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CINA: LICENZIATI DOPO 10 ANNI, ORA COLTIVANO
di Bernardo Cervellera

Nong Xiumei, 36 anni, e suo marito Zhao Zhengrong, 39, hanno lavorato per oltre 10 anni nel delta del Fiume delle Perle, presso Shenzhen. Fino a pochi mesi fa i ritmi erano pesanti: 12 ore di lavoro, pochissime vacanze. Ma l’azienda di scarpe in cui erano occupati ha chiuso perché mancavano ordini dall’estero. Dapprima sembrava che, oltre al lavoro, avrebbero perso anche il salario arretrato. Poi il governo locale è intervenuto e sono riusciti a portare un po’ di denaro a casa. Ora dovranno vivere con 200 yuan (20 euro) al mese lavorando la terra. Non hanno pensione o assegno di disoccupazione. In altre province i governi locali hanno venduto i terreni del villaggio per far costruire nuovi impianti industriali (e intascare il denaro). Ora le industrie stentano e non vi è terra coltivabile.
Nel Guangdong almeno altri 8 milioni di migranti sono stati licenziati. Ma alcuni hanno provato a lottare. A Dongguan, lo scorso novembre, duemila operai hanno occupato la fabbrica di giocattoli Kaida, distruggendo gli uffici e attaccando la polizia. L’azienda, senza commesse, ha deciso di ridurre del 25% le paghe e si appresta a licenziare. A Dongguan, fino all’anno scorso, si assumeva con stipendi fino a 1000 yuan al mese. Oggi vi sono cartelli con scritto: «Fabbrica in vendita».

 
Fonte: 15 gennaio 2009


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