornalisti, associazioni umanitarie, politologi; avevano detto che bisognava essere tolleranti e non violenti mentre bruciavano cassonetti, mentre divellevano pezzi di strade, mentre aggredivano i McDonald's, mentre calpestavano e incendiavano le bandiere degli Stati Uniti e di Israele. Ma ora?
Adesso, in questi caldi, ma bui giorni di mezza estate, in cui al rilassante chiacchiericcio delle onde in riva al mare si sovrappongono i cupi boati delle artiglierie, in cui al tonificante calore estivo si sostituisce la fatale arsura degli incendi degli edifici bombardati, in cui al riso spensierato d'un bambino che gioca in spiaggia si antepone il pianto dei profughi in fuga dal teatro delle operazioni belliche russe, cioè quasi tutto il territorio della Georgia, coloro che hanno sempre detto che si dovrebbe urlare la pace più di quanto rombino i cannoni, adesso, miseramente, spudoratamente, incredibilmente, tacciono. Ai pianti e alle grida di morte, ai singhiozzi dei mortai, ai sibili dei missili, ai tuoni delle esplosioni si contrappone il silenzio ancor più terrificante dei pacifisti.
Che fine hanno fatto? Dove sono? Ce ne sono ancora? Se sì, dove? Chi li ha visti? Cosa stanno facendo? Sono stati avvisati del massacro georgiano? Perché tacciono? Sono forse disinteressati? Sono forse troppo impegnati con, anzi, contro le altre guerre? Forse le guerre degli Usa, come le chiamano loro, lasciano troppo poco tempo da dedicare a quelle degli altri, come a quelle della Russia? Forse anche il pacifismo ha le sue due settimane di ferie garantite all'anno? Forse l'intera intellighenzia pacifista di sinistra, i cui dirigenti un tempo trascorrevano le vacanze d'agosto nelle dacie sovietiche sulle rive del Mar Nero, non si vogliono sbilanciare con chi, come Mosca, fino a poco più d'un decennio addietro rappresentava non solo l'alleato politico, ma la guida ideologica? O forse sono tutti a studiare cercando di comprendere come sia stato possibile che un uomo di destra (cioè della parte politica per definizione oppressiva, imperialista e malvagia) come Sarkozy sia intervenuto personalmente ed immediatamente per il rispetto del «cessate il fuoco»?
Forse sono tanto sorpresi di vedere che anche Mosca scatena i suoi cingoli divoratori per accaparrarsi le arterie euro-asiatiche che ossigenano di energia il Vecchio Continente? Forse sono annichiliti nel vedere che i loro teoremi, le loro costruzioni, le loro teorizzazioni sull'imperialismo americano, sul fascismo occidentale, sulla guerra di Bush per il petrolio, erano tutte parziali o addirittura false? Forse sono attoniti ed ammutoliti per qualcuna di queste ragioni? O forse, peggio, quando le guerre non prevedono un diretto coinvolgimento degli Stati Uniti non occorre auspicare il ripristino della pace? E se in tutto questo desolante silenzio, l'unica voce per il rispetto della libertà e della sovranità della Georgia, l'unica protesta per i massacri, l'unica manifestazione di indignazione per l'occupazione militare arbitraria in violazione di tutte le regole del diritto internazionale, fosse proprio quella di Wasghington? Forse per questo i pacifisti tacciono?
Ci piacerebbe sapere dove si trovano i pacifisti, italiani soprattutto, quelli che vengono indottrinati nei centri sociali, nei collettivi studenteschi scolastici ed universitari, quegli stessi pacifisti che normalmente sono dimentichi dei 60 conflitti sparsi per il globo e che ricordano soltanto quelli in cui vi è una operatività bellica degli Stati Uniti, quegli stessi, insomma, che ora non conoscono, o peggio, non sostengono, l'emergenza di pace e di libertà di cui in queste ore necessita la Georgia.

 
Fonte: fonte non disponibile, 19 agosto 2008


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